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- COLOMBANO ROMEAN | itinerari valsusa
Colombano Romean: l’uomo che scavò – da solo – un Traforo Alpino by GIAN MARIO MOLLAR Da queste parti lo chiamano semplicemente “il pertüs”, il buco. A prima vista, sembra soltanto una macchia d’ombra sul fianco della montagna di Chiomonte, una piccola breccia scura tra i colori autunnali che tingono i prati e i larici. Poco sopra, sulla destra, si stagliano contro il cielo i quattro torrioni calcarei della cima dei Quattro Denti, chiamata così, si dice, per commemorare la scarsa dentatura di un prevosto locale del 1400, Giovanni di Bigot. Più oltre, il profilo grigio del monte Rocciamelone, acuminato come una zanna. Il fondovalle è cancellato da una coltre di nebbia. Colombano Romean: l’uomo che scavò – da solo – un Traforo Alpino – Vanilla Magazine In un paesaggio così maestoso, il traforo che Colombano Romean scavò cinquecento anni fa sembra quasi un dettaglio insignificante, eppure quel “buco” a duemila metri di altitudine è una testimonianza storica di grande valore, una storia da raccontare. La targa di bronzo al suo ingresso la riassume brevemente, non senza un tocco di solennità: “Colombano Romean chiomontese, sul principio del secolo XVI ideò e solo compì in VIII anni questo traforo, pel quale conducendo a Chiomonte e ad Exilles le acque di Touilles, queste balze sterili e deserte in contrada fertile trasformava”. La storia del “Pertus” è tutta racchiusa in questa scarna lapide: eADV Un buco nella montagna, fatto da un uomo solo per otto lunghi anni, dal 1526 al 1533 Colombano era nato in Val di Susa, nella frazione Ramats, proprio ai piedi del luogo in cui sorge il traforo, ma trascorse buona parte della sua vita come minatore nelle miniere della vicina Provenza. Tornato nella valle, quando ormai aveva più di cinquant’anni, gli venne offerta la possibilità di compiere un’opera ritenuta all’epoca quasi impossibile: Perforare la montagna, per portare l’acqua del torrente Touilles dal versante opposto della Val Clarea nei pascoli aridi, esposti a meridione, della Val di Susa In precedenza, l’impresa era già stata tentata da altri, ma la difficoltà di perforare la dura roccia calcarea aveva fatto sì che venisse ben presto abbandonata. “Lei deve sapere che farmi avanti quando tutti si fanno indietro a me è sempre piaciuto, e mi piace ancora”. Le parole sono tratte da “La chiave a stella” di Primo Levi, ma si adattano bene al personaggio – o almeno a come ci piace immaginarlo. Di fatto, quello intrapreso e portato a termine da Romean non è il primo traforo alpino mai compiuto. Il primato spetta infatti al cosiddetto “Buco di Viso”, scavato tra il 1479 e il 1480 per mettere in comunicazione la regione francese del Queyras con la confinante Val Po. Le due opere, tuttavia, sono profondamente diverse, sia per la funzione – il buco di Viso serviva a consentire il passaggio di persone e il trasporto di merci, per questo viene anche detto “Galleria del Sale”, mentre quello di Romean è un’opera idraulica – che per la lunghezza: se il primo è lungo “soltanto” 75 metri, quello scavato da Colombano si protrae per quasi mezzo chilometro, 433,20 metri. eADV I dettagli ci vengono raccontati in quattro atti notarili, rinvenuti presso una famiglia del villaggio sottostante e successivamente pubblicati e tradotti, nel 1879, da Felice Chiapusso. Nel più significativo, intitolato “Conventio facture aqueducti de Tulliis inter habitantes de Celsis et Ramatis cum Columbano Romeani”, si incarica il minatore di scegliere tra due possibilità: riprendere l’opera già iniziata oppure di iniziare un nuovo traforo. Colombano sceglierà di continuare il primo traforo. Siccome l’opera viene commissionata tanto dagli abitanti della Ramats che da quelli del paese sul versante opposto, Cels, entrambe le parti si impegnano a fornire tanto il vitto per il lavoratore (vino e segale) quanto gli strumenti per compiere l’opera, ovvero martelli, picconi e scalpelli. Oltre a ciò, i committenti erano tenuti a fornire anche una baracca, una botte e l’olio necessario per l’illuminazione della galleria. Nella baracca, costruita all’imbocco della galleria, c’era una botte per il vino e una madia per contenere il pane. Se Colombano avesse avuto bisogno di un aiutante, le quantità stabilite sarebbero state raddoppiate, ma se avesse deciso di assumerne un terzo, quest’ultimo sarebbe stato a sue spese. In ogni caso, Colombano farà tutto da solo, con il solo aiuto di un mulo, per trasportare le macerie, e di un cane, che – si dice – veniva spedito a valle con una sorta di basto per risparmiare al padrone il tempo di scendere per i rifornimenti. eADV Nell’atto notarile, redatto dal notaio di Chiomonte Jean Rostollan, si fissa anche il compenso: “cinque fiorini di moneta corrente ciascuno dei quali vale dodici soldi, per ogni tesa (circa due metri) di detto acquedotto”. Ma se l’opera non dovesse venire portata a termine, Colombano dovrà pagare un’ammenda superiore, di otto fiorini per ogni tesa già pagata e di ben venti fiorini per ogni tesa ancora da scavare. Data l’altitudine – siamo a 2019 metri sul livello del mare – il minatore è costretto a interrompere ogni anno gli scavi durante i rigori dell’inverno, per riprenderli poi la primavera successiva. È ancora oggetto di dibattito se gli scavi siano iniziati dalla Val Susa o dall’altro versante della montagna. In ogni caso, è difficile immaginare la fatica che ha dovuto affrontare quest’uomo per scavare un cunicolo lungo mezzo chilometro, alto in media due metri e largo ottanta centimetri nel duro calcare. Per comprendere meglio, bisogna camminare in quel cunicolo, in una tenebra profonda, tanto lunga da sembrare quasi infinita, in cui ogni scanalatura nella roccia è il ricordo di un antico colpo di piccone o scalpello: un’impresa davvero titanica, per un uomo solo. eADV Si stima che avanzasse di circa venti centimetri al giorno, utilizzando come segnali per la direzione dei lumini allineati, dei quali, ancora oggi, si scorgono le nicchie lungo la galleria. Si dice che l’urina del mulo gli servisse per stabilire quale fosse la giusta pendenza del cunicolo per far colare l’acqua. A circa un terzo del cunicolo c’è uno sbalzo di più di mezzo metro, segno probabilmente di un errore di calcolo per far combaciare i due rami della galleria. In un cunicolo così stretto e profondo, l’aerazione naturale non è sufficiente: Colombano dovette servirsi di un mantice per immettere aria nel buco, probabilmente azionato con la forza idraulica del corso d’acqua. In otto anni di solitudine e sacrificio, Colombano compì l’opera, con maestria e cura esemplare, tanto da sopravvivere a quasi cinque secoli – fatta eccezione per pochi restauri. “L’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono”: le parole sono di nuovo di Primo Levi, ma Colombano doveva certamente conoscerne il significato più profondo. È proprio a questo punto che la storia sconfina nel mistero: si racconta che, una volta terminato il lavoro, Colombano sia scomparso nel nulla. La leggenda vuole che i valligiani, una volta resisi conto di dover pagare una piccola fortuna al minatore, preferirono assassinarlo. “La canzone di Colombano”, un bel romanzo giallo di Alessandro Perissinotto, sviluppa queste suggestioni dando vita a un intrigo avvincente tra storia e finzione. Secondo altre fonti, invece, Colombano venne infine pagato, e ad ucciderlo sarebbero stati i bagordi e le gran bevute per festeggiare il compimento della sua opera. Non ci è dato sapere con certezza come siano andate davvero le cose, ma ci auguriamo per lui che la seconda versione sia quella veritiera. eADV Per chi volesse vedere il Pertus e fare esperienza di questo angolo poco noto del Piemonte, il consiglio è di andare nel mese di settembre, quando la portata d’acqua è inferiore ed è più facile addentrarsi nella Galleria. Sono necessari, in ogni caso, stivali di gomma, buone torce e abiti impermeabili e spessi. Il punto di partenza per la camminata è la Ramats, frazione di Chiomonte. Di lì, si arriva al Pertus con una camminata di circa due ore e mezza e quasi mille metri di dislivello – durante i quali potrete comprendere perché il torrente Touilles si chiama anche “Tiraculo”. Il cunicolo si percorre agevolmente, anche se in alcuni punti – soprattutto all’inizio – è necessario procedere accovacciati. Quando siete dentro, prendetevi il tempo di analizzare le pareti, perché, oltre ai graffi del piccone di Romean, potrete trovare delle altre sorprese: oltre alle nicchie per ospitare le lucerne, ci sono qua e là dei basso-rilievi che riproducono dei volti e delle croci, ma per rilevarli dovrete fare attenzione. Una volta tornati alla luce del sole, dopo un percorso buio e un po’ claustrofobico che sembra non finire mai, vi aspettano i prati e i cieli da sogno dell’altra vallata, dai quali potrete raggiungere le sagome inconfondibili dei Quattro Denti (che in realtà sono ben di più) e tornare, con un percorso ad anello, all’ingresso della galleria. COLOMBANO ROMEAN
- IN AUTO | itinerari valsusa
IN AUTO ON THE NAPOLEONIC ROAD OF MONCENISIO Colle del Moncenisio (in French Col du Mont Cenis) is a pass in the Cottian Alps that connects Susa and Turin with the French department of Alta Moriana (Haute Maurienne) in Savoy. During the winter the snow is not cleared from the pass which is a natural park. Towards the end of May the snow melts and the pass becomes passable. In ancient times, in the center of the pass there was a natural lake much smaller than the current one. A first dam was built in 1921 and in 1968 the large basin that we can see now was built. The building where the insiders resided, in the Gran Croix area, was transformed into a hotel restaurant with the name Hotel Malamot. The lake feeds the Enel hydroelectric plant in Venaus in Val di Susa and the French one of the Edf (Électricité de France) in Villarodin. Sign of the Colle del Moncenisio This Savoyard territory was disputed between the abbey of Novalesa and the diocese of Turin and Susa. From a geographical point of view it is located on the Italian territory. In fact, the waters of the artificial lake of Moncenisio flow into the river Cenischia which descends into the Val di Susa and is a left tributary of the Doria Riparia which flows into the river Po. Rhone. But in 1947, due to the war damage caused by the Italy that it had lost, France obtained in the Treaty of Paris that the whole plateau where the lake is now located was annexed to the Auvergne-Rhône-Alpes region. On the hill you can see the remains of the old border and the current customs office. French customs Customs has been closed for a long time. Until recently, people came and went from France without being stopped. It is now manned by the French gendarmerie who stop migrants as they try to enter France from the crossing. Benedictine Abbey of Saints Peter and Andrew in Novalesa The Colle was also claimed by the village of Ferrera Cenisio for the control of the pass and the exploitation of the woods and pastures. At the foot of the hill, in Italian territory, stands the Novalesa abbey which was founded in the eighth century. It is located in the municipality of Novalesa on the old via regia which was used by pilgrims to cross the pass. In some places it coincides with the Via Francigena, that is the "road of the Franks", the pilgrims who from Northern Europe went on pilgrimage to Rome. Some continued on to Brindisi, where they embarked for the Holy Land. Venaus Lanslebourg Forts of Esselion NOVALESA - A must-do itinerary. Even today the town is built in front of theNovalesa Abbey , which in its splendid isolation in the middle of the meadows on the west side of the Val Cenischia , for thirteen centuries it has been the cornerstone of the life of the town. A street village With its typical alpine architecture, Novalesa is a street village built around the Via Maestra, part of the ancient road of France that from the Middle Ages (with the foundation ofNovalesa Abbey by i Franks in 726) in the 19th century led to the Colle del Moncenisio The passage of the international road made the town of Novalesa and its inns an essential stopover at the foot of the pass, decreeing its economic fortune and leaving valuable Alpine works of art on site. Foot of the Mountain Between the 12th and 13th centuries, on the busy Via Francigena, at the base of the alpine pass of the Moncenisio an ecclesiastical building that existed before the parish church and now deconsecrated was already referred to as S. Maria ad Pedem Montis Cenisii, or S. Maria de Pedemontio. There are several interesting places in this town in the Cenischia valley. Novalesa Abbey Among the meadows in front of the town stands theNovalesa Abbey , dating back to 726 AD and surrounded by ancient chapels placed among the meadows. Founded by the Franks at the foot of Colle del Moncenisio serving the Via Francigena, has recently been restored and houses, in addition to the valuable frescoed chapel of S. Eldrado (11th century, with a double cycle on Eldrado and su_cc781905-5cde-3194-bb3b- 136bad5cf58d_St. Nicholas of Bari , one of the earliest examples in Western Europe), internationally known, an archaeological museum and a book restoration museum. The burial of a man accompanied by a shell was found at the Abbey, probably a returning pilgrim da Santiago de Compostela [6] . Antoine de Lonhy (workshop), polyptych of the Nativity, c. 1500 (Novalesa, church of S. Stefano) Parish Church of Santo Stefano The parish church of Santo Stefano in the town center with the diocesan museum of sacred art hosts works from the eighth to the eighteenth century, partly coming from the suppression of the Novalesa Abbey. Ethnographic Museum The small local ethnographic museum is located along the Via Maestra formerly traveled by pilgrims of the Via Francigena and by merchants. Inside it preserves objects and environments typical of the rural civilization that characterized the village until the whole of the twentieth century. Novalesa, rock engraving Rock engravings As evidence of the ancient frequentation of the place and its alpine pastures, there are numerous rock engravings on site. Medieval inn House of frescoes The House of frescoes recently recovered by the municipality that acquired it as a municipal heritage, is a former medieval inn with a well-preserved double internal environment. Only one other case is known in the Alps of a preserved environment of this type, in Val Pusteria , in addition to a citizen a Moncalieri [ Probably to be identified with the Locanda della Croce Bianca mentioned in documents starting from the 14th century, it has frescoes on the facade with the coats of arms of the European regions of origin and destination of the patrons of the inn[8] , stage point of the Via Francigena , variant of Moncenisio e which exploited the location of the country at the base of the Colle del Moncenisio . Internally, the House has geometric fresco decorations with writings left by the patrons over time. During the restoration, the writing of a pilgrim of Polish origin was found. Lanslebourg LANSLEBOURG - FRANCE STRONG IN THE ESSELION Once arrived, you can go down the valley to the left and arrive at the Esselion Forts. The Esseillon Barrier or Esseillon Forts is a series of five fortifications built in the 19th century on a rocky spur that blocks the high valley of theArc , on the municipality of Aussois (Valley of the Maurienne , to six kilometres upstream of Modane ), to protect Piedmont from a possible French invasion. It includes four forts and one forts, which bear the names of members of the Savoy family. Forte Maria Cristina: it was one of the two points at the northern extremes of the entrenched camp. It held the Aussois plateau and the Maurienne valley up to Modane under fire. Today it has been completely restored and houses a hostel and a hotel Forte Carlo Alberto: it was the other stronghold of the entrenched camp to the north, holding the Aussois plateau is also under fire. Its construction was never completed. Forte Carlo Felice: located in close protection of the Vittorio Emanuele Fort and the Esseillon hill it was the only fort partially dismantled by the French following the clauses of the Treaty of Turin. Today it is in ruins. Forte Vittorio Emanuele: it was the most important work of the entire complex, it could accommodate a garrison of 1500 men and was the headquarters of the command of the square, the hospital and the church. Extended on several levels, with a difference in height of over 150 meters, it kept the road to Mont Cenis as well as the lower valley under fire. They are in progress restoration work and is open to the public. Reduced Maria-Teresa: the only work placed on the left bank of the Arc had the task of close defense of the bridge over the Nant stream. Today it has been completely renovated and houses a bar and a museum. The construction technique is the same as that of the Piedmontese forts of Exilles, Bard, Vinadio. A drawbridge allows the passage over the thirty meter wide moat at that point. All gunboats are equipped with cross vaults supported by mighty columns. The dimension of the work allowed the presence of a large number of soldiers, there were also two ovens, with a capacity of 250 rations of bread each; the governor's palace, which is the longest barracks; barracks for soldiers e a prison; in 1859 the fort had 88 gunboats of which 35 in casemates; now there are 41, evidently new gunboats have been opened after the annexation to France. The fort can be visited, some parts have been restored, others are closed and unsafe. Reference site: https://www.savoie-mont-blanc.com/offre/fiche/les-forts-de-l-esseillon/336706 VAL D'ISERE Arrived at the Fort to return to Italy, you can continue towards Modane and make the Frejus Tunnel, or repeat the route to Lanslebourg to continue towards Mont Cenis and then Susa. This route can be done in one day and is also suitable for cars. Taking more time from Lanslebourg you can get to Val d 'Isere, a well-known station winter skiing, you have to go down towards Modane from here, Saint Jean de Maurienne take the motorway to Albertville, from here it is 90 km to arrive, then towards Bourg saint Maurice and Val d'isere, rely on a map or navigator for the route but, it's worth it. If you leave early in the morning it is possible to do it within the day but without too many breaks and, to shorten it the route from Bardonecchia you enter the Frejus Tunnel. This will make a lot of highway. I wanted to include this itinerary in French territory because I think it is very beautiful and varied. Val-d'Isère in France, is a commune belonging to the Rhône-Alpes region and the Savoie department, a well-known destination for passionate skiers and home to ski competitions. It has over one thousand and six hundred inhabitants and covers an area of about ninety-four square kilometers. The ski slopes of Val-d'Isère are exhilarating and the charm of the country is so strong that it cannot fail to arouse wonder. The area arouses interest for its elegance, for its richness, for the guarantee of tranquility and well-being; in the morning you reach the ski lifts to ski and in the evening you return to the warmth of your home or accommodation, delighting the palate with local flavors. The center is visited especially in winter but in summer there is no shortage of opportunities for skiing reaching the Grand Pissaillas at almost three thousand meters high. Val-d'Isère is therefore full of life throughout the year and guarantees unforgettable holidays not only for those who practice winter sports but also for those who want to spend relaxing moments breathing mountain air. The history of Val-d'Isère is linked to the events that marked the Savoy, living with it sometimes complex and singular events; the origins of the territory are however to be found in a remote past, the one in which the territory hosted a small Celtic people. Val-d'Isère owes much of its success to the skiing competitions that take place annually on its peaks. The presence of modern and efficient systems increases its fame making this area one of the most popular places in the French Alps. NOVALESA Susa - Moncenisio Lake - Lanslebourg - Val d'Isere. _cc781905-5cde-3194-bb589094-136bad5cde-3194-bb589094-136bad5ccc3 -bb3b-136bad5cf58d_Starting from Susa go up towards the Mont Cenis, whose summit houses the famous lake Vecchio tunnel ferroviario del Frejus Tra l'alta Valle di Susa e la Moriana, tra Italia e Francia, corrono le Alpi Cozie che hanno i loro più famosi picchi nell'inconfondibile Monviso, con i suoi 3.841 metri, e nell'Aiguille de Chambeyron, a 3.409 metri. Ma non tutti i massicci delle Alpi Cozie sono così conosciuti e battuti, anzi, alcuni attirano un numero decisamente minore di alpinisti e di escursionisti. Tra questi c'è per esempio il Frejus, 2.936 metri d'altezza, la cui cima è raggiungibile dal versante italiano percorrendo dapprima una mulattiera e poi un versante detritico. All'inizio di questa mulattiera, a circa 1.750 metri, sorgono delle particolari costruzioni grigie, in cemento armato riportanti la scritta: sono i “Camini del Frejus”, ossia gli sfiati del tratto italiano del traforo stradale del Frejus che attraversa il massiccio da parte a parte, collegando la città di Modane, in Francia, con Bardonecchia, in Italia. Come è noto, però, la lunga galleria stradale non è l'unica opera di ingegneria costruita al di sotto di questo massiccio: più di un secolo prima, infatti, era stato scavato il traforo ferroviario del Frejus, all'epoca il più lungo tunnel del mondo. Il traforo ferroviario del Frejus: la storia Il primo traforo del Frejus, quello ferroviario, fu ideato da un imprenditore di Bardonecchia, Giuseppe Francesco Medail che presentò un progetto al re Carlo Alberto già nel 1840. Quel suo disegno venne trascurato, essendo forse fin troppo ambizioso per i tempi. L'idea venne però passata all'ingegnere belga Henri Maus. Anche lui, come del resto Medai, morì prima di vedere realizzato il progetto che passò nelle mani dell'ingegnere, nonché Ministro delle Finanze, Quintino Sella il quale dovette trovare una soluzione per l'areazione del tunnel. La lunghezza del Traforo del Frejus è pari a 13,636 chilometri e mai nessuno prima di allora aveva pensato di costruire una galleria talmente estesa. Il progetto definitivo fu quindi rifinito da Geramain Sommeiler, da Sebastiano Grandis e da Severino Grattoni. La prima pietra fu posata nel 1857 da re Vittorio Emanuele II, dopo che lo stesso Cavour perorò la causa del traforo del Frejus. Il finanziamento iniziale concesso dalla casa regnante fu di 42 milioni. A mettere a rischio l'opera fu, però, il corso della storia: nel 1860 il Regno di Sardegna, per compensare la Francia dell'aiuto dato durante la riunificazione, decise di concedere la Savoia agli alleati. Il tunnel, dunque, non era più da ambo le parti su territorio italiano, e fu necessario definire un accordo nuovo con i francesi. Questi misero sul piatto 19 milioni che sarebbero stati corrisposti solo ad opera completata entro un arco temporale di 25 anni. I francesi promisero anche un premio che sarebbe aumentato di pari passo al diminuire dei tempi di costruzione del tunnel.Motivati dalla prospettiva del premio, gli italiani decisero di fare del loro meglio per accelerare i tempi, tanto che, quando il tunnel venne inaugurato nel 1871, i francesi dovettero pagare 26 milioni, coprendo il definitivo costo del traforo del Frejus che fu pari a 70 milioni. La costruzione del tunnel non procedette senza problemi: i lavori furono accelerati senza ombra di dubbio dalla perforatrice automatica pneumatica messa a punto dai tre ingegneri che firmarono il progetto finale, ma non mancarono i contrattempi e, ovviamente, gli incidenti. Dei 4.000 operai impiegati 48 morirono durante i lavori (anche se va detto che 18 caduti sono da ricollegare all’epidemia di colera del 1964). Lo scavo del traforo fu seguito passo dopo passo e con vivo interesse dalla stampa mondiale. Con quel tunnel ferroviario si sanciva un nuovo passaggio per il treno Londra-Brindisi che in quegli stessi anni transitava faticosamente sulla Ferrovia del Moncenisio, realizzata poco prima proprio dagli inglesi e caduta poco dopo in disuso. Il tunnel del Frejus restò il più lungo al mondo fino al 1882, anno in cui venne sorpassato dalla Galleria ferroviaria del San Gottardo (15 chilometri) la cui costruzione partì nel 1972. Quello ferroviario fu però solo il primo dei tunnel del Frejus: qualche decennio fa questa opera è stata affiancata da una seconda galleria. Il traforo stradale del Frejus Dal 1980, a fianco del Traforo ferroviario del Frejus, scorre anche un traforo stradale. Anch'esso collega Bardonecchia a Modane: a partire dalla sua inaugurazione, ha portato alla chiusura del servizio di trasporto automobili nella galleria ferroviaria ottocentesca. I lavori per la sua costruzione sono iniziati nel 1974, e quindi poco più di un secolo dopo rispetto all'apertura del parallelo tunnel ferroviario. La lunghezza del traforo stradale del Frejus è 12,895 chilometri. Il traforo stradale è gestito da due società distinte: da parte francese la gestione è in mano alla SFTRF, mentre in Italia il traforo del Frejus è di competenza della SITAF. Tra i principali collegamenti tra Italia e Francia, durante i suoi primi vent'anni di vita il tunnel del Frejus ha visto il passaggio di oltre 20 milioni di veicoli. TUNNEL AUTOSTRADALE FREJUS Il traforo stradale del Frejus è una galleria a pedaggio che collega la Francia con l'Italia . Posto sotto il monte Fréjus fra le località di Modane in Francia e Bardonecchia in Italia, corre parallelo al traforo ferroviario del Frejus e costituisce uno dei principali collegamenti transalpini fra Francia e Italia con la parte italiana, nella rete autostradale italiana , classificata come "traforo T4". L' alternativa al colle del Moncenisio che ricordo sale da Susa per raggiungere Modane e da qui proseguire o verso la val d'Isere oppure continuare sull' autostrada che porta a Chambery etc. T4 Traforo del Frejus – Sitaf S.p.A.
- ESCARTON | itinerari valsusa
ESCARTON GLI ESCARTONS: 5 TERRITORI TRA FRANCIA E PIEMONTE “LIBERI, FRANCHI E BORGHESI” Un po’ di Storia 25 gen 2023 Rosanna Carnisio Nel 1343 il Brianzonese si costituì in Repubblica, divisa in cinque escartons: Briançon, Queyras, Oulx, Pragelato e Castel Delfino. Fino al trattato di Utrecht del 1713, quando i territori passarono al Piemonte, le comunità si dividevano le imposte e potevano riscattare i feudi, sottraendo così terre alla nobiltà. Non è possibile esaminare la storia e l’arte delle Valli di Susa e di Pinerolo senza ritornare al periodo in cui essa apparteneva a quella zona della Francia che ora è il Delfinato. Se con il trattato di Utrecht del 1713 le alte valli della Dora e del Chisone passarono al Piemonte, va comunque sottolineato che hanno conservato manifestazioni artistiche, architettoniche e figurative di tradizione tipicamente francofona, per ragioni di vicinanza e di affinità che i nuovi confini non hanno potuto cancellare. LA SITUAZIONE GEOGRAFICA Il Brianzonese era un’entità politica che, intorno a Briançon, occupava le testate di cinque valli: la valle della Dora Riparia o di Oulx (ora di Susa) verso nord-est, la Val Chisone o di Pragelato ad est; la Val Varaita verso sud-est; la Valle del Guil o Queyras ad ovest; la valle della Durance o bacino di Briançon a sud. La forma era quella di un quadrato di circa 80 chilometri di lato al cui interno diverse vallate comunicavano più facilmente fra di loro che con l’esterno. La valle della Durance era legata a quella della Dora attraverso il Colle della Scala, il più basso delle Alpi con i suoi 1757 metri, e con il Monginevro, a quota 1854. Il Queyras era collegato a Briançon dal Col Izoard e ad Oulx dal Col di Thures più facilmente che con Embrun, dal momento che la comba del Guil era pressoché impraticabile nella gorgia della Chapelue. Esso comunicava con la Val Varaita attraverso i colli dell’Agnello, 2744 metri, e di St. Véran, 2850 metri, alti ma praticabili. Il territorio era invece delimitato ad ovest dall’imponente catena del Pelvoux e dalla Barre des Ecrins, che comunicava con il resto del Delfinato attraverso il Colle del Lautaret. A nord si collegava con la Savoia con un solo passo carrozzabile, il Galibier, a quota 2658. La capitale naturale di questa area non poteva che essere Briançon, incrocio obbligato delle vie di comunicazioni verso il Delfinato, la Provenza, la Savoia e il Piemonte. Briançon con in primo piano le mura settecentesche. IL BRIANZONESE PRIMA DEL TRATTATO DI UTRECHT L’unità geografica offrì conseguentemente la via all’unità politica, che era già realizzata in epoca romana quando Donno regnava sui due versanti delle Alpi nel 50 a. C. Suo figlio, Marco Giulio Cozio, alleato dei Romani all’epoca di Augusto, diede il nome a quella zona di monti che il suo regno occupava, conosciuta ora come Alpi Cozie. Tra l’11 e il 9 a. C., Cozio fece edificare a Susa, alla gloria di Augusto, un Arco di trionfo su cui erano incisi i nomi delle quattordici popolazioni amministrate in qualità di prefetto romano: i Segusini che abitavano Susa e i suoi dintorni, i Belaci occupavano la zona di Bardonecchia, i Segovi stanziati lungo il corso della Dora Riparia. Le altre popolazioni al di fuori della valle erano i Caturiges, i Medulli, i Tebavi, gli Adanates, i Savincates, gli Egidini, i Veanini, i Venisami, e i Quadriates (o Quariati). I domìni di Re Cozio in una elaborazione tratta dal libro “4 città unite da 4 archi”, della Associazione “Il Ponte” di Susa. Dopo le invasioni barbariche, Ghigo I detto il Vecchio, conte di Albon e capostipite dei Delfini di Vienne, alleato di Corrado il Salico successore di Rodolfo III, ricevette in feudo il Brianzonese. Il primo titolo di giurisdizione sovrana nel Brianzonese è del 1053. Nello stesso periodo i Delfini vi aggiunsero il titolo di Marchese di Cesana e ricevettero dall’Imperatore il diritto di battervi moneta. Questo piccolo principato conservò la propria autonomia e, in conseguenza dello spostamento della sede papale ad Avignone, Briançon conobbe una prosperità superiore a quella di Grenoble. Le fiere di Briançon erano famose: si tenevano una l’8 settembre e l’altra il 1° maggio, ed è possibile conoscere le merci di scambio grazie al Libro del Re, conservato negli archivi di Briançon: cereali, legumi, vini del Piemonte, bestiame, drappi, lane, chincaglierie, mentre i tessuti d’oro, d’argento e di seta provenivano dall’Italia secondo un accordo stipulato il 21 giugno 1343. Le fiere avevano inoltre due privilegi: il sale costava 15 libbre invece di 24 e non si pagavano dogane all’uscita del baliato di Briançon. Nel 1478 il marchese di Saluzzo realizzò il primo tunnel alpino sotto il Colle delle Traversette, il Buco di Viso (recentemente ristrutturato sul versante francese) per poter importare il sale senza transitare dal Colle dell’Agnello. I giacimenti metallurgici cominciarono ad essere sfruttati in quest’epoca. La grafite del Col di Chardonnet fu conosciuta verso il 1450, e Luigi XI concesse lo sfruttamento di giacimenti di ferro nei pressi di Monêtier. Nel 1446 si diede concessione a un certo signor Bayle per le miniere d’oro del Brianzonese e per le miniere di carbone, e nel 1474, 1476 e 1492 per le miniere d’oro, d’argento, di rame, di piombo, di stagno e di cinabro di Oisans, Exilles e Cesana. Il benessere e la lontananza dal potere centrale avevano dato agli abitanti di questa regione i mezzi per ottenere vantaggi politici considerevoli. Il 29 maggio 1343, prima di cedere il Delfinato alla Francia, Umberto IIconcesse la Carta delle libertà brianzonesi in cambio di una somma in contanti di 12.000 fiorini d’oro e di una rendita annuale di 4.000 ducati. Gli abitanti si dividevano le imposte e potevano riscattare i feudi, sottraendo così terre alla nobiltà. Con l’articolo 35 essi erano diventati “libres, francs et bourgeois” in virtù di una sorta di patto sociale tra la nobiltà e la plebe. Lo stemma della Repubblica degli Escartons, con i gigli e i delfini. Umberto II, vedendo morire l’unico suo figlio, rinunciò ai suoi Stati in favore della Francia, riservandosi la sovranità finchè era in vita. Abdicò definitivamente sei anni dopo in favore di Carlo, figlio di Giovanni II re di Francia, più tardi Carlo V il Saggio. Ma prima di abdicare Umberto II fece sì che il Delfino si impegnasse, per lui e per i suoi successori, a mantenere tutte le libertà concesse. Quest’ultimo doveva conservare lo stemma dei gigli e i delfini che ancora oggi si vedono scolpiti sui monumenti e le fontane delle nostre valli, e il primogenito doveva inoltre chiamarsi “Delfino”, titolo dato per la prima volta al figlio di Ghigo III dalla madre inglese. In quello stesso 1343 il Brianzonese si costituì in repubblica divisa in cinque escartons. Escartons, dal francese escarter = ripartire, riguardava il modo di ripartire le imposte; per l’esattezza écartons, dal verbo écater, significa dividere in quarti, poiché originariamente gli escartons erano quattro: le comunità di Pragelato erano annesse a Oulx fino all’epoca delle guerre di religione, quando, diventate completamente protestanti, si staccarono per formare un escarton distinto). Escarton di Briançon, 12 comunità: Briançon, Cervières, Monginevro, Le Monêtier, Nevache, Puy st. André, Puy St. Pierre, St. Chaffrey, St. Martin de Queyrières, La Salle, Vallouise e Villar St. Pancrace. Escarton du Queyras 7: Abriés, Aiguilles, Arvieux, Château Ville-Vieille, Molines, Ristolas, St. Véran. Escarton di Oulx 22: Les Arnauds, Bardonecchia, Beaulard, Bousson, Champlas du Col, Chiomonte, Désertes, Exilles, Fenils, Melezet, Millaures, Mollières, Oulx, Rochemolles, Rollières, Salbertrand, Sauze d’Oulx, Cesana, Solomiac e Thures. Escarton di Pragelato 6: Fenestrelle, Meana, Mentouilles, Pragelato, Roure e Usseaux. Escarton di Castel Delfino (Alta Val Varaita) 4: Bellino, Castel Delfino, Chianale e Pont. Il territorio degli Escartons in una elaborazione di “Alpes & Midi”. Nel 1349, con la cessione della Confederazione al Delfinato, essa passerà alle dipendenze francesi e, a differenza dei cantoni svizzeri, non avrà mai il potere politico o l’ambizione di estendere la propria influenza, pur conservando l’autonomia amministrativa. Quattro secoli dopo, col Trattato di Utrecht del 1713, in cambio della valle di Barcellonette, gli escartons sul versante italiano, “au eaux pendant vers l’Italie”, furono uniti al Piemonte, con la riserva e la garanzia dei propri diritti, privilegi ed esenzioni, confermati dalle regie patenti del 28 giugno 1737 da Carlo Emanuele III, e non torneranno più francesi se non nella breve parentesi napoleonica. Seguiranno invece la sorte dei Savoia e dell’Unità d’Italia, vedendo sparire a poco a poco le loro istituzioni ed autonomie. Nel 1860 l’insegnamento della lingua francese fu sostituito dall’italiano, e il patois provenzale cominciò la sua agonia via via che i villaggi alpini si videro svuotati dai loro abitanti. Così le alte valli di Susa e del Chisone gradualmente persero la loro connotazione geografica, e invece di chiamarsi Escarton d’Oulx e di Pragelato si denominarono in modo anonimo, seguendo, come sempre accade, il processo di spersonalizzazione tipico dei governi centralizzati. Un cippo che ricorda il confine fra Delfinato e Ducato di Savoia fino al 1713 è stato posto sulla strada statale del Monginevro fra Chiomonte e Gravere. L’AUTORE Rosanna Carnisio
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STORIA IN VISITA FORTE DI EXILLES The Forte of Exilles. Susa motorway exit, state highway 10 km Exilles. Opening in the summer months. Cell 327 6262304 - mail assfortexilles@gmail.com Located in the municipality of the same name, it is one of the most important defensive systems in Piedmont The first documents in which the Fort of Exilles is mentioned, still very rudimentary and under definition, date back to VII century , when a reporter della Novalesa cita on the rock of Exilles a primitive fortification destroyed by Franks . Dal 1155 about the masters of the fortress are the Bermonds of Besançon , counts of Albon, who needed to protect militarily the road that, owned by them, led to the Montgenèvre . The first description of the castle dates back to 1339 : the plant shows up quadrangular and with more towers, stables and external warehouses, very different from the stronghold solid and compact today. Many legends were born around the Fort over the centuries, but perhaps the most famous of all, between historical truth and legend, is that relating to a mysterious character imprisoned there (the building also served as a prison) between 1681 and 1687. According to tradition, he could identify himself with the Iron Mask, a character whose identity is still unknown . Nel 1708 , during the War of the Spanish Succession , back to the Savoy with Vittorio Amedeo II of Savoy , thanks to the bypassing of the front by the Savoy troops through the Moriana ed the packages that connect this with Bardonecchia , so that the strong it will be attacked from the part of the upper valley. Il Treaty of Utrecht will finally terminate the definitive membership of the whole Susa Valley (and, therefore, also of the fort of Exilles) to the newborn Kingdom of Sicily (which soon became Kingdom of Sardinia ). Nel 1720 is appointed architect Ignazio Bertola , adopted child of Antonio , to strengthen the Fort of Exilles. Jobs last over six years (ending in 1726 ) and in the end the fort is a jewel of military art. In September of 1745 , in the course of the war of the Austrian succession , the French troops try to open the way to lower valley of Susa attacking the fort, but are repelled by the guns of the garrison under the command of Captain Papacino d'Antoni.[1] Source WIKIPEDIA http://www.ilfortediexilles.it FORT OF BRAMAFAM IL Forte di Bramafam - Email:info@fortebramafam.it Telephone: +39 339 2227228 Mobile: +39 333 6020192 Fort of Bramafam Museum. Bardonecchia motorway exit, go back on the state road towards Oulx. Opening in the summer months. The fortification was built between 1874 eil 1889 ed is one of the largest fortified works of the end of nineteenth century delle Cottian Alps . It was built to defend la Turin-Modane railway line e il Frejus railway tunnel , inaugurated in those years. The fort, which at the height of its functionality numbered more than 200 units, controlled the town of Bardonecchia and le valleys of the Rho e of Frèjus e held the Italian entrance to the railway tunnel is under fire from probable French attacks. Partially decommissioned during the WWI , the fort was used as a prison camp for working Austrians in the area for the maintenance of military roads and the Fréjus tunnel. In the Thirties the work was integrated with the construction of two modern ones cave resistance centers del Vallo Alpino ed armed, as well as by the 2 towers 120/21 , also from a section of guns da 149/35 . Despite being outdated for technical concepts, it was constantly garrisoned and armed. On June 21, 1940, during the offensive Italian against la France , the fort was targeted by enemy artillery shots and bombs dropped by seven French aircraft: the damage however, they were limited only to some external structures. In September 1943 it was occupied by a small German garrison which, for fear of coups of the partisans, carefully mined the entire surrounding area. It was abandoned by the last retreating Germans only on the morning of April 27, 1945. Once hostilities ceased, in compliance with the clauses of the peace treaty, the work was abandoned by the Army and abandoned to its fate (art.47 del peace treaty ). Source WIKIPEDIA http: //fortebramafam.it/ SACRED OF SAN MICHELE tel. +39.011.93.91.30 fax. +39.011.93.97.06 email: info@sacradisanmichele.com The Sacra di San Michele (the Archangel), or more properly the Abbey of San Michele della Chiusa, also called Festival of San Michele[2] in local popular parlance, is a complex architectural perched on the summit del mount Pirchiriano , at the entrance to the Val di Susa , in Metropolitan city of Turin , in Piedmont , in the territories of the municipalities of Sant'Ambrogio of Turin e di Chiusa di San Michele , just above the hamlet of San Pietro . Placed on an imposing base of 26 meters at 960 meters of altitude above sea level [3] , looking out from the top of the mount Pirchiriano on the border between le Cottian Alps e la Po Valley , is the symbolic monument of Piedmont [4] [5] e one of the most eminent religious architectures of this alpine territory , belonging to diocese of Susa , first step in Italian territory along the via Francigena [6] [7] . Dal XII al 15th century lived the period of its historical maximum splendor, becoming one of the main centers of spirituality Benedictine in Italy. Nel nineteenth century vi the congregation of was establishedRosminian fathers [8] . In 2015, the site was one of the winners of the world photo contest Wiki Loves Monuments [9] . In 2016 the museum of the abbey monumental complex it was visited by over 100,000 people[10] . The monastic scenario has largely inspired the historical novel di Umberto Eco The Name of The rose .[13] [14] Still on the northern side, isolated from the rest of the complex, stands the tower of the "Bell'Alda", the subject of a suggestive legend: a girl (probably lived in XIII –_Cc781905-5cde-3194-bb3b-136bad5cf58d_14th century ), the bell'Alda in fact, wanting to escape from capture of some soldiers of fortune, he found himself on the top of the tower. After praying, desperate, she preferred to jump in the precipice below, rather than getting caught; the angels came to her aid and, miraculously, landed unscathed. Legend has it that, to show his fellow villagers what had happened, he tried again the flight from the tower, but that for the vanity of the gesture was instead killed. Source WIKIPEDIA. ABBEY OF NOVALESA https://www.abbazianovalesa.org/wp/ The abbey of Saints Peter and Andrew, also known as the abbey of (or della) Novalesa, is an ancient one abbey Benedictine founded inVIII century e located in the municipality of Novalesa , in valley of Susa , Metropolitan City of Turin . One of the chapels of the complex hosts two important cycles of frescoes by11th century , one dedicated to the holder Sant'Eldrado and the other, among the first known in the West, a St. Nicholas of Bari . The history of the Novalesa abbey begins on January 30, 726, by means of the deed of foundation due to the then lord frank di Susa e Moriana , Subscribe , to control of Mont Cenis pass . In this period the monasteries had in fact a precise strategic value and the Franks in particular not only considered them their sphere of influence, but used them as bases for their raids against enemy populations. Source WIKIPEDIA. Tel 0122 653210 - reservations. FORTE DELLO CHABERTON THE CHABERTON GUNNER ROBERTO GUASCO http://chaberton.altervista.org http://www.montechaberton.it/ The design of the fortification dates back to the end of the 19th century, when, in the context of the Triple Alliance, Italy pursued a plan to improve the fortification system on the border with France. The summit of Chaberton was chosen for its strategic position, for its inaccessibility and for the impossibility of hitting it with the curved shooting weapons of the time [2]. This explains the realization of overhead batteries with cannons placed in rotating turrets and without adequate protection against cannon or mortar shots that were not feasible in the early 1900s (but not by modern World War II mortars). The project was that of an autonomous work with distant action, or with the aim of bombing military positions even at a considerable distance in foreign territory. [3] [4] The works began in 1898, with the tracing of the road that connected the hamlet of Fenils to the top of the mountain. [3] The works, under the guidance of the major of the genius Luigi Pollari Maglietta, finished in 1910, [4] but already in 1906 the battery it was armed with 8 149/35 A guns in an AM type armored turret [2] [3] After Italy declared war on France on 10 June 1940 the fort became active for the first time: it was used for bombing French military objectives, without however causing significant military damage[2] . In the nearby French fort of the Janus an armored watchtower is visible above a concrete work, in which the steel of the turret was partially distorted, but not pierced, by one of the 149 battery grenades launched on June 20, 1940. The French army reacted the next day. Morning June 21 1940 , the French began bombing with quattro howitzers siege Schneider 280 mm Mle 1914 ;[5] the bombing was temporarily suspended for the fog, but in the afternoon it resumed, and once the firing was fixed, the French mortars soon put out of use six of the fort's eight turrets, causing nine deaths and fifty injuries, disabling la cableway of service of the fort, and causing considerable damage to the structures.[3] The following day the duel continued with less intensity.[5] With the armistice of 25 June, the fort ceased its activity. Source Wiipedia. Cell: +39 338 614 1121 Mail: info@montechaberton.it The Chaberton gunner - Media Museum Forte del Varisello - Moncenisio Il forte venne costruito tra il 1877 ed il 1883 sulla cima del monte Varisello a pianta pentagonale con fossato di protezione e con le stesse dotazioni tecniche dei vicini forte Roncia e forte Cassa , ossia a due piani con ordini di fuoco sovrapposti. Il piano superiore era completamente casamattato e dotato di 2 cannoniere rivolte a nord, est e sud; non tutte queste casematte erano armate, in quanto i 7 cannoni 12 ARC Ret potevano essere spostati nella direzione di fuoco più necessaria al momento dell'utilizzo. I cannoni 12 ARC Ret erano rivolti verso settentrione e battevano tutta l'area del pianoro del Moncenisio compresa tra il colle stesso e l'ospizio (assieme agli armamenti dei forti Roncia e Cassa), mentre i cannoni 15 ARC Ret , rivolti verso occidente, coprivano la zona compresa tra l'Ospizio e l'imbocco della strada che conduceva al colle del Piccolo Moncenisio . Il piano inferiore vi erano 4 postazioni per gli mortai 15 Ret e file di feritoie per i fucilieri, posizionate in modo da coprire l'intero fossato. Erano poi presenti anche 3 casematte sul fronte di gola per coprire la zona attorno alla Gran Croce e due pilastrini su cui erano installate delle mitragliatrici per coprire lo spiazzo attorno al ponte levatoio d'ingresso. Vista la funzione di centro di comando della piazza, il forte era anche dotato di un grande deposito di munizioni per i 420 uomini di presidio dello stesso e per le fanterie mobili operanti nella zona; inoltre erano presenti anche l'infermeria, magazzini per i viveri e forni per la cottura del pane. Era altresì presente una stazione eliografica-ottica che metteva in comunicazione il forte con le altre opere della zona ed il Forte Pampalù di Susa ; vi erano anche dei proiettori elettrici che erano utilizzati per l'illuminazione notturna della zona del pianoro del Moncenisio , e tra il 12 ed il 17 luglio 1883 questi proiettori furono utilizzati per i primi esperimenti di illuminazione notturna di un campo operativo militare in Italia. Al forte si accedeva tramite un ponte levatoio posto sul fossato davanti al portale d'ingresso; l'avancorpo quadrato del blocco d'ingresso era affiancato da cannoniere in conci di pietra. Il muro di controscarpa segue il perimetro dell'intera opera, interrotto solo sul lato occidentale in seguito ai danni provocati dai cannoneggiamenti del 1909 - 1910 . Il cortile interno è occupato, al centro, dall'edificio rettangolare che ospitava gli alloggiamenti delle truppe ed i locali logistici: per accedervi si scendeva ad un piano inferiore del cortile tramite una rampa carrettabile. La caserma, su due piani ha il lato rivolto verso le casematte suddiviso in un piano terra con un ampio porticato ed il primo piano con un loggiato ad archi; la scala per salire al piano superiore è a metà dell'edificio, che all'interno è suddiviso in stanze e camerate. Le casematte del piano superiore del forte sono intercomunicanti tra loro tramite passaggi laterali ed hanno tutte delle pietre angolari a protezione dell'apertura delle cannoniere con, sul pavimento, l'alloggiamento del rocchio in ghisa del cannone. Le postazioni dell'ordine inferiore, invece, sono dotate di feritoie in fila per il posizionamento dei fucili. Le caponiere del fossato sono raggiungibili dalle casematte inferiori e, tramite quella posta nell'angolo sud-ovest, si può raggiungere la polveriera del forte, capace di 100 tonnellate di polvere da sparo , scavata in galleria sotto il piazzale antistante l'ingresso dell'opera. Verso la metà degli anni ottanta del XIX secolo venne realizzata la batteria esterna del Varisello, un'opera di appoggio al forte posizionata lungo la strada di accesso al medesimo: la Batteria era suddivisa in una sezione a valle composta da 2 postazioni a valle e 4 a monte, e tutte e 6 erano dotate di cannoni 15 GRC Ret in barbetta con i magazzini ed i locali di caricamento posizionati in galleria lungo la strada militare del Pattacroce . Vita del forte L'operatività del forte fu alquanto ridotta nel tempo: già nel primo decennio del Novecento venne parzialmente disarmato in quanto le sue strutture in muratura non erano adatte a resistere ai colpi delle granate torpedini ; venne utilizzato, tra il 1909 ed il 1910, come bersaglio per le prove di tiro di artiglieria dei nuovi cannoni 149 A e per valutare gli effetti dei nuovi proietti sulle murature in pietra. A seguito del bombardamento, il lato occidentale del forte subì gravi danni ed il crollo pressoché completo delle casematte: data la scarsa resistenza della tecnica costruttiva delle fortificazioni in pietrame ai nuovi tipi di armi da artiglieria, il 10 gennaio 1910 i forti Varisello, Roncia e Cassa del Moncenisio vennero radiati dal novero delle fortificazioni attive e furono utilizzati soltanto più come magazzini ed alloggi per le truppe di stanza in zona. Forte del Sape' IL FORTE NASCOSTO In base al progetto originario del 1874 il Forte Sapé avrebbe dovuto essere sito con fronte verso nord-ovest e, agli spigoli ovest-nord-ovest ed est-sud-est, due caponiere e un largo fossato che lo avrebbe separato dal muro di controscarpa che sosteneva le pareti della buca nella quale avrebbe dovuto essere collocato. Al piano terra avrebbero dovuti esser sistemati gli alloggi della truppa e i servizi mentre, allo spigolo ovest-sud-ovest, ci avrebbe dovuto essere il magazzino della polvere; al piano superiore vi avrebbero dovute essere le quattro casematte con le cannoniere rigate per le artiglierie e gli alloggi per gli ufficiali. Una scaletta avrebbe condotto al tetto piano, costituito da una battuta di cemento spessa un metro, rivestita da due metri di terra e poggiante sulle volte a botte a tutto sesto delle casematte. Sull'orlo sud-est del terrazzo sommitale si sarebbe dovuto elevare un parapetto con feritoie per proteggere i fucilieri per la difesa vicina. L'accesso avrebbe dovuto essere con ponte levatoio sul fossato allo spigolo est-sud-est ed avrebbe condotto direttamente al piano delle casematte. L'opera che venne poi realizzata, il Forte Sapé, progettata dall'ing. Darbesio del Genio Militare, venne costruita riunendo in un'unica costruzione le due opere preventivamente progettate (Clot Riond e Sapé) a causa di tagli alle spese militari. Ricalcava nelle linee generali l'opera casamattata e sorse dove l'altra era stata prevista: era una fortezza a fossa ma con le artiglierie in barbetta anziché in casamatta. Disponeva di otto cannoni da 12 GRC/Ret dei quali i primi quattro, riuniti a due a due e rivolti a ovest, dovevano battere la piana di Salbertrand (al posto dei cannoni da 15 GRC/Ret originariamente previsti al Forte Clot Riond), mentre gli altri quattro, sempre riuniti a due a due, erano schierati con fronte a nord-ovest a quota più bassa per battere il versante opposto della Val di Susa (compito assegnato alla progettata ma non realizzata batteria da 9 ARC Ret casamattata). Il gruppo di questi ultimi quattro pezzi, che battevano il versante sinistro della Valle, veniva detto Batteria Bassa, per distinguerla dall'altra, schierata verso la piana di Salbertrand, sita a quota superiore e, per questo, detta Batteria Alta. L'opera si elevava di un solo piano e aveva al piano terra gli alloggi della truppa con, all'estremità occidentale, il magazzino della polvere che, grazie a un pozzo dotato di una scala a chiocciola, comunicava direttamente con la Batteria Alta che era protetta, sul fianco destro, da un alto parapetto. All'estremità meridionale, dove vi era l'ingresso che avveniva tramite un ponte parte dormiente e parte levatoio appoggiato su pilastro battiponte, la costruzione si elevava di due piani con, al piano secondo, l'atrio di accesso e il corpo di guardia. Dall'atrio si scendeva tramite una scala al piano inferiore ove vi erano gli alloggi truppa e i magazzini (tali ambienti si aprivano sul fosso occidentale con un'infilata di feritoie, mentre su quello orientale vi erano finestrature che davano luce agli alloggiamentio) o si accedeva direttamente alla linea dei pezzi della Batteria Bassa, le cui due sezioni erano separate da traverse nelle quali vi erano le riservette. A ovest della linea della Batteria Bassa, in prossimità della postazione per i fucilieri, si dipartiva una strada (che in alcuni tratti era dotata di gradini) che, con alcuni stretti tornanti, saliva alla linea dei pezzi della Batteria Alta. Il fossato meridionale era interrotto da una traversa nella quale erano sistemati la cucina della truppa e i servizi, mentre il fossato orientale era interrotto da una caponiera attraverso la quale si aveva accesso da un lato a una munita galleria di controscarpa che si spingeva lungo i fossi orientale e settentrionale, e dal lato opposto alla polveriera del forte che si sviluppava al di sotto del terrapieno a monte. All'estremo meridionale del lungo corridoio, che si sviluppava lungo tutta la manica, vi era il pozzo dotato di montacarichi e una scala a chiocciola che risaliva sino alla riservetta posta fra le due sezioni della Batteria Alta. Il munizionamento previsto per le artiglierie delle fortezze della Piazza di Exilles era di 600 colpi per pezzo, dei quali 200 granate , 390 shrapnel e 10 scatole per colpi a mitraglia. Come buona parte delle fortificazioni del Fronte Occidentale, tutte opere della Piazza di Exilles, quindi anche il Forte Sapé, vennero disarmate durante la prima guerra mondiale e le artiglierie vennero inviate sul Fronte orientale . Al termine della Grande Guerra vennero abbandonate, con l'eccezione del Forte Fenil (che venne adibito a deposito proiettili per le batterie occasionali previste nella zona in caso di mobilitazione). Venne definitivamente dismesso nel 1928 . Anello dei forti sulla strada militare piu' alta d'Europa E’ la più famosa strada militare delle Alpi Occidentali ed è il percorso militare più alto d’Europa, toccando quota 2.550 presso la Testa dell’Assietta. Presenta lungo il suo tracciato numerose fortezze che risalgono a differenti epoche storiche, e può costituire pertanto un vero e proprio museo a cielo aperto della storia delle fortificazioni di montagna. La strada dell’assietta è un bellissimo percorso da seguire anche in mtb, moto da enduro o 4×4, ma questa è un’altra storia! Questa è una di quelle escursioni davvero panoramiche come quelle al Rocca Sella o al Col Bione . Arrivati al Colle delle Finestre, si può ammirare il bellissimo panorama su tutto il fondo valle, con la strada che si snoda fino a finire nel bosco. Sulla destra una strada militare, parzialmente scavata nella roccia, porta in 10 minuti al Forte del Colle delle Finestre costruito nel 1891, mentre si va su si può dare un attento sguardo alle pietre alla nostra sinistra: sono colme di scritte inerenti alla Prima e Seconda Guerra Mondiale: vi sono scritte con “W il 1919”, “il 1915” ecc; oppure semplici firme dei soldati dei reggimenti ai tempi della guerra. Da qui, proprio dal primo forte parte l’anello dei Forti, un’idea per un escursione sulle vecchie strade militari. Anello dei forti, sulla strada Militare più alta d’Europa • Visit Val di Susa DESCRIZIONE ITINERARIO: Si può proseguire lungo la facile strada sterrata che porta al Colle della Vecchia con percorso dolce lungo le pendici dei monti Pintas e Fattiere, un bellissimo itinerario panoramico con tratti a picco su Pian dell’Alpe. Attraversati alcuni canaloni, dei tornanti ravvicinati conducono al Colle della Vecchia, dove si trova il curioso Dente della Vecchia una grande roccia posta in verticale “piovuta”, non si capisce bene da dove, proprio a metà del colle; è lì a tessere leggende, ad alimentare storie, dando il nome suggestivo al Colle della Vecchia posto tra il Colle delle Finestre e il Colle dell’Assietta. Da qui in avanti si apre il Vallone Barbier, ampio e dolce, invece di seguire interamente la strada si possono tagliare gli ampi tornanti puntando direttamente alla Punta del Mezzodì, nei pressi della quale è visibile una il Forte di Mezzodì. Per una gita in giornata si può tornare indietro scendendo per lo stesso percorso dell’andata oppure si può decidere di proseguire passando diverse fortificazioni militari come le Caserme e il Forte del Gran Serin fino ad arrivare al Rifugio Casa Assietta, allungando decisamente il tragitto (circa 5 ore per 17 km di percorso in andata). Per un trekking lungo ma più soft si può pensare di dividere l’itinerario passando la notte al Rifugio Casa Assietta. La strada di ritorno percorre la famosa strada dell’Assietta fino a rientrare al Colle delle Finestre con il doppio del tempo.
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POSSIBLE ERRORS IN THE PHONE NUMBERS OR ADDED REFUGEES SEND EMAIL TO: itinerarivalsusa@gmail.com IL TRUC REFUGE - MONPANTERO / SUSA Tel 0122 32963 - Cell 3498053424 Mail: 2013@rifugiotruc.it Website: http://www.rifugiotruc.it/ AMPRIMO REFUGE - BUSSOLENO Tel +39 3466269405 - 0122 49353 Mail: refugeamprimo@gmail.com Website: https://www.rifugioamprimo.com/ REFUGE ARLAUD - SALBERTRAND Cell: 39335401624 Mail. info@rifugioarlaud.it Fontana del Thures refuge - Cesana Torinese Phone: +39 0122 845156 Mail: fontanadelthures@gmai.com Website: http://www.rifugiothures.it/ VAL GRAVIO REFUGE - SAN GIORIO DI SUSA Tel: +39 011 9646364 /0122456321 – cell: 3338454390 Mail: custodi@rifugiovalgravio.it REFUGE LA CHRDOUSE - OULX Cell +39 339 6085107 +39 338 9343937 Mail: info@rifugiolachardouse.it Website: http://www.rifugiolachardouse.it/ RIPOSA REFUGE TEL: 0122 675173 Cell: +39 338 6118021 Mail: Site: LEVI MOLINARI REFUGE - EXILLES Tel: +39 011 9632151 +39 0122 58241 Mail: info@rifugiolevimolinari.it Website: http://www.rifugiolevimolinari.it/ RIFUGIO CAPANNA MAUTINO - CESANA Cell: +39 347 3654510 Mail: info@capannamautino.it Website: https://www.capannamautino.it/ GUIDO REY REFUGE - OULX Tel: +39 0122 831390 Cell: 345 8678211 Mail: inforifugioguidorey@gmail.com Site: RIFUGIO SCARFIOTTI - BARDONECCHIA Tel: (+39) 0122 901892 - Cell: (+39) 349 0093144 Mail: info@rifugioscarfiotti.com Website: http://www.rifugioscarfiotti.com/ RIFUGIO LA TOESCA - BUSSOLENO Tel: 0122 49 526 Cell: 3462247806 Mail: refugeiotoesca@gmail.com Site: VACCARONE REFUGE - GIAGLIONE Tel: +39 0122 33 226 Cell:+39 347 9657918 Mail: custodi@rifugiovaccarone.eu MOUNTAIN REFUGES
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IN BICI Colle delle Finestre Bike routes Some proposed itineraries refer you to the dedicated pages. Very popular with mountain bike lovers, the route develops along the ridge that borders the border between Val Chisone and Val di Susa. It is a military road, a real one engineering jewel that starting from Colle delle Finestre reached Colle dell'Assietta passing through Mount Pintas and Gran Serin, as well as Ciantiplagna (2849 m) that we set ourselves as a destination for this itinerary. Pedaling on the ridge you will have the possibility of admiring two different panoramas running at the same time parallels along the slopes of the same mountain. LAKE OF MONCENISIO Valdisusa tourism A must to enjoy one of the most beautiful views in the Valley has to offer, in the heart of the Mont Cenis, suitable for a family MTB day. Once you have left the car at the Moncenisio dam, you descend along the north side of the hill to the shores of the lake. Here the circular route leaves you the opportunity to cycle around the perimeter in a clockwise or counterclockwise direction; both in cases bring with you a camera or an action camera because the landscape it will leave you speechless. Once the ring is closed, get ready for the return ascent towards the Italian-French border, from where the sunset will seem even more beautiful. MOUNT CHABERTON Let's go to the discovery of the highest military road in Europe by MTB in company by Diego Drago, cyclist, cycle-mountaineer, tour guide of the Piedmont Region and MTB guide. The itinerary is taken from his book "Susa Valley by Mountain Bike ". Reading the title, who I have already done, certainly does not ask why, to whom you never did, you have to give explanations. The Chaberton, a must, a shaped mountain of pyramid, which dominates the town of Cesana Torinese to be precise, it is often seen on other excursions in the Valley, from other angles. A must, because the Chaberton, at least once is to be done, you cannot leave it there and you absolutely have to climb it from the Italian side, both for a bit of patriotism and because actually it is unthinkable to climb it from the French side. Anyone who is fond of military fortifications knows what it says when we are talking about Chaberton, vice versa, it is highly recommended to inquire about it, first to get on it, why knowledge becomes motivation, it becomes a must. difficult path, inquire. Mount Chaberton ROAD OF THE AXIETTA The Strada dell'Assietta is a panoramic route starting from Sestriere (2,044 m) which continues along an ex-military dirt road in the natural park of the Gran Bosco di Salbertrand. A route suitable for lovers of mountain biking and gravel, entirely above 2,000 meters. Bike Italy
- EVENTI | itinerari valsusa
EVENTI 20_23 EVENTI FORTE DI EXILLES QUI IN ALLESTIMENTO A NUOVA PROGRAMMAZIONE ESTATE IN VALLE IL BOOK DEGLI EVENTI EVENTI ESTATE 20_24 BOOK ESTATE IN VALLE TUTTI GLI EVENTI DAY BY DAY PALIO DI SUSA CLICCA IL LINK EXILLES CITTA' CLICCA IL LINK BATTAGLIA DELL'ASSIETTA CLICCA IL LINK CORSA AUTO - CESANA SESTRIERE CLICCA IL LINK CLICCA IL LINK RIEVOCAZIONI STORICHE E TANTO ALTRO LA VALLE DI SUSA OFFRE AL TURISTA ATTRAZIONI SPORTIVE E CULTURALI UN AMPIO CALENDARIO ESTIVO PER VIVERLA A 360° ESTATE IN VALLE QUI CESANA - SESTRIERE LA CORSA IN SALITA PIU' EMOZIONANTE LE MITICHE OSELLA E TANTO ALTRO.... Scopri di più RIEVOCAZIONE STORICA EXILLES CITTA' Scopri di piu' FRANCIGENA MARATHON scopri di piu' MAGGIO CIONDOLO CESANA TORINESE scopri di piu' scopri di piu' CESANA SESTRIERE CORSA AUTO IN SALITA scopri di piu' scopri di piu' EVENTI SESTRIERE scopri di piu' EVENTI CESANA TORINESE scopri di piu' EVENTI BARDONECCHIA scopri di piu' ESTATE IN VALLE scopri di piu' EVENTI OULX scopri di piu' https://www.valdisusaturismo.it/calendario-gusto-valsusa-2023-eventi-e-manifestazioni-in-programma/
- PASSEGGIATE | itinerari valsusa
PASSEGGIATE/ESCURSIONI IN CONTACT WITH NATURE For lovers of excursions I will put the pages of the dedicated sites. Routes, times, difficulties for a safe walk / excursion please remember that the mountains must be respected, so wear shoes and clothing suitable, do not leave the indicated paths. A supply of water and something to eat, just in case on the way there are no sources of water, do not leave rubbish n round that could be ingested by forest animals. Love and respect nature .http://www.zannoni.to.it/vallesusa/ hikes. https://www.parchialpicozie.it/page/view/ecomuseo-colombano-romean/ GREAT PERTUS COLOMBANO ROMEAN The Gran Pertus or Pertus (Piedmontese for big hole and hole) it's a gallery artificial 433 meters long excavated in the mountain of Exilles , in Val di Susa , between il 1526 e il 1533 da Colombano Romean . The Pertus pierces the mountain between 2020 and 2050 meters above sea level e fu built to convey in Val di Susa the waters of the nearby Val Clarea . It still is working and used for the irrigation of the fields and meadows of the villages by Cels and Ramats. Between August and October, in the less important months, the canal is traversable on foot with the aid of suitable torches, equipment and clothing . Colombano Romean, to dig into the right direction, created shelves on which he rested candles in a row, to see if the excavation proceeded in the desired direction . The Pertus is located near the top of the Four Teeth of Chiomonte. It can be reached from the hamlet of Ramats, along the dirt road up to the grange Rigaud (altitude 1450 masl) and from there following the path for the summit of the Quattro Denti. It is also accessible from Exilles through the hamlet of Cels, along the dirt road up to Grange Ambournet and then on foot along the path to the top of the four teeth. Travel time: h. About 2.30 / 3 on foot from the hamlet Ramats or Cels The visit of the Pertus is recommended in the period autumn, when the water flow is limited. For the visit it is necessary to have a torch (preferably a front one) and wear a clothing that does not suffer from mud or dragging on the rocks. https://www.valdisusaturismo.it/escursioni-trekking/ Escuersioni. MONTE NIBLE ' http://www.altox.it/ValsusaAlpinismo/nible.htm Nible '. Niblè / Ferrand Height: m. 3,365 / 3345 Difference in height from the Refuge: m. 1785 Difficulty: F + Time needed: 5 hours Recommended period: Recommended equipment: ice ax and crampons other excursions Certainly one of the most demanding excursions in the basin. The Niblè glacier on the French cards is called Pointe de Ferrand, while the tip Ferrand is called Pointe Niblè and also the odds are reversed. Its name (in patois neble) means fog or cloud. On the summit of Niblè there is a cross and from its top the view on a beautiful day goes from the Vanoise al Rocciamelone, from Assietta to Chaberton, from the distant Des Ecrins group to the nearby Galambra glaciers and the Fourneaux and the Sommeiller. The summit was reached in 1873 by the famous WAB Coolidge who to his surprise found a little man of a climber remained unknown. From the parking area, passing the barrier, it is necessary to continue on the dirt road that soon becomes a path going up the valley in the direction of the hill that opens in front (Col d'Ambin). It is therefore necessary to go up the valley keeping to the orographic left. Crossed the Pian delle Marmotte continue along the slope southern Colle d'Ambin with steep hairpin bends up to 2,700 m. At this point we leave the trace of the path which leads to the real Colle d'Ambin and instead turns right to reach a detrital channel which leads to another carving - the Colle d'Ambin Est (m. 2921.) near which it is located the Bivouac W. Blais (3 hours) This part along the gully, despite being a good one path, if still covered with snow, requires caution as it is very steep. From the Colle follow the OSO crest, detrital and with traces of path, until you get to an obvious vertical jump. Moving to the left, on the French side, you can board the glacier Ferrand, which you climb until it becomes comfortable to return to the ridge. Continue for the latter, consisting of debris and rocks, without encountering difficulty up to the summit of Niblè (1.30 hour). If desired, it is possible to continue up to Punta Ferrand: the itinerary (F +) goes down to the col at an altitude of 3,295, bypassing two isolated towers on the Glacier du Ferrand. From the collar you go up then the southwest ridge up to the summit of Punta Ferrand m. 3348 (0.45 hours) Depending on the snow cover you have to evaluate whether to go up directly on the glacier or to keep to the right of the glacier continuing on the debris. Descent: along the ascent route or by crossing (5 hours). Descend the glacier moving gradually to the right up to a spur of rock that descends from the Ferrand peak pass it and aim to the Colle Sud dell'Agnello (3,090 m) from here first through a gully of debris e then by tracks of path up to the Vaccarone Refuge (m. 2741) From Vaccarone there is a good path almost flat, towards the south, which skirting the base the east side of Punta Ferrand and Monte Niblè leads us to the Clopaca pass (2,750 m). From here a winding path, first on steep meadows and then in the woods, brings us back to the parking lots near the Levi-Molinari Refuge. http://www.rifugiolevimolinari.it/senza-categoria/monte-nible.html refuge. MOUNT THABOR Connect to these hiking sites in Valsusa: Also called Mount Tabor) is a mountain delle Cottian Alps . The mountain is in the territory French since 1947 and is located between the municipality of Valmeinier southwest of Modane , in the department of the Savoy and the municipality of Névache in the department of High Alps . You can climb to the top starting from Narrow Valley e passing dal Terzo Alpini Refuge , and Rifugio Re Magi near which it is possible leave the car. Continue along the dirt road until to the Piano della Fonderia and from here proceed to the left always following the dirt road to the old Banchet iron mines. After the mine, with a short climb you reach 2,200 meters above sea level at the Planche bridge, then after crossing the stream, go up along Vallone del Desinare located at the base of the Grand Seru . The path follows the left bank of a small stream for a while cross after arriving to a plateau;, from here you proceed on a stony path in a series of coils that make you catch share quickly and then on plateaus, in the direction of the Chapel of Our Lady of the Seven Sorrows, now clearly visible, placed in proximity to the summit of Mount Thabor at 3.178 meters above sea level www.zannoni.to.it/valsusa/ Excursions and walks | Valsusa laboratory Giro del Lago del Moncenisio Al confine fra Italia e Francia si trova invece il Lago del Moncenisio. Adoro questo posto perché è ricco di tantissimi sentieri e percorsi che si diramano lungo diverse direzioni e si inerpicano lungo la montagna. Tutti ben chiari e segnalati, la maggior parte degli itinerari sono semplici e possono essere affrontati da chiunque. Questo lago in realtà non è di origine naturale, ma è stato realizzato in seguito alla creazione di una diga. Sotto le sue acque incontaminate, un tempo sorgeva un piccolo paese in pietra che è poi stato abbandonato. Oggi, quando il livello del lago è più basso, si può ancora vedere la punta del campanile della chiesa che vi fuoriesce. Uno dei percorsi più bello che ho fatto del Moncenisio è quello che parte dalla vecchia dogana francese. Potrai riconoscerla facilmente in quanto si tratta di un grosso edificio realizzato interamente in legno che si trova a sinistra salendo dall’Italia in direzione della Francia. Lascia la macchina nel piazzale posto dietro alla struttura e da lì imbocca la prima strada asfaltata che costeggia il piccolo paese in pietra ormai abbandonato. Escluso il tratto iniziale un po’ più ripido, il resto della passeggiata sale dolcemente lungo i pendii della montagna. Continuando lungo il sentiero principale, ben indicato da cartelli e segnali, raggiungerai il primo di uno dei tanti forti abbandonati che venivano costruiti per difendere e presidiare i territori dei due Paesi. Oggi molti di questi fortini sono stati lasciati a loro stessi e, con il passare del tempo, sono in parte o del tutto crollati. Altri invece possono essere visitati facendo però molta attenzione in quanto non sono presidiati. Continuando lungo il sentiero principale, dopo circa un’ora e mezza di cammino, potrai raggiungere un piccolo lago. Da questo sentiero è possibile ridiscendere e costeggiare la diga. Grazie ad una strada costruita proprio al di sopra di essa potrai passeggiare osservando dall’alto il panorama circostante. È facile imbattersi in gruppi di ragazzi che si lanciano dai pendii delle montagne con il paracadute. Dall’alto della diga, si può discendere lungo la parte bassa della montagna fino a raggiungere il pelo dell’acqua. Continuando in direzione della Francia, si può infine raggiungere il Piccolo Moncenisio. Durata del percorso: 4 ore circa. Il Sentiero Balcone in Val di Susa, il trekking più bello del Piemonte Il Sentiero Balcone è un percorso di 10 tappe e 250 km in Val di Susa, un trekking bellissimo nella natura selvaggia del Piemonte. Il Sentiero Balcone è uno dei più bei percorsi di trekking in Piemonte, nella Val di Susa. L’itinerario a piedi si snoda in 10 tappe, per un totale di 250 km, con prevedono passaggi lunghi e a volte impegnativi, per questo è adatto a escursionisti allenati e con tutta l’attrezzatura del caso. Mappa alla mano, si attraversano borghi delle Alpi piemontesi, si può dormire nei rifugi, esplorando l’alta Val di Susa, un territorio spesso incontaminato e selvaggio. Le 10 tappe del percorso possono essere fatte singolarmente, o unite in un lungo trekking, che prevede anche giornate da 9 ore di cammino e dislivelli impegnativi. I centri chiave sono Susa (punto di partenza e di arrivo), Sauze d’Oulx e Bardonecchia. Ecco un po’ di informazioni sul Sentiero Balcone. Il percorso del Sentiero Balcone Il Sentiero Balcone è un percorso di trekking in 10 tappe. È un itinerario escursionistico composto da sentieri antichi, mulattiere e strade di montagna. Questi sentieri, che erano stati abbandonati, sono stati recuperati dalla Comunità Montana Valle Susa e Sangone con un progetto che è durato dal 2007 al 2013; lo scopo è far diventare il Sentiero un motore per tuta l’Alta Valle. Si tratta di un anello escursionistico che parte e arriva a Susa ed ora è possibile percorrerlo tutto. Non c’è un senso di marcia consigliato: lungo l’itinerario ci sono i punti di ristoro, agriturismo, bivacchi e rifugi con buona frequenza e ci si può organizzare a seconda delle proprie esigenze. L’itinerario attraversa 14 comuni dell’Alta Valle Susa, con dislivelli che variano da 65 a 1300 metri, per un totale di oltre 7 mila metri di dislivello. In quota si trovano rifugi alpini. La copertura GSM è quasi totale. Le 10 tappe del Sentiero Balcone Le 10 tappe hanno distanze variabili, per u totale di 250 km. Le tappe. 1 – da Giaglione (Susa) a Cels (Exilles): 15,5 km, 4 ore 2 – da Cels (Exilles) a Salbertrand: 8,8 km, 2 ore e 30’ 3 – da Salbertrand a Jaffreau (Bardonecchia): 21,8 km, 5 ore e 30’ 4 – dallo Jaffreau al Borgo Vecchio di Bardonecchia: 20,3 km, 8 ore e 30’ 5 – da Bardonecchia a Chateau Beaulard: 19 km, 8 ore e 30’ 6 – da Chateau Beaulard a Cesana Torinese: 16,8 km, 5 ore 7 – da Cesana Torinese a Sauze di Cesana: 31,4 km, 9 ore 8 – da Sauze di Cesana a Pian della Rocca: 16,6 km, 6 ore 9 – da Pian della Rocca alla Testa dell’Assietta: 10,5 km, 3 ore 10 – dalla Testa dell’Assietta a Meana di Susa: 22,5 km, 6 ore e 30’ Sentiero Balcone, l’itinerario a piedi Il punto di partenza è Susa. È una meta raggiungibile in treno, così come Oulx, Bardonecchia e Torino. In sintesi da Susa (Giaglione) si imbocca la Val Clarea, poi si percorre il versante sinistro della Dora Riparia toccando i borghi di Exilles e Salbertrand, per giungere ad Oulx. Si sale poi in quota fino ai Bacini dello Jafferau; qui parte una tappa impegnativa per l’alpeggio di Pian delle Stelle attraverso il Passo di Rocce Verdi. Si scende a Bardonecchia e si sale poi verso il Colomion; giù al Rifugio Rey e Chateau Beaulard, con arrivo a Cesana Torinese. La tappa successiva porta a Claviere, la Val Gimont, discesa a Chabaud, Rhuilles e Thures in Val Thuras, attraversando i lariceti. Quindi si risale a Champlas du Col e a Sestriere, verso il comprensorio sciistico della Via Lattea; sin prosegue per Sauze d’Oulx e si entra nel Parco del Gran Bosco di Salbertrand, per raggiungere lo spartiacque tra la Val di Susa e la Val Chisone. Per il tratto finale si percorrono le antiche strade militari dall’Assietta verso il Colle delle Finestre per ridiscendere infine a Susa. Qui puoi scaricare il tracciato del sentiero balcone.kml Ti potrebbe interessare AD North Sails Giubbotto Uomo Blu griffeshop.com AD Questo è lo stipendio mensile del Papa Consigli e Trucchi Cosa portare in un trekking Se decidi di fare un trekking, ecco i nostri consigli, a partire dalla nostra Guida al Trekking . Uno zaino da almeno 50 litri (ecco cosa devi sapere per scegliere quello giusto ma anche come devi riempirlo per non farlo pesare troppo e come proteggerlo dalla pioggia ). Scarpe da trekking a collo alto (qui la nostra guida alle scarpe da camminata ). Asciugamano sportivo in microfibra e 2-3 magliette leggere (qui il nostro vocabolario dell’abbigliamento sportivo per districarsi tra i tessuti tecnici ). 2-3 pantaloni da trekking (qui spieghiamo quali caratteristiche devono avere ). 3 paia di calzettoni da trekking (per scegliere quelle più adatte leggi qui ). Giacca di tipo guscio per ripararsi dal vento e dal freddo (leggi la nostra guida sulle giacche impermeabili da trekking ). Felpa o pile (ecco i nostri approfondimenti sull’abbigliamento outdoor ). Bastoncini telescopici da trekking (ecco perché sono necessari ). Cappello e occhiali per proteggersi dal sole . Borraccia (ecco le migliori in acciaio inox) . Prodotti per igiene personale (e i detersivi per lavare l’abbigliamento ). Crema solare (qui i consigli per proteggerti in maniera efficace ). Kit primo soccorso: cerotti/Compeed per eventuali vesciche; bende; disinfettante; rotolo nastro adesivo. Mini torcia per muoversi di notte senza svegliare gli altri. Salita alla Sacra di San Michele
- SPORT INVERNALI | itinerari valsusa
SPORT INVERNALI SESTRIERE - VIALATTEA Sestriere https://www.vialattea.it/ Italian skiing was born in the Turin mountains in November del 1896 . The promoter of alpine skiing italian fu Adolfo Kind , Swiss chemical engineer and mountaineer, resident a Turin . Nel 1896 Adolfo Kind sent to be sent two pairs of Norwegian skis and after the exercises at Valentino and Monte dei Cappuccini, Kind climbed a Giaveno e reached the higher hamlets, passing through Prà Fieul to the top of the Monte Cugno of the Alpet . Nel 1899 was the vault of 3,000 meters: Mount Tomba, above the Moncenisio Lake. In January of 1906 the first Italian alpine station was inaugurated a Sauze d'Oulx , in the Alta Val di Susa. Since the beginning of the last century Bardonecchia turned out to be ideal terrain for the new sport. Nel 1909 the first championships were organized Italians of alpine skiing and a ski jump was built. Nel 1935 the town's first ski lift was built. Nel 1934 the municipality of was established from scratchSestriere (born with the name Sestrierès) and after forty years from the discovery of the new sport the first ski lifts of the municipality were built. Sestriere as well as being the seat of Turin 2006 , is a regular appointment of Alpine Ski World Cup , also hosting i world cup in 1997 . Val di Susa hosted i XX Winter Olympic Games which took place from 10 to 26 February 2006 . The Olympic Villages of have been builtSestriere e Bardonecchia, and the Bobsleigh, Luge and Skeleton track of Cesana. In Val di Susa the Snowboard competitions were held in Bardonecchia, Luge, Bob and Skeleton on the Cesana-Pariol slope, Biathlon in Cesana-Sansicario, Alpine skiing (women) in Sansicario-Fraiteve, Freestyle in Sauze d'Oulx and Alpine skiing (men) a Sestriere . A Sestriere the Alpine Skiing of the took placeIX Paralympic Winter Games which took place from 10 to 19 March 2006. Turin hosted nel 2007 the second Universiade after the summer premiere of 1959 . Alpine Skiing and Snowboarding took place in Bardonecchia and Biathlon in Cesana-Sansicario. Sauze d'Oulx The most important ski area in the Valley is la Milky Way with 400 kilometers of slopes and is located in the municipalities: Sestriere , Sauze d'Oulx , Claviere , Cesana -Sansicarius, Pragelato (municipality located in the Val Chisone) e Montgenèvre (municipality located in French territory). Another ski resort is Bardonecchia, with 100 kilometers of pistes, is divided in two districts: Melezet, Les Arnaud and Colomion (1,300 meters - 2,400 meters) and Jafferau (reaches an altitude of 2,800 meters). In Val di Susa there are also ski resorts minor: il Pian del Frais located at 1,500 meters in the municipality of Chiomonte has 22 kilometers of slopes. Val di Susa also offers cross-country skiing trails. Near the Sestriere there are the slopes di Pragelato (located in the valley floor of the Val Chisone ) used for the XX Olympic Winter Games for competitions cross-country and Nordic combined. The competitions of were also held in Pragelatoski jumping . In Bardonecchia there is the Assomont cross-country track located in the Narrow Valley , in Cesana Torinese the track is located in Val del Thuras. The runway Cesana Pariol , where the Bob, Skeleton and Luge competitions took place in the XX Winter Olympic Games , also hosted the Italian Championship tobogganing nel 2006 e nel 2007 . The facility will host the European Championship of sledding on January 12 and January 13 2008 , the Bobsleigh and Skeleton World Cup from 18 to 20 January and the Luge World Cup nel 2011 .Colle delle Finestre with Rocciamelone in the background. Nel 2018 , the rock medal was taken from the Valsusa mountains, an honor designed to reward the eleven Italian athletes who reached fourth place in their respective disciplines on the occasion of the Pyeongchang Winter Games .[17] Top slopes Runway 21 - Sansicario The track is almost 4 km long, starts as black and is exposed to the sun for the first stretch, the view of Mount Chaberton is breathtaking. It starts at an altitude of 2619 meters as soon as you get off the Rio Nero chairlift and immediately faces a technical wall that will make the most experienced skiers happy. The descent continues, widens and becomes first red and then blue. The landscape changes, you cross the forest and the area is more in the shade. The path is now blue and the changes in slope and width allow you to maintain high the fun. The arrival is at the beginning of the Baby chairlift in the village of Sansicario Fraiteve Olympique 18 - Sansicario We are talking about the track used for the Super Giant and women's downhill competitions of the Winter Olympics 2006. Almost 4 km of descents that have all the charm of the Olympic slopes. Following the high 79, which is a red one, you reach the official start of the Fraiteve Olympique 18 slope. It is a not too technical black, which alternates sections that are not too steep with walls a little more challenging like the Colombiere: departure of the Super G. Fun is guaranteed by the numerous changes in slope and direction. The track is wide and ends with a more shaded section in the woods until it reaches the village of Sansicario. Kandahar - Slalom slope Gianni Alberto Agnelli - Sestriere The name will immediately bring to the minds of fans the 97 World Ski Championships, with the great champions such as Compagnoni and Tomba. The track is that of the Men's and Women's Special Slalom of the World Cup. Adrenaline lovers you can't let it get away! The start is not very demanding until you reach the start of the races, from there the slope makes itself felt and accompanies us throughout the descent until the arrival, where the path is again gentler and reaches us the Cit Roc chairlift. Kandahar Banchetta Nasi - Sestriere slope It is considered the most beautiful track in the Milky Way area, where downhill races were held Torino 2006 men's olympic. We are on Monte Motta at 2800 meters and 914 meters of altitude are waiting for you that will hit you right in the heart. It's off to a great start down a steep wall that comes to a 63% gradient. The height gives us an unrivaled view of the Alps. The track continues past the arrival of the other chairlifts that stop further down, but it does not stop to surprise, the alternation of walls, jumps, curves, changes of slope and stretches in the woods they keep the fun high until the arrival which is located in Borgata 1886 meters. For the real experts, to go all in one breath! Gran piste Sauze Oulx - The longest track in the Milky Way Characteristic of this track is its length which allows us to cover a stretch of well 9 kilometers. It starts from Monte Fraiteve a 2700 meters and you go to cover 1300 meters in altitude. The track is red with some technical passages. Its length i changes in slope and passages in the woods will make you love it immediately. The finish is in Jouvenceaux a 1383 m. COLOMION - BARDONECCHIA Summer in Bardonecchia - Your holiday in the mountains (bardonecchiaski.com) Vallon Cros black slope, Bardonecchia It starts at 2395 m, after getting off the Vallon ski lift. Before starting the descent we advise you to stop a moment and enjoy the view which is something spectacular. The track is a very fun black one that starts right away with a nice wall quite challenging and ends with a slight slope that leads to the start of the ski lift. This part of the area is not very busy and gets the sun late, we recommend it if your legs aren't too tired, to enjoy the last runs of the day. catrina-vl.pdf cartinapiste-bardo.pdf
- itinerari valsusa | turismo
itinerari della valle di susa informazioni e guida turistica percorsi in auto e a piedi itinerari valsusa Sezione video Una raccolta di video divisi per categoria Scopri di piu' Sport invernali Siamo nelle valli olimpiche di Torino 2006 Scopri di piu' Eventi Sagre manifestazioni e molto altro Scopri di piu' Gallery photo Raccolta di foto per ammirare tutta la valle Scopri di piu' Storia in visita Le fortezze a difesa della valle, le chiese, le abbazie Scopri di piu' Vie ferrate Vie ferrate Vie ferrate Vie ferrate Rifugi Rifugi Rifugi Rifugi Parchi Parchi Parchi Parchi Scopri di più Scopri di più Scopri di più Scopri di più Abbonati alla nostra newsletter • Non perderti nulla! Email* Iscriviti Voglio iscrivermi alla tua mailing list. ROXYGRAPHIC
- LEGGENDE | itinerari valsusa
LEGGENDE Le leggende Alda La via Michelita Gli Angeli Lo scalone dei morti Il monte Musinè Cinque motivi per visitare la Sacra di San Michele La linea di San Michele Come Arrivo alla Sacra di San Michele Audioguida Video La Sacra di San Michele Alda La prima è quella più nota delle leggende è quella legata ad una fanciulla di nome Alda, una ragazza molto carina che sfuggì all’assalto dei soldati di Federico Barbarossa durante un tentativo di rapirla mentre lei saliva al monastero. La ragazza, pia e devota, si divincolò correndo verso la torre del tempio pregando gli Angeli e la Madonna che l’aiutassero. Si buttò nel vuoto, ma il suo appello venne accolto, così lei si salvò atterrando sana e salva. Dopo quell’episodio, sentendosi immortale, e in preda alla superbia, raccontò quanto successo, convinta che potesse rifare quel gesto ogni volta che ne avesse avuta voglia. Nessuno ci credeva, ma lei tornò sulla torre e si gettò nel vuoto. Morì sfracellandosi al suolo. Un detto locale dice che il pezzo più grande che ritrovarono di lei fu l’orecchio! Sacra di San Michele, Torre bell’Alda – Turista a due passi da casa Di quella torre oggi restano solo le rovine che vengono tuttora ricordati come Torre della bell’Alda. La via Michelita Anche le origini del santuario sono avvolte dalla leggenda. Come quella nota della Via Angelica detta anche Via Michelita. Si tratta del percorso medievale fatto dai pellegrini che percorrevano una ipotetica linea tra le Basiliche di Mont Saint Michel in Normandia e quella di Monte Sant’Angelo in Puglia. Tra le due, esattamente alla metà del cammino, si trova la Sacra di San Michele. Dista infatti 1000 Km dall’abbazia francese e altrettanti da quella pugliese. Narra la leggenda che questa via fu tracciata da una spada: quella di San Michele in lotta col demonio. A testimonianza ci sarebbe una fenditura che collega le tre basiliche a lui dedicate. Gli Angeli Sacra di San Michele – Turista a due passi da casa Un’altra storia fantastica legata alla Sacra torinese è quella che vuole la nascita della basilica dopo l’apparizione di alcuni Angeli. San Giovanni Vincenzo nel X secolo voleva costruire un’abbazia sul Monte Caprasio, ma le pietre che lui posava di giorno… sparivano la notte. Preso dal dubbio dei furti, una notte rimase sveglio e, con stupore vide apparire dal buio alcuni angeli, che prelevati i massi, li depositavano sul monte Pirchiriano. San Giovanni decise di abbandonare la costruzione nel luogo prescelto per quello indicato dagli Angeli. Da quel giorno i lavori non si interruppero più. Questa leggenda ricorda una simile che riguarda il Monastero di Hosoviotissa sull’isola di Amorgos, in Grecia. In questo caso, sarebbero spariti gli attrezzi da lavoro al capo del cantiere. Un giorno li trovò sulla roccia. Decise di costruire il Monastero proprio in quel punto. Tornando alla leggenda sulla Sacra di san Michele, si dice anche che lo scrittore Umberto Eco, abbia preso ispirazione da questo monumento per scrivere il suo capolavoro “Il nome della rosa”. Lo scalone dei morti Legato allo “Scalone” oggi conosciuto come Scalone dei Morti e che un tempo pare fosse nominato lo “Scalone dei Sorci” è la storia del vecchio sacrestano. Ogni sera era solito chiudere la porta d’ingresso per nulla intimorito dalla presenza degli scheletri e dai pipistrelli che volteggiavano tra i gradini e le nicchie. In una sera tempestosa, mentre saliva le scale, una folata di vento gli spense la torcia. Impaurito, l’uomo cominciò a cercare i gradini e un appoggio per salire il più in fretta possibile i gradini, ma un’altra folata di vento gli chiuse la porta. Nel buio più totale sentì lo sfregamento di ossa sulla pietra. Terrorizzato cominciò ad urlare, affinché l’Abate, che si era tardato nelle preghiere, andò in suo soccorso. Quando lo trovò, il sacrestano raccontò di uno scheletro che si muoveva sullo scalone. Si fece coraggio e si avvicinò con la torcia a quello che sembrava un morto vivente, in realtà era solo un topo che si era intrufolato nel teschio. Il roditore si era spaventato per i rumori e correndo via, fece rotolare il teschio per lo scalone. Il monte Musinè Infine c’è una leggenda che riguarda il Monte Musinè, una montagna vicina alla Sacra, e alla consacrazione della Chiesa. Tutto riporta al Vescovo Amicone che andò a consacrare il tempio sul monte Pirichiano, di fronte al Musinè. Quella notte gli abitanti della valle assistettero ad uno spettacolo misterioso: videro nel cielo scie di fuoco che illuminarono la chiesa, dando l’idea di un incendio. La chiesa di San Michele è costruita sul Monte Pirichiano, derivazione di Porcarianus o monte dei Porci, mentre Musinè è un termine dialettale piemontese e significa “asinello”. Il bene di fronte al male, il drago di fronte a San Michele. Può essere questa l’interpretazione di questa leggenda. La Sacra di San Michele si trova a Sant’Ambrogio di Torino, all’inizio della Val di Susa. https://touristainitalia.com/2022/09/05/sacra-di-san-michele-misteri-e-leggende/
- VIA FRANCIGENA | itinerari valsusa
VIA FRANCIGENA Sono 5 itinerari della Via Francigena che puoi percorrere in Val di Susa:- Colle del Moncenisio-Susa;- Colle del Monginevro-Susa*;- Susa-Chiusa San Michele;- Sant’Ambrogio di Torino-Rivoli;- Bussoleno-Alpignano. COLLE DEL MONCENISIO – SUSA 1. COLLE DEL MONCENISIO – MONCENISIO LANSLEBOURG-MONT-CENIS Km 9,4 / Dislivello – 656 Valicato il colle del Moncenisio e lasciati alle spalle il lago i tornanti della gran scala e la Piana di San Nicolao, dopo i resti della galleria della ferrovia Fell, al ricovero 4 si imbocca la secolare Strada Reale, mulattiera che conduce al caratteristico borgo alpino di Moncenisio. Noto in passato come Ferrera, si sviluppò grazie al ruolo strategico di tappa obbligata lungo la via: il percorso ecomuseale e la Parrocchiale di San Giorgio permettono di approfondire la sua storia al servizio del colle. 2. MONCENISIO – NOVALESA PARTENZA: NOVALESA | ARRIVO: VENAUS Km 6,9 / Dislivello – 619 Poco a valle riprende la Strada Reale, che scende sino a Novalesa: qui il paesaggio boschivo della Val Cenischia si apre in alcuni tratti alle splendide gorge e alle cascate del torrente omonimo. Percorrendo la Via Maestra, dalla caratteristica lastricatura, si osservano le testimonianze del suo storico passato di luogo di sosta e transito verso il Colle del Moncenisio: l’architettura interna e gli affreschi degli stemmi araldici delle antiche locande; la Parrocchiale di Santo Stefano, con la sua ricca collezione di tele donate da Napoleone e il capolavoro di oreficeria dell’Urna di Sant’Eldrado; il Museo di Arte Religiosa Alpina e il Museo Etnografico di Vita Montana. Superato l’abitato è d’obbligo la deviazione all’Abbazia di Novalesa, titolata ai SS. Pietro e Andrea, tra le più antiche fondazioni monastiche benedettine dell’arco alpino (726 d.C.): nel suo parco sorgono alcune cappelle campestri di rara bellezza come la Cappella di Sant’Eldrado (XII sec.), mentre parte del complesso abbaziale è sede del Museo Archeologico. 3. NOVALESA – VENAUS – MOMPANTERO PARTENZA: NOVALESA | ARRIVO: VENAUS Km 7,1 / Dislivello – 252 Da Novalesa il cammino prosegue lungo la carrozzabile sino a Venaus, con la sua neogotica Parrocchiale di San Biagio. Il borgo è noto per la tradizionale Danze delle Spade e degli Spadonari, che si svolge a febbraio e affonda le radici in tradizioni pre-cristiane: il copricapo adorno di coloratissimi fiori e la gestualità sono legati ai riti invernali per propiziare la primavera. Una piacevole strada secondaria delimitata da muretti a secco attraversa prati e vigne sino alla frazione San Giuseppe di Mompantero, ai piedi del monte Rocciamelone. L’abitato di Mompantero è dominato dal moderno Santuario della Madonna del Rocciamelone, sorto nei pressi dell’antica mulattiera che conduce alla vetta sacra per eccellenza della Valle di Susa (3538 m): venerata sin dall’epoca celtica, nel 1358 fu raggiunta dall’astigiano Bonifacio Roero che vi collocò il prezioso Trittico del Rocciamelone, mentre nel 1899 venne issata sulla cima una statua bronzea della Vergine. COLLE DEL MONCENISIO – SUSA 4. MOMPANTERO – SUSA Km 1,3 / Dislivello – 65 Da San Giuseppe una strada secondaria carrozzabile conduce in località Passeggeri, poco a monte di Susa, convergendo su quella proveniente dal Monginevro ed entrando nella storica Piazza Savoia. La città, ricca di testimonianze romane e medioevali, sorse alla confluenza dei due assi stradali che conducevano da un lato ai colli più importanti verso la Francia, dall’altro verso Torino: la sua posizione strategica fece sì che sin dall’antichità diventasse un punto di riferimento per l’intera valle. La storia millenaria di Susa si ripercorre attraverso importanti vestigia quali l’Arco di Augusto, l’arena romana, la cinta muraria, la Porta Savoia, gli scavi archeologici e il Castello, residenza della contessa Adelaide di Torino, moglie di Oddone di Savoia-Moriana. La Cattedrale di San Giusto e l’imponente torre campanaria dalla slanciata cuspide ottagonale sono frutto di un complesso architettonico stratificato nel tempo, dal 1029 – anno di fondazione dell’abbazia benedettina – agli interventi gotici e neogotici tra il XIII e il XIX sec.: stratificate campagne decorative si rivelano all’esterno, come L’entrata di Cristo in Gerusalemme (XV sec., attribuita ai Serra di Pinerolo) e i Medaglioni dei Santi e profeti; preziose tele, ricchi altari e il coro ligneo trecentesco arricchiscono gli interni. A poca distanza sorgeva il Priorato di Santa Maria Maggiore, la più antica chiesa battesimale della Valle di Susa, di cui rimane il campanile romanico; altra testimonianza del patrimonio religioso segusino sono inoltre la Chiesa e il Convento di San Francesco, fondato secondo tradizione dallo stesso Francesco d’Assisi in occasione del suo passaggio nel 1214. Sulla sponda sinistra della Dora Riparia, infine, sorge la barocca Chiesa della Madonna della Pace, o Chiesa del Ponte, i cui locali attigui ospitano il Museo Diocesano di Arte Sacra con importanti collezioni: il Tesoro della Cattedrale di San Giusto, il Tesoro della Chiesa del Ponte, le Oreficerie, la Statuaria e i Tessili. COLLE DEL MONGINEVRO – SUSA 1. COLLE DEL MONGINEVRO – CLAVIÈRE Km 2,4 / Dislivello – 90 Il Colle del Monginevro, mons Matronae per gli antichi romani è lo storico valico dalla Francia all’Italia: superato Montgenèvre, dal cippo che indica 2010 km a Santiago de Compostela e 914 km a Roma si entra in Valle di Susa attraversando Clavière, centro turistico e sciistico del comprensorio Vialattea dominato dall’imponente monte Chaberton. 2. CLAVIÈRE – CESANA TORINESE Km 5,1 / Dislivello – 415 Il sentiero tracciato percorre le suggestive Gole di San Gervasio (attraversabili anche sullo scenografico Ponte Tibetano), seguendo il letto del torrente sino alla strada asfaltata poco a monte di Cesana Torinese. Si attraversa il centro del borgo alpino sino alla Parrocchiale di San Giovanni Battista, dominante l’abitato e caratterizzata da un maestoso campanile in stile romanico delfinale e, all’interno, da un soffitto ligneo a cassettoni riccamente decorato risalente al 1678. Il percorso prosegue su una strada sterrata, a monte e parallela alla statale, raggiungendo le caratteristiche frazioni Mollieres e Solomiac. 3. CESANA TORINESE – OULX Km 13,4 / Dislivello – 267 Un breve tratto lungo la statale, dall’incrocio per Fenils, permette di imboccare un’altra sterrata che porta al bivio di Amazas. Da qui, evitando l’incrocio autostradale, si sale verso la località San Marco e, in discesa, si giunge alla Parrocchiale di Santa Maria Assunta che, con la Torre Delfinale (XV sec.), domina l’abitato di Oulx. Un tempo sede della Prevostura di San Lorenzo (XI sec.), questo borgo divenne una delle sedi principali degli Escarton, un’autonoma forma amministrativa del territorio, ricordata ancora oggi con la Fiera Franca, la più antica della Valle di Susa, concessa nel 1494 dal re di Francia come risarcimento dei danni subiti per il passaggio degli eserciti.COLLE DEL MONGINEVRO – SUSA 4. OULX – SALBERTRAND Km 7,2 / Dislivello – 31 L’itinerario continua lungo la strada asfaltata, si supera la frazione Gad, quindi si seguono le indicazioni per il Sentiero dei Franchi (percorso escursionistico montano che porta alla Sacra di San Michele) sino alla deviazione per Salbertrand: il paese è sede del Parco Naturale Gran Bosco, una delle più vaste abetaie bianche d’Europa, e dell’Ecomuseo Colombano Romean, che prevede nei suoi percorsi la visita agli splendidi affreschi cinquecenteschi della Parrocchiale di San Giovanni Battista e della Cappella di San Cristoforo nella frazione Oulme. 5. SALBERTRAND – EXILLES Km 6,2 / Dislivello – 174 Proseguendo lungo il Sentiero dei Franchi si giunge alla frazione Sapè, da cui si devia per scendere a Exilles, borgo caratterizzato dall’intatta architettura alpina in pietra e legno e dominato dall’imponente omonimo Forte (XII sec.). Sulla piazza centrale sorgono la torre campanaria romanica e la Parrocchiale di San Pietro Apostolo, con un ricco altare maggiore del 1681; interessante è anche la piccola Cappella di San Rocco all’uscita del paese, forse frutto di un rimaneggiamento di un edificio preesistente. 6. EXILLES – CHIOMONTE Km 7,5 / Dislivello – 123 Il percorso prosegue costeggiando il Forte, percorrendone in discesa parte della rampa orientale di accesso, e guadagna l’antico tracciato che porta all’attraversamento della Dora Riparia. In lontananza, sulla sinistra, si scorgono il vecchio e il nuovo altissimo ponte che scavalcano le Gorge della Dora: poco dopo il tracciato lo percorre a ritroso, accostandosi alla riva sinistra del fiume. Seguono un tratto pianeggiante e, in discesa, un suggestivo attraversamento dei terrazzamenti dei vigneti di Avanà, vino autoctono recentemente riscoperto e valorizzato: oggi questo tratto si caratterizza per l’ardita coesistenza tra una civiltà quasi scomparsa e gli aerei viadotti della moderna autostrada del Frejus. Si raggiunge quindi Chiomonte, un tempo residenza estiva del Vescovo di Pinerolo: il centro storico è uno straordinario gioiello di cortili, porticati, vicoli e antichi palazzi nobiliari come Casa Ronsil e Palazzo Levis, sede della Pinacoteca Civica; la Cappella di Santa Caterina, un tempo dedicata al Battista, è ciò che resta dell’ospedale gerosolimitano: decorata internamente in epoca barocca, vi sono affreschi frammentari del XIV sec., mentre l’esterno presenta ornature ad archetti pensili e un portale duecentesco polilobato. La Parrocchiale di Santa Maria Assunta, affiancata da un maestoso campanile in stile romanico delfinale, presenta pregiati arredi lignei tipici del barocco alpino come il coro e il seggio pastorale, opere di Jacques Jesse di Embrun, la porta principale di Eymon Lord, il retable a colonne tortili dell’altare del Rosario (1682) di Cheffrey Faure. Lungo la via centrale si trova una splendida fontana in pietra risalente al 1544, dotata di quattro getti di acqua freschissima: il viandante potrà rifornirsene per il cammino successivo, poiché fino a Susa non si incontreranno altre possibilità di dissetarsi.COLLE DEL MONGINEVRO – SUSA 7. CHIOMONTE – SUSA Km 7,2 / Dislivello – 248 La tappa Chiomonte – Susa non è percorribile poichè attraversa terreni di proprietà privata nei quali è vietato l’ingresso. SUSA – CHIUSA SAN MICHELE 1. SUSA – MOMPANTERO Km 1,5 / Dislivello – 7 Lasciate alle spalle le vestigia romane e medioevali di Susa dalla stazione ferroviaria si procede in direzione di Urbiano, frazione di Mompantero: antico insediamento testimoniato dai resti di un acquedotto romano, è noto per il folkloristico rito legato alla festa dell’orso che si tiene tra la fine di gennaio e la prima settimana di febbraio, detto Fora l’ours!, durante il quale si celebra l’imminente uscita dall’inverno con la cattura dell’orso risvegliatosi dal letargo. 2. MOMPANTERO – BUSSOLENO Km 6,9 / Dislivello – 53 Il percorso prosegue verso San Giuliano e Chiodo, frazioni di Susa, attraversando cascine e prati coltivati, sino a raggiungere le prime abitazioni di Foresto (Comune di Bussoleno) e la Cappella della Madonna delle Grazie, il cui ciclo affrescato sulla vita della Vergine è attribuito al tolosano Anthoyne de Lhonye, attivo in Valle di Susa intorno al 1462. Una breve deviazione conduce alla Riserva Naturale dell’Orrido di Foresto, una suggestiva gorgia scavata dal millenario passaggio dell’acqua: nei suoi pressi rimangono i ruderi di un mulino e di un lazzaretto. Superata sulla destra la sede del Parco Orsiera Rocciavrè, l’Antica Strada di Foresto conduce a Bussoleno. Oltrepassata la stazione ferroviaria – vicino alla quale è possibile visitare il FERALP-Museo del Trasporto Ferroviario attraverso le Alpi – si prosegue sino al ponte sulla Dora Riparia che immette nel borgo medioevale, dove sono ben visibili i resti della cinta muraria, la porta d’ingresso e, lungo la via principale, alcune abitazioni che ispirarono il D’Andrade per il Borgo Medioevale di Torino: Palazzo Allais, Casa Amprimo, detta anche Locanda della Croce Bianca, e Casa Aschieri. La Parrocchiale di Santa Maria Assunta (XII sec.), affiancata dal campanile romanico, presenta all’interno arredi lignei barocchi e interessanti dipinti del Morgari e di Gentileschi, testimonianza della riedificazione settecentesca a opera dell’architetto lorense De Willencourt. 3. BUSSOLENO – SAN GIORIO DI SUSA Km 3 / Dislivello – 18 Usciti da Bussoleno e attraversata la SS24, un percorso su strada sterrata fra campi e vigneti conduce a San Giorio di Susa, riconoscibile dal Castello medioevale sulla collina. Sono moltissime le tracce del suo ruolo di via di transito: la Cappella di San Sebastiano, la Garitta, antico edificio con finestra a bifora e arcone, la Parrocchiale di San Giorgio martire con il campanile romanico, la casaforte; tra gli affreschi che decorano la Cappella di San Lorenzo, fondata nel 1328 e detta anche del Conte, spiccano i simboli del pellegrinaggio: la visita dei re Magi e San Cristoforo. Anche in questo borgo è viva la tradizione degli Spadonari e della Danza delle Spade, che si svolge in primavera in occasione della festa patronale di San Giorgio martire.SUSA – CHIUSA SAN MICHELE 4. SAN GIORIO DI SUSA – VILLAR FOCCHIARDO Km 6 / Dislivello – 5 Lasciato alle spalle l’abitato, una strada campestre incrocia la vecchia comunale, delimitata da muretti in parallelo alla SS24. La sterrata alla sua sinistra prosegue fra campi di mais, orti e vigne per giungere alla zona del Malpasso, che la tradizione popolare evoca come luogo abitato da briganti che assalivano i viandanti: il percorso evita la statale sino all’incrocio con la strada della borgata Pianverso. Una breve deviazione conduce a valle alle cascine Roland e Giaconera, storici luoghi di sosta e di cambio cavalli, a monte alle Certose di Banda e di Montebendetto, fra i più antichi insediamenti certosini piemontesi. Proseguendo si attraversa invece il centro abitato di Villar Focchiardo con la Parrocchiale di Santa Maria Assunta, esempio di barocco settecentesco tipico della corte sabauda, che testimonia lo stretto legame con la famiglia committente dei Carroccio. Il paese, fra i più importanti produttori di castagne di qualità nel territorio valsusino e piemontese, è noto per la storica Sagra del Marrone. 5. VILLAR FOCCHIARDO – SANT’ANTONINO DI SUSA Km 3,5 / Dislivello – 39 Raggiunta la frazione Comba si segue l’Antica Strada di Francia fino a Sant’Antonino di Susa. La piazza principale è dominata dall’imponente facciata della Parrocchiale di Sant’Antonino martire, una delle più antiche chiese della valle e sede dei canonici ospitalieri di Sant’Antonino della Valle Nobilense: la struttura architettonica presenta elementi tipici dell’XI sec., come la torre campanaria, ed è arricchita da cicli pittorici trecenteschi. 6. SANT’ANTONINO DI SUSA – VAIE Km 1,7 / Dislivello + 1 Proseguendo lungo la stessa via il cammino conduce a Vaie, noto per la produzione tipica del canestrello, biscotto fragrante cotto su appositi ferri a tenaglia. Un interessante percorso archeologico e naturalistico conduce al Santuario di San Pancrazio (XI sec.) e si conclude al Museo di Archeologia sperimentale.SUSA – CHIUSA SAN MICHELE 7. VAIE – CHIUSA SAN MICHELE Km 3,1 / Dislivello – 4 L’Antica Strada di Francia porta inoltre a Chiusa San Michele: il suo nome è legato ai resti delle Chiuse Longobarde, teatro di scontro fra Carlo Magno e Desiderio, e alla dipendenza dalla Sacra di San Michele, che domina il paese dal monte Pirchiriano. A destra della settecentesca Parrocchiale di San Pietro apostolo, tra campi coltivati e boschi si snoda la storica mulattiera, delimitata a tratti da muretti in pietra a secco, che raggiunge in circa 2 ore l’abbazia clusina. L’imponente Sacra di San Michele (983-987 d.C.), monumento simbolo del Piemonte, è una delle più importanti architetture romaniche europee, centro di cultura monastica e mèta secolare di pellegrinaggio internazionale: la Loggia dei Viretti, lo Scalone dei Morti, il Portale dello Zodiaco, l’affresco dell’Assunzione della Vergine, le cinquecentesche tavole del trittico di Defendente Ferrari, le pale del cremonese Antonio Maria Viani sono tra gli elementi che contraddistinguono l’edificio sacro, frutto di secolari interventi e campagne decorative che culminarono nel 1889 con il grande restauro di Alfredo D’Andrade. 7 B. VALGIOIE – GIAVENO Dalla Sacra di San Michele un’interessante variante al percorso francigeno prevede la discesa in Val Sangone valicando il Colle Braida: superato Valgioie, situato in posizione panoramica e immerso in uno splendido panorama paesaggistico delle montagne del Gruppo dell’Orsiera-Rocciavrè, il percorso giunge a Giaveno. Oggi cittadina residenziale, dipese in passato dalla Sacra di San Michele che qui aveva un castello abbaziale, di cui sopravvive un tratto di mura con le tre torri di difesa: la parte antica della città si raccoglie attorno alla Collegiata di San Lorenzo Martire (1622), alla Chiesa dei Batù (XVI sec.) e alla Torre dell’Orologio. SANT’AMBROGIO DI TORINO – RIVOLI 1. SANT’AMBROGIO DI TORINO – AVIGLIANA Km 4 / Dislivello + 16 Dal complesso monastico una mulattiera attraversa la frazione San Pietro e in discesa, lungo gli ampi tornati tappe della Via Crucis, giunge a Sant’Ambrogio di Torino, il cui borgo medioevale è ben leggibile nell’intatta cinta muraria, nelle torri di avvistamento (XIII sec.) e nel Castello abbaziale (XII sec.), in posizione dominante sul paese. Di notevole pregio artistico e architettonico è la Parrocchiale di San Giovanni Vincenzo, eremita fondatore della Sacra: l’impianto interno, la cupola e la facciata sono settecenteschi su progetto del Vittone, mentre il campanile, costruito forse su precedente edifico a uso militare, presenta lo stile sobrio dell’originale romanico. Il percorso prosegue attraversando la via principale di Sant’Ambrogio sino a raggiungere il Museo del Dinamitificio Nobel: interessante esempio di architettura industriale d’inizio Novecento, ha ospitato dal 1872 al 1965 la fabbrica di esplosivi più importante d’Europa. L’abitato è raggiungibile anche da Chiusa San Michele seguendo l’Antica Via di Francia, che costeggia la base del monte Pirchiriano: da qui la ferrata Carlo Giorda sale verso la Sacra di San Michele. Superato il Dinamitificio la strada porta al centro storico di Avigliana. Il cuore medioevale della città è Piazza Conte Rosso, caratterizzata dall’antico pozzo, dagli edifici in cotto e porticati e dominata dall’alto dal Castello arduinico (X sec.): dote della Comitissa Adelaide di Susa ai Savoia, divenne avamposto delle ambizioni della dinastia sul torinese e infine smantellato dai francesi nel 1690. La Parrocchiale di San Giovanni (XIII sec.) conserva pregevoli opere come il cinquecentesco pulpito ligneo e le tele di Defendente Ferrari; nei pressi della chiesa è inoltre possibile osservare la Torre dell’orologio: nel 1330 vi fu collocato il primo orologio pubblico del Piemonte. Tra gli edifici sacri di Avigliana si segnalano il seicentesco Santuario della Madonna dei Laghi, costruito sul luogo dove sorgeva un pilone votivo mèta di pellegrinaggio già dal XIV sec.; la Chiesa di San Pietro (XII sec.) con l’affascinante stratificazione di affreschi databili tra l’XI e il XV sec.; la Chiesa di Santa Maria Maggiore, di impianto romanico con modifiche in chiave gotica del XIV sec. Il cammino prosegue tra i vicoli medioevali del centro storico nei pressi del Palazzo del Beato Umberto, costruito in seguito a un lascito del 1347 e sede dell’antico Ospedale, in cui venivano ospitati i pellegrini che transitavano sulla Via Francigena.SANT’AMBROGIO DI TORINO – RIVOLI 2. AVIGLIANA – BUTTIGLIERA ALTA Km 2,9 / Dislivello – 32 Raggiunta Piazza del Popolo e attraversato Corso Laghi, l’Antica Via di Francia prosegue pianeggiante tra i campi sino alla frazione Ferriera di Buttigliera Alta: oltrepassato il cavalcavia ferroviario, la strada arriva alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso. Buttigliera, sorto a ridosso della collina morenica, fu borgo dipendente da Avigliana fino al 1619, ma la sua storia è strettamente legata alla presenza della Precettoria: il complesso ospedaliero sorse a partire dal 1188 per volere dell’ordine di Sant’Antonio di Vienne, che si dedicava all’assistenza dei pellegrini sulla Via Francigena e alla cura dei malati di ergotismo (il “fuoco di Sant’Antonio”); sostenuto nei secoli dai Savoia, la sua conduzione passò all’Ordine Mauriziano, cui ancora oggi appartiene. Lo stile gotico, gli elementi in cotto alle finestre e alle chiavi di volta e la celebre facciata a ghimberghe ne fanno uno dei monumenti più suggestivi del Piemonte; all’interno, oltre al polittico di Defendente Ferrari, tra le campagne decorative databili tra l’XII e il XV sec. spicca l’opera pittorica di Giacomo Jaquerio: la Madonna in trono, le Storie di San Biagio, il ciclo della Passione. 3. BUTTIGLIERA ALTA – ROSTA Km 2,6 / Dislivello + 4 Il cammino prosegue in direzione di Rosta, oltrepassando la stazione ferroviaria e costeggiando la stessa sino alla svolta per Rivoli: sorto in epoca romana lungo la Via ad Galliam da Torino al Monginevro, nel Medioevo divenne in parte dipendente da Rivoli e in parte assoggettato alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, fino ad acquisire la propria autonomia nel XVII sec. 4. ROSTA – RIVOLI Km 4,1 / Dislivello + 77 Da qui la strada costeggia una zona ricca di campi coltivati, boschi e zone residenziali alle pendici della morena su cui sorge il nucleo più antico di Rivoli: le sue origini romane sono testimoniate da significativi reperti lungo la Via ad Galliam verso Rosta, mentre l’abitato medioevale sorse sulle pendici della collina dominata dal Castello dell’XI sec., oggi imponente edificio barocco progettato nel Settecento da Filippo Juvarra ma rimasto incompiuto; dopo il restauro dell’architetto Andrea Bruno, terminato nel 1984, questa Residenza Sabauda è divenuta sede del più importante museo italiano dedicato all’arte contemporanea, con una prestigiosa collezione permanente, eventi e mostre di richiamo internazionale. Lungo le storiche vie selciate della città sono ancora molte le testimonianze del ricco passato: la Casa del Conte Verde, dimora di Amedeo VI di Savoia, gioiello trecentesco dalla facciata decorata con motivi antropomorfi e floreali in cotto; la seicentesca Chiesa di Santa Croce, con tracce di un’antica confraternita medioevale attiva come istituzione ospedaliera; Palazzo Piozzo Rosignano, eretto nel 1788 come residenza del Cancelliere del Gran Priorato dell’Ordine di Malta; la Torre della filanda, una delle testimonianze più importanti dell’architettura medioevale rivolese.SANT’AMBROGIO DI TORINO – RIVOLI 4 B. RIVOLI – ALPIGNANO A questo punto la Via Francigena continua in direzione di Collegno, giungendo alle porte di Torino. Una bella variante paesaggistica parte dalla frazione Bertassi fra Sant’Ambrogio di Torino e Avigliana, dove un percorso segnalato attraversa la Palude dei Mareschi, zona umida che prelude al Lago Grande e area protetta del Parco Naturale dei Laghi di Avigliana. Una strada sterrata presso un’area di sosta svolta in direzione della collina, lungo il sentiero del monte Capretto: a un incrocio con un’edicola votiva lo si abbandona, proseguendo alla base del colle su cui sorge il Castello arduinico, e con breve salita si raggiunge Piazza Conte Rosso in Avigliana. Una “bretella” di collegamento tra le Vie Francigene della Valle di Susa parte dalla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, percorre la Strada Antica di Alpignano e oltrepassa la SS25: la sterrata si inoltra in una zona di boschi e coltivi e costeggia nell’ultimo tratto la Dora Riparia, sino al Ponte Vecchio di Alpignano. BUSSOLENO – ALPIGNANO 1. BUSSOLENO – CHIANOCCO Km 1,3 / Dislivello + 7 Il cammino francigeno lungo la sinistra orografica della Dora Riparia parte da Bussoleno e costeggia la linea ferroviaria, sino a raggiungere la frazione Grangia di Chianocco. Il percorso prosegue su strada asfaltata passando davanti all’antica casaforte (XII sec.), interessante esempio di architettura civile romanica. Situato all’imbocco della Riserva dell’Orrido di Chianocco, il paese è composto da numerose frazioni ma il suo cuore più antico in località Campoasciutto è caratterizzato dal maestoso complesso fortificato del Castello (XIII sec.) e dall’antistante Parrocchiale di San Pietro Apostolo, sorta in seguito all’alluvione che distrusse quella romanica, di cui rimane solo la torre campanaria; degna di nota è anche la Cappella cimiteriale di Sant’Ippolito (XI sec.), decorata da pregevoli affreschi databili XV sec. 2. CHIANOCCO – BRUZOLO Km 2,7 / Dislivello – 15 La strada scende verso la frazione Vindrolere e, attraversando una zona ricca di orti, coltivi, boschi e vigneti, tocca le prime abitazioni di Bruzolo: si passa accanto a un’antica fucina azionata da un sistema idraulico, una delle più complesse architetture protoindustriali della Valle di Susa. Tra gli edifici degni di nota la settecentesca Parrocchiale di San Giovanni Evangelista e il Castello (XIII sec.), trasformato nel tempo in residenza signorile delle famiglie fedeli alla corte sabauda e sede della firma dei Trattati di Bruzolo (1610) fra il duca di Savoia e il re di Francia 3. BRUZOLO – SAN DIDERO Km 2,3 / Dislivello – 6 Attraversato l’abitato, la strada continua in discesa imboccando a sinistra la carrozzabile che costeggia le pendici della montagna lungo la quale si sviluppa il comune di San Didero: antico possesso feudale di famiglie legate ai Savoia, il nucleo più antico sorge attorno alle mura merlate del massiccio torrione della casaforte, forse mastio di un castello scomparso; la Parrocchiale di San Desiderio, in posizione panoramica, fu alle dipendenze della Prevostura di Oulx.BUSSOLENO – ALPIGNANO 4. SAN DIDERO – BORGONE SUSA Km 2,8 / Dislivello – 36 Superata la casaforte, il percorso prosegue in direzione di Borgone Susa. Poco prima dell’abitato, un’interessante deviazione porta al Maometto, suggestivo luogo dalle radici antiche: nei pressi di una radura si trova una roccia scolpita raffigurante un personaggio a braccia aperte, che la tradizione popolare ha identificato con il profeta arabo ma più probabilmente si tratta della latina divinità agreste Silvano. Il cammino costeggia la linea ferroviaria e giunge nella piazza principale del paese dove sorge il seicentesco Palazzo Montabone, sede del Municipio; si oltrepassa la Parrocchiale di San Nicola di Bari e, con una deviazione al di sotto del cavalcavia, la strada conduce al Ponte di Sant’Antonino – possibile collegamento dei percorsi francigeni – e alla frazione San Valeriano: qui sorge l’omonima cappella romanica (XII-XII sec.) con la decorazione absidale del Cristo Pantocratore. 5. BORGONE SUSA – CONDOVE Km 6,5 / Dislivello + 2 Un breve tratto di pista ciclabile parallelo alla SS24 porta alla località Molere, dove una sterrata si inoltra fra i prati: la deviazione a sinistra permette di costeggiare la montagna su strada pianeggiante sino alle frazioni Grangetta e Poisatto e all’area pic-nic sul torrente Gravio. Un largo marciapiede lungo la statale conduce alle porte di Condove, uno dei centri più grandi della valle, composto da 74 borgate montane: alcune di queste presentano ricche testimonianze artistiche come la Cappella di San Bernardo al Laietto (1430), la Parrocchiale di San Saturnino a Mocchie e la romanica Cappella di San Rocco, già Santa Maria del Prato; ai piedi della dorsale rocciosa si può invece ammirare il Castello del Conte Verde: citato dal XIII sec. come dipendenza del monastero di San Giusto di Susa, ebbe ruolo difensivo e residenziale. 6. CONDOVE – CAPRIE Km 2,7 / Dislivello – 15 La carrozzabile arriva quindi all’abitato di Caprie, il cui nome trae origine dal sovrastante monte Caprasio, raggiungibile con percorso escursionistico dalla frazione Celle: è un luogo suggestivo per la presenza della grotta eremitica di San Giovanni Vincenzo, fondatore della Sacra di San Michele, e della Chiesa di Santa Maria Assunta, che presenta una cripta con affreschi del X sec. Il cammino principale prosegue sulla pista ciclabile affiancata al lungo rettilineo stradale che conduce alla frazione Novaretto: l’ottocentesca Parrocchiale dei SS. Rocco e Sebastiano offre un’interessante bicromia data dall’alternanza di bande nere e bianche, mentre internamente spicca la ricca struttura a cassettoni della navata centrale.BUSSOLENO – ALPIGNANO 7. CAPRIE – VILLAR DORA Km 6 / Dislivello – 15 Superate le ultime abitazioni di Novaretto, la strada diventa sterrata e costeggia la Collina della Seja. Per evitare la trafficata SS24, un facile sentiero sale alla frazione Torre del Colle di Villar Dora, costruita nel 1289 per iniziativa di Amedeo V di Savoia allo scopo di difendere l’attraversamento della Dora Riparia: su questa dorsale, in una zona boscosa sorge la Cappella di San Pancrazio, affrescata con un ciclo pittorico di fine XV sec. Quindi il percorso scende e incrocia una via secondaria che conduce al centro storico del paese, dominato dal maestoso Castello Provana: frutto dell’unione di tre caseforti più antiche, a partire dal XIII sec. fu interessato da ampliamenti e rivisitazioni in chiave neogotica; poco distante sorge anche la Parrocchiale dei SS. Vincenzo e Anastasio, parzialmente ricostruita nel Seicento, con alcuni importanti arredi e tele da ricondurre alla committenza della famiglia Provana. Da segnalare, infine, il Museo della preistoria della Dora Riparia. 8. VILLAR DORA – ALMESE Km 0,7 / Dislivello + 6 Proseguendo lungo la strada principale si entra in Almese: l’insediamento di epoca romana è testimoniato dal ritrovamento in località Rivera di una Villa, tra le più importanti dell’edilizia residenziale latina in Piemonte. Di grande interesse storico lungo il cammino è il Ricetto di San Mauro, risalente al XIV sec. Nato allo scopo di difendere il preesistente edificio monastico, ne ha inglobato parte delle strutture: il campanile fu infatti trasformato in torre, mentre il corpo principale divenne il mastio del nuovo castello, circondato da due cinte murarie e sfruttato come ricetto. 9. ALMESE – CASELETTE Km 6,3 / Dislivello – 31 Seguendo la pista ciclabile che attraversa la frazione Milanere si prosegue su una carozzabile poco trafficata, costeggiando le pendici del monte Musinè sino all’ingresso di Caselette: a destra, su uno sperone roccioso, svetta il complesso del Castello di Camerletto, dipendente dall’Abbazia di Novalesa e costruito tra l’XI e il XII sec. con la funzione di grangia fortificata. Sulle pendici del Musinè, invece, il Santuario di Sant’Abaco testimonia un culto locale dalle radici antiche, riferibile al martirio e sviluppatosi intorno al V o VI sec. in seguito all’opera di evangelizzazione delle popolazioni della Valle di Susa, sino ad allora legate a riti pagani. La presenza di un asse viario di epoca romana è testimoniata, come ad Almese, da una villa rustica di età imperiale (I-IV sec.), situata in località Pian tra le cascine Malpensata e Forchetto; sul promontorio su cui si è sviluppato Caselette spicca inoltre il Castello Cays, forse trecentesco, più volte interessato da ampliamenti tra il XVII e XIX sec. Tra gli edifici religiosi si segnala la barocca Parrocchiale di San Giorgio martire, che conserva tele del XVII-XVIII sec. e settecentesche statue lignee di pregevole fattura.BUSSOLENO – ALPIGNANO 10. CASELETTE – ALPIGNANO Km 5,4 / Dislivello – 11 Il cammino francigeno prosegue verso Torino. A valle del Castello di Camerletto, presso la SS24, una strada sterrata si inoltra nei pianeggianti campi e coltivi dell’area che fiancheggia la Dora Riparia: segnalata anche come ciclostrada, conduce con piacevole passeggiata al Ponte Vecchio di Alpignano, unendosi al percorso proveniente da Sant’Antonio di Ranverso.

