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- MASCHERA DI FERRO | itinerari valsusa
MASCHERA DI FERRO La Maschera di Ferro (1638 – Parigi , 19 novembre 1703 ) fu un individuo la cui identità non è mai stata realmente accertata e del quale vi sono notizie storiche che dicono che fosse un prigioniero durante il regno di Luigi XIV di Francia . Nel creare questo personaggio Dumas s'ispirò a ricerche effettuate da Voltaire che, imprigionato nel 1717 per breve tempo alla Bastiglia , venne a sapere da alcune guardie che alcuni anni prima vi era detenuto uno strano personaggio, detto "La Maschera di Ferro" poiché portava sempre sul volto una maschera di velluto nero, assicurata da cinghie metalliche, che ne rendeva invisibili le fattezze. Al personaggio, ormai palesemente anziano, veniva riservato un trattamento di favore: cibo scelto e abbondante, vestiti costosi, possibilità di tenere in cella libri e persino un liuto . Bénigne Dauvergne de Saint-Mars , carceriere della Maschera di Ferro La città di Pinerolo Il Forte di Exilles La prigione dell'Île Sainte-Marguerite Appassionatosi al mistero e uscito di carcere, il filosofo francese compì varie ricerche scoprendo dal giornale del carcere che l'individuo che si celava dietro Maschera di Ferro era deceduto quasi all'improvviso nell'autunno del 1703 ed era stato seppellito nel Cimitero di Saint-Paul-des-Champs a Parigi con il nome (evidentemente fasullo) di Marchiergues o Marchioly. Governatore della Bastiglia era in quel momento, dal 18 settembre 1698, Bénigne Dauvergne de Saint-Mars , che assistette alle esequie. Il medico della Bastiglia affermò che l'uomo aveva circa sessant'anni, mentre sull'atto d'inumazione fu scritto che aveva quarantacinque anni. In effetti sussistevano tracce piuttosto evidenti dell'esistenza dell'uomo: alla Bastiglia il misterioso personaggio era arrivato proprio nel 1698 dall'isola di Santa Margherita (la maggiore delle Isole di Lerino , al largo di Cannes ), dove esiste una imponente fortezza, Fort Royal , accompagnato dal Saint-Mars, dopo una breve sosta al castello d'If. All'isola la Maschera di Ferro era giunta nel 1687, proveniente dal Forte di Exilles , nell'Alta Val di Susa , dove era stato trasferito nel 1681, seguendo con un altro detenuto proprio il Saint-Mars, che aveva fatto anche eseguire costosi lavori di adattamento dell'area dove doveva situarsi l'alloggio del prigioniero. Precedentemente il recluso mascherato fu detenuto per dodici anni nella fortezza di Pinerolo (allora governatore già da cinque anni della fortezza era proprio il Saint-Mars). Le direttive sul trattamento da riservare alla Maschera di Ferro giungevano al Saint-Mars direttamente dal potente ministro francese della guerra, il marchese di Louvois : esiste infatti una lettera del ministro al governatore della fortezza di Pinerolo in cui si impartiscono severe istruzioni sul trattamento da riservare al detenuto mascherato. Al prigioniero veniva, come anche per la detenzione nella Bastiglia, riservato un trattamento speciale. Tuttavia gli era fatto divieto di parlare con chicchessia, escluso il confessore (ma solo in confessione ), con l'ufficiale comandante della guardia quando doveva chiedere qualche cosa che riguardava la sua detenzione (altri argomenti di conversazione erano vietati) e con il medico quando si fosse ammalato. Inoltre poteva togliersi la maschera per mangiare e per dormire, ma in ogni caso la doveva indossare quando si trovava in presenza o in vista di qualunque altra persona. Gli erano consentite anche brevi passeggiate nel cortile della fortezza, sempre mascherato e sotto stretta sorveglianza delle guardie. Questi sono i fatti più o meno ben documentati da lettere, registri e testimonianze raccolte presso gli ufficiali preposti alla sorveglianza e riportate da cronisti dell'epoca. Pare anche che vi fossero varie voci sull'identità del prigioniero, ora un conte o un duca francese, ora un eminente lord inglese o altri parenti di importanti nobili europei, ma mai confermate né plausibili a un esame più accurato: probabilmente le voci erano parte di un'azione di disinformazione . Ci sono dei punti fermi in questa vicenda, che Voltaire riassunse: il prigioniero sapeva qualcosa di estremamente grave, così grave che se si fosse saputo, avrebbe creato problemi in alto loco; la sola vista del volto del prigioniero avrebbe creato negli astanti dubbi e sospetti, quindi era un volto noto; la soluzione di far sparire con discrezione l'incomodo recluso (i veleni non mancavano all'epoca e il loro uso era piuttosto diffuso) non era evidentemente praticabile e l'unica spiegazione plausibile è che ostavano motivi di carattere politico o affettivo. È stata avanzata anche un'altra ipotesi, ossia che il misterioso prigioniero non fosse altri che il padre naturale di Luigi XIV. Per comprendere il motivo da cui trae origine questa teoria occorre ricordare che Luigi XIV nacque nel 1638, mentre il matrimonio fra Luigi XIII e Anna d'Austria risale al 1615: erano quindi trascorsi ventitré anni senza che la coppia avesse avuto figli. Dalle cronache di palazzo si evince come gli augusti coniugi dopo poco più di un lustro dal loro matrimonio non avessero più avuto rapporti intimi: nei palazzi reali gli appartamenti del re e della regina erano normalmente separati e ciascuno di essi era dotato di un corpo di servitori e guardie proprio. L'accesso a ciascun appartamento era rigidamente controllato dal protocollo e alla corte di Francia tutto veniva registrato, anche le visite che il re faceva alla regina nei suoi appartamenti, che in genere erano destinate all'assolvimento dei doveri coniugali. Circolava anche voce che Luigi XIII fosse, o fosse diventato, impotente . Dopo ventidue anni di matrimonio senza figli aleggiava lo spettro dell'estinzione del ramo e della necessità, alla morte di Luigi XIII, di risalire "per li rami" per individuare l'avente diritto al trono. In quella situazione il successore legittimo sarebbe stato il fratello del re, Gastone (duca d'Orléans) che, oltre a essere considerato un inetto e per di più ribelle all'autorità regia, all'età di trent'anni era anche lui ancora privo di discendenti maschi, nonostante fosse già al secondo matrimonio: aveva infatti sposato la prima moglie, Maria di Borbone, duchessa di Montpensier , quando era solo diciottenne, e dalla donna aveva avuto una figlia. Morta la prima moglie nel 1626, aveva sposato sei anni dopo Margherita di Lorena-Vaudémont , dalla quale, al momento del concepimento di Luigi XIV, non aveva ancora avuto figli. Con Gastone d'Orléans vi erano serie probabilità che, oltre ai problemi che la sua inettitudine avrebbe causato, alla sua morte si avrebbe avuto lo stesso problema, con l'inconveniente supplementare che per trovare il legittimo aspirante al trono si sarebbe dovuti risalire oltre Enrico IV , in quanto tutti i discendenti successivi, esclusi Luigi XIII e Gastone d'Orléans, erano donne e la Francia seguiva rigidamente la legge salica . Il pensiero aveva turbato non pochi sonni a Richelieu e al suo collaboratore e successore Mazzarino . L'idea quindi poteva essere stata quella di trovare un rampollo che fosse di discendenza dei Borboni (anche attraverso le numerose unioni illegittime, l'importante era che avesse sangue regale nelle vene), che fosse sano, giovane e robusto e si prestasse alla bisogna sostituendo nel talamo di Anna d'Austria il riluttante marito, dietro un compenso sufficientemente cospicuo da convincerlo a tenere in seguito la bocca cucita.[5] Farlo entrare segretamente nelle camere della regina non era un problema (l'amante di una signora regale a quei tempi non era cosa anomala), così come non sarebbe stato un problema organizzare visite ufficiali del re alla consorte nei suoi appartamenti in modo che all'annuncio della gravidanza si potesse pensare che il re aveva fatto il suo dovere di marito e ne erano scaturiti i frutti, tutto purché naturalmente la regina e il re fossero d'accordo: la cosa non sarebbe stata moralmente molto ortodossa, ma la ragion di Stato era una divinità a cui Richelieu era devoto tanto quanto lo era al Padreterno . Non è escluso che il facente funzione di marito si fosse successivamente montato la testa (forse dopo la morte della regina avvenuta nel 1666) e - vista la somiglianza con il figlio - avesse tentato di battere ancora cassa in cambio del silenzio, il che gli avrebbe procurato il soggiorno obbligato a vita con tanto di maschera.[5] Se le cose fossero andate così, sarebbe stato certamente più semplice eliminare lo scomodo genitore, ma si trattava pur sempre del padre del re e quest'ultimo non avrebbe probabilmente gradito macchiarsi di un parricidio , almeno non prima di averle tentate tutte e comunque solo in caso di conclamato pericolo per la sua regalità. Le date non smentiscono questa versione anche se non ne aiutano l'accettazione: un giovane maschio è sessualmente attivo già a quindici anni, ma anche supposto che all'inizio del 1638, periodo del concepimento di Luigi XIV, il giovane avesse già diciotto anni, nel 1703, anno della sua morte, ne avrebbe avuti circa ottantatré, un'età piuttosto avanzata per quei tempi, ma non impossibile in quanto avrebbe vissuto una vita lontano da stress e pericoli. Un'altra cosa di cui tenere conto, seguendo quest'ipotesi, è che due anni dopo la nascita di Luigi XIV Anna d'Austria partorì nuovamente dando alla luce il secondo maschio, Filippo, duca d'Orléans (1640–1701). Nicolas Fouquet Fu candidato a dare un nome alla Maschera di Ferro Nicolas Fouquet, già ministro delle finanze di Luigi XIV, arrestato (1661) a Nantes e incarcerato alla Bastiglia con l'accusa (confermata poi da condanna al carcere a vita) di essere stato troppo ingordo nell'appropriarsi delle entrate demaniali, di cui lui stesso era il gestore, oltre che per la sfrontatezza, o dabbenaggine, di averne esibito i frutti con la costruzione della splendida residenza di campagna (villa principesca con numerosi giardini) a Vaux-le-Vicomte , alla cui inaugurazione sembra abbia invitato persino il principale derubato, ossia lo stesso Luigi XIV. Nel dicembre 1664 Fouquet, accompagnato da due servitori, fu condotto alla fortezza di Pinerolo sotto la sorveglianza di Saint-Mars, che doveva diventare il nuovo governatore della medesima, e lì risulta deceduto il 23 marzo 1680. Oltre al fatto che un anno dopo la Maschera di Ferro fu condotto al Forte di Exilles, non si spiega il perché della maschera: vada per il divieto di parlare (un ex ministro delle finanze doveva essere a conoscenza di parecchie notizie riservate), ma il volto di Fouquet non era certo fra i più noti nella popolazione francese e comunque egli fu registrato nel carcere di Pinerolo con il suo vero nome. Ercole Antonio Mattioli Un altro personaggio ritenuto per un certo tempo la Maschera di Ferro fu un certo conte italiano Ercole Antonio Mattioli , già ministro del duca di Mantova Carlo III e poi informatore dei Savoia , ma anche del re di Francia (oltre che di quello di Spagna ). Costui avrebbe fatto il doppio (o triplo) gioco al momento della tentata vendita di Casale e della sua fortezza al re di Francia. Nei primi mesi del 1678 il duca di Mantova, vistosi privare dalla Spagna del sussidio di 15.000 ducati annui, in precedenza concordato per il mantenimento di una guarnigione spagnola a Casale, prestò orecchio alle lusinghe di Luigi XIV, che proponeva l'acquisto della piazzaforte di quella città in cambio di 100.000 scudi. Mattioli era incaricato di seguire la pratica dell'acquisto, da fare in assoluta segretezza, ma riferì di nascosto l'accordo sia agli Spagnoli che ai Savoia, entrambi interessati a Casale. Scoperto da parte di Luigi XIV il doppio gioco, venne tratto in arresto dai francesi e incarcerato a Pinerolo nel 1679, dove venne registrato sotto il falso nome di Lestang. Quindi Mattioli fu trasferito direttamente alla fortezza dell'Île de Sainte Marguerite (senza passare dal Forte di Exilles) all'inizio del 1694, quando il governatore della fortezza era già da circa sette anni il Saint-Mars. Poco dopo morì di febbre. Valgono per il Mattioli considerazioni analoghe a quelle fatte per Fouquet. C'è da dire che non vi è assoluta certezza sulla morte nel 1694, molti hanno ipotizzato che sia morto qualche anno più tardi e che Saint-Mars lo abbia scambiato con qualcuno dei suoi prigionieri. Mattioli era un diplomatico che conosceva di certo segreti della corona spagnola e francese, oltre a informazioni confidenziali, quindi poteva risultare utile da vivo, se avesse potuto parlare esclusivamente con il carceriere del re di Francia. Tuttavia era anche stato, nonostante lo status diplomatico, arrestato illegalmente e difatti registrato sotto falso nome, in spregio al rispetto della territorialità dei Savoia. Quindi è possibile che Saint-Mars, con l'appoggio del re Luigi XIV, avesse escogitato il sistema della maschera per evitare contestazioni e incidenti diplomatici tra Francia e Spagna (oltre che con i Savoia e i Gonzaga , che erano imparentati con gli Asburgo d'Austria), soprattutto al responsabile di tutto, il ministro dell'esercito Louvois . Quando al nuovo re Luigi XV venne finalmente svelato il segreto della Maschera di Ferro dal reggente Filippo d'Orleans, si dice abbia esclamato: «Bene, se per caso è ancora vivo, desidero dargli la libertà»; quando invece il duca de Choiseul lo aveva interrogato a proposito del misterioso prigioniero egli si era rifiutato di parlare, salvo dire: «Sappia, duca, che tutte le congetture fatte fino ad ora sono tutte false illazioni». Poi aveva aggiunto un ultimo pensiero: «Se conosceste ogni cosa in merito, vi rendereste conto di quanto poco importante sia questa faccenda», smentendo le ipotesi più fantasiose.I nomi dati al prigioniero erano diversi, tra cui Filbert Gesnon, ma soprattutto, con alcune varianti (Marchiergues, de Marchiel, Marchiolly), "monsieur Marchioly", nome che fu inciso sulla tomba nel cimitero della Bastiglia e scritto nell'atto di morte e di inumazione. Il nome e la sua pronuncia francese del cognome "Mattioli" (Mattiolì), ricordano molto quella di "Marchioly" (Marchiolì). Molti anni dopo la morte del prigioniero Madame de Pompadour , la favorita di Luigi XV, dopo aver letto la storia nel libro di Voltaire domandò al sovrano, in via strettamente personale, chi fosse davvero l'uomo. Il re, che non considerava la faccenda poi così importante, avrebbe affermato che "era un ministro di un principe italiano", confermando, se così avvenne davvero, l'identificazione di Mattioli con la Maschera di Ferro. Anche Luigi XVI , che invece non conosceva l'identità della maschera, data la mancanza di documenti, fece delle ricerche per soddisfare la curiosità di Maria Antonietta e interrogando uno dei suoi ministri più anziani, Maurepas, ebbe la risposta che la Maschera di Ferro era «... un prigioniero molto pericoloso, a causa della sua intelligenza intrigante e che era legato al duca di Mantova». Gioca a sfavore di questa ipotesi, il fatto che già nel 1682 il duca di Mantova era stato informato dell'arresto di Mattioli. Il segreto non aveva ragione di essere mantenuto e il prigioniero è stato anche designato con il suo vero nome nella corrispondenza di Louvois e Saint-Mars. Mattioli, almeno secondo i documenti, non ha seguito Saint-Mars a Exilles nel 1681, ma è rimasto a Pinerolo fino all'aprile del 1694, quando fu trasferito a Sainte-Marguerite dopo la cessione di Pinerolo ai Savoia. Ciò è dimostrato da una lettera di Saint-Mars all'abate d'Estrades del 25 giugno 1681 («Mattioli sta qui con altri due prigionieri») e diverse lettere di Louvois ai successori di Saint-Mars a Pinerolo, sempre che non fossero depistaggi, per far risultare l'uomo in un altro luogo e confonderlo con Dauger, anche grazie all'espediente della maschera. Giovanni Gonzaga Un'altra ipotesi condurrebbe a Giovanni Gonzaga, figlio naturale del duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga . Si sostiene infatti che il prigioniero, coperto da una maschera di velluto nero, incarcerato a Pinerolo nel 1679 e registrato sotto il falso nome non fosse il conte Ercole Antonio Mattioli, bensì il Gonzaga stesso, il quale lo accompagnava con funzioni di segretario e che rimase pure lui rinchiuso.
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ESCARTON GLI ESCARTONS: 5 TERRITORI TRA FRANCIA E PIEMONTE “LIBERI, FRANCHI E BORGHESI” Un po’ di Storia 25 gen 2023 Rosanna Carnisio Nel 1343 il Brianzonese si costituì in Repubblica, divisa in cinque escartons: Briançon, Queyras, Oulx, Pragelato e Castel Delfino. Fino al trattato di Utrecht del 1713, quando i territori passarono al Piemonte, le comunità si dividevano le imposte e potevano riscattare i feudi, sottraendo così terre alla nobiltà. Non è possibile esaminare la storia e l’arte delle Valli di Susa e di Pinerolo senza ritornare al periodo in cui essa apparteneva a quella zona della Francia che ora è il Delfinato. Se con il trattato di Utrecht del 1713 le alte valli della Dora e del Chisone passarono al Piemonte, va comunque sottolineato che hanno conservato manifestazioni artistiche, architettoniche e figurative di tradizione tipicamente francofona, per ragioni di vicinanza e di affinità che i nuovi confini non hanno potuto cancellare. LA SITUAZIONE GEOGRAFICA Il Brianzonese era un’entità politica che, intorno a Briançon, occupava le testate di cinque valli: la valle della Dora Riparia o di Oulx (ora di Susa) verso nord-est, la Val Chisone o di Pragelato ad est; la Val Varaita verso sud-est; la Valle del Guil o Queyras ad ovest; la valle della Durance o bacino di Briançon a sud. La forma era quella di un quadrato di circa 80 chilometri di lato al cui interno diverse vallate comunicavano più facilmente fra di loro che con l’esterno. La valle della Durance era legata a quella della Dora attraverso il Colle della Scala, il più basso delle Alpi con i suoi 1757 metri, e con il Monginevro, a quota 1854. Il Queyras era collegato a Briançon dal Col Izoard e ad Oulx dal Col di Thures più facilmente che con Embrun, dal momento che la comba del Guil era pressoché impraticabile nella gorgia della Chapelue. Esso comunicava con la Val Varaita attraverso i colli dell’Agnello, 2744 metri, e di St. Véran, 2850 metri, alti ma praticabili. Il territorio era invece delimitato ad ovest dall’imponente catena del Pelvoux e dalla Barre des Ecrins, che comunicava con il resto del Delfinato attraverso il Colle del Lautaret. A nord si collegava con la Savoia con un solo passo carrozzabile, il Galibier, a quota 2658. La capitale naturale di questa area non poteva che essere Briançon, incrocio obbligato delle vie di comunicazioni verso il Delfinato, la Provenza, la Savoia e il Piemonte. Briançon con in primo piano le mura settecentesche. IL BRIANZONESE PRIMA DEL TRATTATO DI UTRECHT L’unità geografica offrì conseguentemente la via all’unità politica, che era già realizzata in epoca romana quando Donno regnava sui due versanti delle Alpi nel 50 a. C. Suo figlio, Marco Giulio Cozio, alleato dei Romani all’epoca di Augusto, diede il nome a quella zona di monti che il suo regno occupava, conosciuta ora come Alpi Cozie. Tra l’11 e il 9 a. C., Cozio fece edificare a Susa, alla gloria di Augusto, un Arco di trionfo su cui erano incisi i nomi delle quattordici popolazioni amministrate in qualità di prefetto romano: i Segusini che abitavano Susa e i suoi dintorni, i Belaci occupavano la zona di Bardonecchia, i Segovi stanziati lungo il corso della Dora Riparia. Le altre popolazioni al di fuori della valle erano i Caturiges, i Medulli, i Tebavi, gli Adanates, i Savincates, gli Egidini, i Veanini, i Venisami, e i Quadriates (o Quariati). I domìni di Re Cozio in una elaborazione tratta dal libro “4 città unite da 4 archi”, della Associazione “Il Ponte” di Susa. Dopo le invasioni barbariche, Ghigo I detto il Vecchio, conte di Albon e capostipite dei Delfini di Vienne, alleato di Corrado il Salico successore di Rodolfo III, ricevette in feudo il Brianzonese. Il primo titolo di giurisdizione sovrana nel Brianzonese è del 1053. Nello stesso periodo i Delfini vi aggiunsero il titolo di Marchese di Cesana e ricevettero dall’Imperatore il diritto di battervi moneta. Questo piccolo principato conservò la propria autonomia e, in conseguenza dello spostamento della sede papale ad Avignone, Briançon conobbe una prosperità superiore a quella di Grenoble. Le fiere di Briançon erano famose: si tenevano una l’8 settembre e l’altra il 1° maggio, ed è possibile conoscere le merci di scambio grazie al Libro del Re, conservato negli archivi di Briançon: cereali, legumi, vini del Piemonte, bestiame, drappi, lane, chincaglierie, mentre i tessuti d’oro, d’argento e di seta provenivano dall’Italia secondo un accordo stipulato il 21 giugno 1343. Le fiere avevano inoltre due privilegi: il sale costava 15 libbre invece di 24 e non si pagavano dogane all’uscita del baliato di Briançon. Nel 1478 il marchese di Saluzzo realizzò il primo tunnel alpino sotto il Colle delle Traversette, il Buco di Viso (recentemente ristrutturato sul versante francese) per poter importare il sale senza transitare dal Colle dell’Agnello. I giacimenti metallurgici cominciarono ad essere sfruttati in quest’epoca. La grafite del Col di Chardonnet fu conosciuta verso il 1450, e Luigi XI concesse lo sfruttamento di giacimenti di ferro nei pressi di Monêtier. Nel 1446 si diede concessione a un certo signor Bayle per le miniere d’oro del Brianzonese e per le miniere di carbone, e nel 1474, 1476 e 1492 per le miniere d’oro, d’argento, di rame, di piombo, di stagno e di cinabro di Oisans, Exilles e Cesana. Il benessere e la lontananza dal potere centrale avevano dato agli abitanti di questa regione i mezzi per ottenere vantaggi politici considerevoli. Il 29 maggio 1343, prima di cedere il Delfinato alla Francia, Umberto IIconcesse la Carta delle libertà brianzonesi in cambio di una somma in contanti di 12.000 fiorini d’oro e di una rendita annuale di 4.000 ducati. Gli abitanti si dividevano le imposte e potevano riscattare i feudi, sottraendo così terre alla nobiltà. Con l’articolo 35 essi erano diventati “libres, francs et bourgeois” in virtù di una sorta di patto sociale tra la nobiltà e la plebe. Lo stemma della Repubblica degli Escartons, con i gigli e i delfini. Umberto II, vedendo morire l’unico suo figlio, rinunciò ai suoi Stati in favore della Francia, riservandosi la sovranità finchè era in vita. Abdicò definitivamente sei anni dopo in favore di Carlo, figlio di Giovanni II re di Francia, più tardi Carlo V il Saggio. Ma prima di abdicare Umberto II fece sì che il Delfino si impegnasse, per lui e per i suoi successori, a mantenere tutte le libertà concesse. Quest’ultimo doveva conservare lo stemma dei gigli e i delfini che ancora oggi si vedono scolpiti sui monumenti e le fontane delle nostre valli, e il primogenito doveva inoltre chiamarsi “Delfino”, titolo dato per la prima volta al figlio di Ghigo III dalla madre inglese. In quello stesso 1343 il Brianzonese si costituì in repubblica divisa in cinque escartons. Escartons, dal francese escarter = ripartire, riguardava il modo di ripartire le imposte; per l’esattezza écartons, dal verbo écater, significa dividere in quarti, poiché originariamente gli escartons erano quattro: le comunità di Pragelato erano annesse a Oulx fino all’epoca delle guerre di religione, quando, diventate completamente protestanti, si staccarono per formare un escarton distinto). Escarton di Briançon, 12 comunità: Briançon, Cervières, Monginevro, Le Monêtier, Nevache, Puy st. André, Puy St. Pierre, St. Chaffrey, St. Martin de Queyrières, La Salle, Vallouise e Villar St. Pancrace. Escarton du Queyras 7: Abriés, Aiguilles, Arvieux, Château Ville-Vieille, Molines, Ristolas, St. Véran. Escarton di Oulx 22: Les Arnauds, Bardonecchia, Beaulard, Bousson, Champlas du Col, Chiomonte, Désertes, Exilles, Fenils, Melezet, Millaures, Mollières, Oulx, Rochemolles, Rollières, Salbertrand, Sauze d’Oulx, Cesana, Solomiac e Thures. Escarton di Pragelato 6: Fenestrelle, Meana, Mentouilles, Pragelato, Roure e Usseaux. Escarton di Castel Delfino (Alta Val Varaita) 4: Bellino, Castel Delfino, Chianale e Pont. Il territorio degli Escartons in una elaborazione di “Alpes & Midi”. Nel 1349, con la cessione della Confederazione al Delfinato, essa passerà alle dipendenze francesi e, a differenza dei cantoni svizzeri, non avrà mai il potere politico o l’ambizione di estendere la propria influenza, pur conservando l’autonomia amministrativa. Quattro secoli dopo, col Trattato di Utrecht del 1713, in cambio della valle di Barcellonette, gli escartons sul versante italiano, “au eaux pendant vers l’Italie”, furono uniti al Piemonte, con la riserva e la garanzia dei propri diritti, privilegi ed esenzioni, confermati dalle regie patenti del 28 giugno 1737 da Carlo Emanuele III, e non torneranno più francesi se non nella breve parentesi napoleonica. Seguiranno invece la sorte dei Savoia e dell’Unità d’Italia, vedendo sparire a poco a poco le loro istituzioni ed autonomie. Nel 1860 l’insegnamento della lingua francese fu sostituito dall’italiano, e il patois provenzale cominciò la sua agonia via via che i villaggi alpini si videro svuotati dai loro abitanti. Così le alte valli di Susa e del Chisone gradualmente persero la loro connotazione geografica, e invece di chiamarsi Escarton d’Oulx e di Pragelato si denominarono in modo anonimo, seguendo, come sempre accade, il processo di spersonalizzazione tipico dei governi centralizzati. Un cippo che ricorda il confine fra Delfinato e Ducato di Savoia fino al 1713 è stato posto sulla strada statale del Monginevro fra Chiomonte e Gravere. L’AUTORE Rosanna Carnisio
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RIEVOCAZIONI STORICHE EXILLES CITTA' L’abitato di Exilles sorse attorno al suo famoso Forte, eretto all’inizio del XII secolo con funzioni strategico-difensive. Il borgo è caratterizzato dal suo ricetto di impianto tardo-medievale e dalle tracce del suo secolo più illustre, l’Ottocento, quando contava ben 3000 abitanti, di cui 1000 soldati. Il comune fioriva di commerci e attività artigianali e la sua crescente importanza gli consentì di ottenere il riconoscimento del rango di “Città” attraverso un Regio Decreto. La rievocazione storica “Exilles Città” conduce i visitatori in un’atmosfera di festa e di lavoro, attraverso ambientazioni e costumi ottocenteschi di grande fascino. Il programma prevede attività di animazione in vari punti del borgo con numerosi figuranti in abiti d’epoca, la cerimonia del Regio Decreto, danze e musiche occitane e scene di vita popolare. TUTTI GLI ANNI, LA TERZA DOMENICA DI SETTEMBRE. Il fascino di Exilles, ancora oggi caratterizzato dal suo ricetto medioevale risalente al XIII secolo, si manifesta al curioso turista che attraversando le sue “cour”, nei passaggi tra un vicolo e l’altro, entra così nel cuore di un borgo dal sapore antico. La manifestazione ExillesCittà, riconosciuta tra le rievocazioni storiche della Regione Piemonte, racconta una giornata di festa a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento, che celebra un evento molto particolare. Infatti Exilles, negli ultimi anni del XIX secolo, è il borgo popolato dell’Alta Valle di Susa, con circa 3000 abitanti di cui 1000 militari più che vivono nel Forte, motivo per il quale viene elevato al rango di “Città” attraverso il Regio Decreto di Umberto I. Fiori attività, ricchezza e vivacità grazie al commercio e agli artigiani che lavorano al Forte e ai suoi abitanti di poter avere tutti gli agi ei vezzi di moda. Le attività erano legate alla gestione della guarnigione del Forte: fabbriche di calzoleria, sarti, camiciaie, barbieri, lavandaie, una decina di esercizi pubblici, tra osterie, alberghi e taverne. TORNEO DEI BORGHI - PALIO DI SUSA https://www.associazioneprosusa.it/torneo-storico-dei-borghi/ Cell. +39.339.36.75.981 associazioneprosusa@gmail.com Rievocazione storica che vede nella Contessa Adelaide di Susa il personaggio principale (1020-1091) con il suo ruolo fondamentale nel determinare le sorti di un vasto territorio e il destino di un casato. Figlia di Olderico Manfredi, detentore della Marca di Torino sposa in terze nozze Oddone di Savoia, figlio di Umberto di Biancamano . Riunì i possedimenti e la forza del giovane ed emergente casato d’oltralpe con i domini ed il potere degli arduinici, legati all’imperatore e padroni dei territori che si estendevano dai valichi del Moncenisio e del Monginevro sino alla Liguria. Adelaide seppe difendere e mantenere sottomessi i suoi territori governando da sola dopo la morte del marito, direttamente ed indirettamente attraverso i figli e le loro famiglie acquisite, tenendo in scacco il suo potente genero, l’imperatore Enrico IV. Ogni estate,il penultimo sabato e domenica di luglio ,la Storia diventa torneo con gare per ricordare ed onorare l’importante figura di Adelaide. In questo periodo storico si svolgevano gare e feste in onore di Adelaide e di Oddone. I tornei erano lo “sport” preferito dei Signori del Medioevo, in questo modo si festeggiavano le vittorie, i matrimoni, l’arrivo di principi stranieri e ogni altro evento. Si disputavano in primavera, erano vere piccole battaglie e provocavano morti e feriti. Quando intervenne la Chiesa dichiarando grave peccatore chi partecipava ai Tornei, si modificarono e diventarono gare in cui a vincere non era più il più violento, ma il più abile. La manifestazione vede i 6 borghi in cui è suddivisa la città, sfidarsi in tre prove, due individuali (Tiro con l’arco e giostra del Saraceno) ed una di squadra ( tiro alla fune) Il Sabato sera il programma prevede la partenza dei cortei in fiaccolata per le vie cittadine con destinazione Arena Romana dove vengono raggiunti dal corteo della Contessa Adelaide che parte dal Castello. Dopo la presentazione ed il giuramento dei vari borghi che rappresentano la città viene aperto ufficialmente il Torneo con uno spettacolo medievale in onore della Contessa. La Domenica il Corteo della Marchesa , con i capiborgo ed i dignitari raggiunge la Cattedrale per la S. Messa che prevede la Benedizione del Palio (diverso ogni anno a seconda del tema e dipinto da un artista di fama). Segue la sfilata per le vie cittadine.Nel pomeriggio il corteo partendo dal Castello raggiunge l’Arena Romana dove hanno inizio i giochi :- Giostra del Saracino- Tiro con l’arco- Tiro alla fune che decreteranno il vincitore, premiato dalla Contessa Adelaide con il Palio 2019 2020 BORGO DEI CAPPUCCINI Viene così chiamato a causa di un insediamento conventuale avvenuto nel 1610, ma risulta essere stato abitato già in età medioevale, allorquando viene edificata la chiesa extramuraria di Sant’Evasio, adibita alla cura delle anime della parte nord orientale del distretto di santa Maria Maggiore. BORGO DEI FRANCHI Denominato in epoca medioevale ”Contrada ultra Duriam”, occupa la posizione nord occidentale della città, sulla riva sinistra del fiume. Un ponte romano collegava questa zona con la “civitas”, mentre la “porta dell’Arco” immetteva nel Borgo medesimo. BORGO DEI NOBILI Risale al secolo XII, fu edificato nella zona sud orientale della città al di fuori delle mura e la sua origine viene testimoniata da molte vestigia dell’epoca medioevale, conservatasi sino ai nostri giorni nonostante la furia devastatrice dell’alluvione del 1728. BORGO NUOVO Ubicato nella parte orientale della città ed in continua espansione, simboleggia l’età contemporanea e testimonia l’operosità dei segusini che, forti dell’esperienza di un passato glorioso, guardano con fiducia al futuro. BORGO STORICO Rappresenta il nucleo che fu cinto di mura difensive sul finire del III secolo, comprende le due chiese antiche di Santa Maria Maggiore e di San Giusto e ricorda nel motto “In Flammis probatus amor” le vicende dei suoi abitanti e dei suoi edifici messi a dura prova dalla vendetta di Federico Barbarossa. BORGO DI TRADUERIVI Situato fuori dalle mura urbane , a sud est della città fra i due rivi Scaglione e Corrant ( inter duos rivos). Conserva ancora oggi un aspetto medioevale, testimoniato dalla presenza di due castelli e di un ricetto risalenti al 1300, quando il borgo era feudo delle famiglie Ancisa e De’ Bartolomei. Nella Borgata Colombera si trovano ancora tracce di una torre merlata i tamburini BATTAGLIA DELL'ASSIETTA A cavallo tra la valle di Susa e la valle Chisone , il colle dell’ Assietta. Da qui parti’ inizialmente un attacco al Forte di Exilles. È stata una delle battaglie chiave nella guerra di successione austriaca, un conflitto che squassò l’Europa di metà settecento. La battaglia dell’Assietta, conosciuta anche come “la bataja ‘d l’Assieta” in piemontese, e “bataille du Col de l’Assiette” in francese, fu combattuta il 19 luglio 1747. In Val di Susa sull’omonimo colle. Nel corso della guerra di successione austriaca, l’idea dell’esercito franco-spagnolo era quella di conquistare i valichi alpini difesi dalle forze sabaude; per poi puntare su Torino. Uno dei cardini di questa strategia, fin dall’inizio della guerra, era l’assedio del Forte di Exilles. Per fare questo era però necessario impadronirsi della cresta dell’Assietta e del Colle delle Finestre. L’Assietta è un pianoro brullo posto a oltre 2.500 metri sullo spartiacque fra la Valle di Susa e quella del Chisone: il suo controllo consente di poter intervenire rapidamente in una valle o nell’altra. Prevedendo l’assalto francese, il re Carlo Emanuele III ordinò di trincerarlo e di presidiarlo con 13 battaglioni di fanteria. Il corpo di difesa dell’Assietta era composto da truppe sabaude ed austriache; al comando, il tenente generale Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio. I trinceramenti erano costruiti in modo tale da permettere una difesa a 360°. Il punto chiave dell’intero perimetro difensivo era però dato dalla vetta del Gran Serin. Su questa, si schierarono i tre migliori battaglioni a disposizione del generale piemontese: il 2° btg. ed il 3° btg. Rgt. Svizzero Kalbermatten e il 3° btg. Rgt. Svizzero Roy. I solidi battaglioni imperiali, 4 battaglioni dei Reggimenti Forgach, Traun, Gagenbach e Colloredo, furono schierati a diretta difesa del Colle dell’Assietta. In appoggio all’esercito piemontese intervennero anche gruppi organizzati di combattenti Valdesi, abituati già a compiere con successo atti di guerriglia; in valli che conoscevano molto bene. Il loro compito, come sempre in questi casi, era di tenere impegnato il maggior numero di soldati francesi, sottraendoli così alla disponibilità in battaglia aperta. Per l’assalto i francesi erano forti di 32 battaglioni, contro i 13 austro-sardi, dei quali dieci impegnati effettivamente in combattimento. La tattica impiegata dai francesi si dimostrò fallimentare. I difensori falcidiarono le colonne d’assalto, impossibilitate a sviluppare tutta la loro potenza di fuoco. La ridotta della testa dell’Assietta, una tenaglia collegata con le retrostanti posizioni, era continuamente rifornita alla gola e si dimostrò subito un ostacolo troppo difficile per poter essere superato. A peggiorare la situazione gli ufficiali francesi, posti alla testa della colonna per guidare l’assalto, furono decimati dal fuoco dei difensori. Il comandante delle truppe francesi, generale Bellisle, visto che i suoi soldati non riuscivano ad infrangere la resistenza delle truppe sabaude, strappò la bandiera dalle mani di un proprio alfiere e si lanciò all’ennesimo assalto; sperando con questo esempio di trascinare i suoi. Quest’impresa, però, gli fu fatale. Venne infatti ferito con un colpo di baionetta da un soldato piemontese e subito dopo ucciso da un colpo di moschetto. Il 22 luglio un proclama del re Carlo Emanuele III di Savoia invitò i sudditi a ringraziare Dio, per aver consentito ai soldati piemontesi di respingere l’assalto. Le perdite francesi furono enormi: la sera dello scontro, il Villemur lamentava dai suoi ranghi l’assenza di 4.984 uomini. Tra questi, morti, feriti, prigionieri e dispersi; circa il 25% della forza impegnata. Le perdite austro-sabaude furono di circa 200 uomini. I primi rapporti segnalarono, tra morti e feriti, 219 perdite. La battaglia dell’Assietta, da un punto di vista strategico, segnalò lo stallo delle operazioni belliche in Italia. Nel frattempo, Genova era ormai libera dall’assedio austriaco, mentre di fatto la manovra francese per creare una breccia nel bastione alpino era fallita. Per entrambi i contendenti, in particolare per l’esercito francese e per quello sabaudo, la campagna del 1747 prosciugò definitivamente le riserve materiali e umane, costringendo Luigi XV e Carlo Emanuele III a riconsiderare le trattative di pace; conclusasi poi l’anno seguente con la pace di Aquisgrana.
- VIA FRANCIGENA | itinerari valsusa
VIA FRANCIGENA Sono 5 itinerari della Via Francigena che puoi percorrere in Val di Susa:- Colle del Moncenisio-Susa;- Colle del Monginevro-Susa*;- Susa-Chiusa San Michele;- Sant’Ambrogio di Torino-Rivoli;- Bussoleno-Alpignano. COLLE DEL MONCENISIO – SUSA 1. COLLE DEL MONCENISIO – MONCENISIO LANSLEBOURG-MONT-CENIS Km 9,4 / Dislivello – 656 Valicato il colle del Moncenisio e lasciati alle spalle il lago i tornanti della gran scala e la Piana di San Nicolao, dopo i resti della galleria della ferrovia Fell, al ricovero 4 si imbocca la secolare Strada Reale, mulattiera che conduce al caratteristico borgo alpino di Moncenisio. Noto in passato come Ferrera, si sviluppò grazie al ruolo strategico di tappa obbligata lungo la via: il percorso ecomuseale e la Parrocchiale di San Giorgio permettono di approfondire la sua storia al servizio del colle. 2. MONCENISIO – NOVALESA PARTENZA: NOVALESA | ARRIVO: VENAUS Km 6,9 / Dislivello – 619 Poco a valle riprende la Strada Reale, che scende sino a Novalesa: qui il paesaggio boschivo della Val Cenischia si apre in alcuni tratti alle splendide gorge e alle cascate del torrente omonimo. Percorrendo la Via Maestra, dalla caratteristica lastricatura, si osservano le testimonianze del suo storico passato di luogo di sosta e transito verso il Colle del Moncenisio: l’architettura interna e gli affreschi degli stemmi araldici delle antiche locande; la Parrocchiale di Santo Stefano, con la sua ricca collezione di tele donate da Napoleone e il capolavoro di oreficeria dell’Urna di Sant’Eldrado; il Museo di Arte Religiosa Alpina e il Museo Etnografico di Vita Montana. Superato l’abitato è d’obbligo la deviazione all’Abbazia di Novalesa, titolata ai SS. Pietro e Andrea, tra le più antiche fondazioni monastiche benedettine dell’arco alpino (726 d.C.): nel suo parco sorgono alcune cappelle campestri di rara bellezza come la Cappella di Sant’Eldrado (XII sec.), mentre parte del complesso abbaziale è sede del Museo Archeologico. 3. NOVALESA – VENAUS – MOMPANTERO PARTENZA: NOVALESA | ARRIVO: VENAUS Km 7,1 / Dislivello – 252 Da Novalesa il cammino prosegue lungo la carrozzabile sino a Venaus, con la sua neogotica Parrocchiale di San Biagio. Il borgo è noto per la tradizionale Danze delle Spade e degli Spadonari, che si svolge a febbraio e affonda le radici in tradizioni pre-cristiane: il copricapo adorno di coloratissimi fiori e la gestualità sono legati ai riti invernali per propiziare la primavera. Una piacevole strada secondaria delimitata da muretti a secco attraversa prati e vigne sino alla frazione San Giuseppe di Mompantero, ai piedi del monte Rocciamelone. L’abitato di Mompantero è dominato dal moderno Santuario della Madonna del Rocciamelone, sorto nei pressi dell’antica mulattiera che conduce alla vetta sacra per eccellenza della Valle di Susa (3538 m): venerata sin dall’epoca celtica, nel 1358 fu raggiunta dall’astigiano Bonifacio Roero che vi collocò il prezioso Trittico del Rocciamelone, mentre nel 1899 venne issata sulla cima una statua bronzea della Vergine. COLLE DEL MONCENISIO – SUSA 4. MOMPANTERO – SUSA Km 1,3 / Dislivello – 65 Da San Giuseppe una strada secondaria carrozzabile conduce in località Passeggeri, poco a monte di Susa, convergendo su quella proveniente dal Monginevro ed entrando nella storica Piazza Savoia. La città, ricca di testimonianze romane e medioevali, sorse alla confluenza dei due assi stradali che conducevano da un lato ai colli più importanti verso la Francia, dall’altro verso Torino: la sua posizione strategica fece sì che sin dall’antichità diventasse un punto di riferimento per l’intera valle. La storia millenaria di Susa si ripercorre attraverso importanti vestigia quali l’Arco di Augusto, l’arena romana, la cinta muraria, la Porta Savoia, gli scavi archeologici e il Castello, residenza della contessa Adelaide di Torino, moglie di Oddone di Savoia-Moriana. La Cattedrale di San Giusto e l’imponente torre campanaria dalla slanciata cuspide ottagonale sono frutto di un complesso architettonico stratificato nel tempo, dal 1029 – anno di fondazione dell’abbazia benedettina – agli interventi gotici e neogotici tra il XIII e il XIX sec.: stratificate campagne decorative si rivelano all’esterno, come L’entrata di Cristo in Gerusalemme (XV sec., attribuita ai Serra di Pinerolo) e i Medaglioni dei Santi e profeti; preziose tele, ricchi altari e il coro ligneo trecentesco arricchiscono gli interni. A poca distanza sorgeva il Priorato di Santa Maria Maggiore, la più antica chiesa battesimale della Valle di Susa, di cui rimane il campanile romanico; altra testimonianza del patrimonio religioso segusino sono inoltre la Chiesa e il Convento di San Francesco, fondato secondo tradizione dallo stesso Francesco d’Assisi in occasione del suo passaggio nel 1214. Sulla sponda sinistra della Dora Riparia, infine, sorge la barocca Chiesa della Madonna della Pace, o Chiesa del Ponte, i cui locali attigui ospitano il Museo Diocesano di Arte Sacra con importanti collezioni: il Tesoro della Cattedrale di San Giusto, il Tesoro della Chiesa del Ponte, le Oreficerie, la Statuaria e i Tessili. COLLE DEL MONGINEVRO – SUSA 1. COLLE DEL MONGINEVRO – CLAVIÈRE Km 2,4 / Dislivello – 90 Il Colle del Monginevro, mons Matronae per gli antichi romani è lo storico valico dalla Francia all’Italia: superato Montgenèvre, dal cippo che indica 2010 km a Santiago de Compostela e 914 km a Roma si entra in Valle di Susa attraversando Clavière, centro turistico e sciistico del comprensorio Vialattea dominato dall’imponente monte Chaberton. 2. CLAVIÈRE – CESANA TORINESE Km 5,1 / Dislivello – 415 Il sentiero tracciato percorre le suggestive Gole di San Gervasio (attraversabili anche sullo scenografico Ponte Tibetano), seguendo il letto del torrente sino alla strada asfaltata poco a monte di Cesana Torinese. Si attraversa il centro del borgo alpino sino alla Parrocchiale di San Giovanni Battista, dominante l’abitato e caratterizzata da un maestoso campanile in stile romanico delfinale e, all’interno, da un soffitto ligneo a cassettoni riccamente decorato risalente al 1678. Il percorso prosegue su una strada sterrata, a monte e parallela alla statale, raggiungendo le caratteristiche frazioni Mollieres e Solomiac. 3. CESANA TORINESE – OULX Km 13,4 / Dislivello – 267 Un breve tratto lungo la statale, dall’incrocio per Fenils, permette di imboccare un’altra sterrata che porta al bivio di Amazas. Da qui, evitando l’incrocio autostradale, si sale verso la località San Marco e, in discesa, si giunge alla Parrocchiale di Santa Maria Assunta che, con la Torre Delfinale (XV sec.), domina l’abitato di Oulx. Un tempo sede della Prevostura di San Lorenzo (XI sec.), questo borgo divenne una delle sedi principali degli Escarton, un’autonoma forma amministrativa del territorio, ricordata ancora oggi con la Fiera Franca, la più antica della Valle di Susa, concessa nel 1494 dal re di Francia come risarcimento dei danni subiti per il passaggio degli eserciti.COLLE DEL MONGINEVRO – SUSA 4. OULX – SALBERTRAND Km 7,2 / Dislivello – 31 L’itinerario continua lungo la strada asfaltata, si supera la frazione Gad, quindi si seguono le indicazioni per il Sentiero dei Franchi (percorso escursionistico montano che porta alla Sacra di San Michele) sino alla deviazione per Salbertrand: il paese è sede del Parco Naturale Gran Bosco, una delle più vaste abetaie bianche d’Europa, e dell’Ecomuseo Colombano Romean, che prevede nei suoi percorsi la visita agli splendidi affreschi cinquecenteschi della Parrocchiale di San Giovanni Battista e della Cappella di San Cristoforo nella frazione Oulme. 5. SALBERTRAND – EXILLES Km 6,2 / Dislivello – 174 Proseguendo lungo il Sentiero dei Franchi si giunge alla frazione Sapè, da cui si devia per scendere a Exilles, borgo caratterizzato dall’intatta architettura alpina in pietra e legno e dominato dall’imponente omonimo Forte (XII sec.). Sulla piazza centrale sorgono la torre campanaria romanica e la Parrocchiale di San Pietro Apostolo, con un ricco altare maggiore del 1681; interessante è anche la piccola Cappella di San Rocco all’uscita del paese, forse frutto di un rimaneggiamento di un edificio preesistente. 6. EXILLES – CHIOMONTE Km 7,5 / Dislivello – 123 Il percorso prosegue costeggiando il Forte, percorrendone in discesa parte della rampa orientale di accesso, e guadagna l’antico tracciato che porta all’attraversamento della Dora Riparia. In lontananza, sulla sinistra, si scorgono il vecchio e il nuovo altissimo ponte che scavalcano le Gorge della Dora: poco dopo il tracciato lo percorre a ritroso, accostandosi alla riva sinistra del fiume. Seguono un tratto pianeggiante e, in discesa, un suggestivo attraversamento dei terrazzamenti dei vigneti di Avanà, vino autoctono recentemente riscoperto e valorizzato: oggi questo tratto si caratterizza per l’ardita coesistenza tra una civiltà quasi scomparsa e gli aerei viadotti della moderna autostrada del Frejus. Si raggiunge quindi Chiomonte, un tempo residenza estiva del Vescovo di Pinerolo: il centro storico è uno straordinario gioiello di cortili, porticati, vicoli e antichi palazzi nobiliari come Casa Ronsil e Palazzo Levis, sede della Pinacoteca Civica; la Cappella di Santa Caterina, un tempo dedicata al Battista, è ciò che resta dell’ospedale gerosolimitano: decorata internamente in epoca barocca, vi sono affreschi frammentari del XIV sec., mentre l’esterno presenta ornature ad archetti pensili e un portale duecentesco polilobato. La Parrocchiale di Santa Maria Assunta, affiancata da un maestoso campanile in stile romanico delfinale, presenta pregiati arredi lignei tipici del barocco alpino come il coro e il seggio pastorale, opere di Jacques Jesse di Embrun, la porta principale di Eymon Lord, il retable a colonne tortili dell’altare del Rosario (1682) di Cheffrey Faure. Lungo la via centrale si trova una splendida fontana in pietra risalente al 1544, dotata di quattro getti di acqua freschissima: il viandante potrà rifornirsene per il cammino successivo, poiché fino a Susa non si incontreranno altre possibilità di dissetarsi.COLLE DEL MONGINEVRO – SUSA 7. CHIOMONTE – SUSA Km 7,2 / Dislivello – 248 La tappa Chiomonte – Susa non è percorribile poichè attraversa terreni di proprietà privata nei quali è vietato l’ingresso. SUSA – CHIUSA SAN MICHELE 1. SUSA – MOMPANTERO Km 1,5 / Dislivello – 7 Lasciate alle spalle le vestigia romane e medioevali di Susa dalla stazione ferroviaria si procede in direzione di Urbiano, frazione di Mompantero: antico insediamento testimoniato dai resti di un acquedotto romano, è noto per il folkloristico rito legato alla festa dell’orso che si tiene tra la fine di gennaio e la prima settimana di febbraio, detto Fora l’ours!, durante il quale si celebra l’imminente uscita dall’inverno con la cattura dell’orso risvegliatosi dal letargo. 2. MOMPANTERO – BUSSOLENO Km 6,9 / Dislivello – 53 Il percorso prosegue verso San Giuliano e Chiodo, frazioni di Susa, attraversando cascine e prati coltivati, sino a raggiungere le prime abitazioni di Foresto (Comune di Bussoleno) e la Cappella della Madonna delle Grazie, il cui ciclo affrescato sulla vita della Vergine è attribuito al tolosano Anthoyne de Lhonye, attivo in Valle di Susa intorno al 1462. Una breve deviazione conduce alla Riserva Naturale dell’Orrido di Foresto, una suggestiva gorgia scavata dal millenario passaggio dell’acqua: nei suoi pressi rimangono i ruderi di un mulino e di un lazzaretto. Superata sulla destra la sede del Parco Orsiera Rocciavrè, l’Antica Strada di Foresto conduce a Bussoleno. Oltrepassata la stazione ferroviaria – vicino alla quale è possibile visitare il FERALP-Museo del Trasporto Ferroviario attraverso le Alpi – si prosegue sino al ponte sulla Dora Riparia che immette nel borgo medioevale, dove sono ben visibili i resti della cinta muraria, la porta d’ingresso e, lungo la via principale, alcune abitazioni che ispirarono il D’Andrade per il Borgo Medioevale di Torino: Palazzo Allais, Casa Amprimo, detta anche Locanda della Croce Bianca, e Casa Aschieri. La Parrocchiale di Santa Maria Assunta (XII sec.), affiancata dal campanile romanico, presenta all’interno arredi lignei barocchi e interessanti dipinti del Morgari e di Gentileschi, testimonianza della riedificazione settecentesca a opera dell’architetto lorense De Willencourt. 3. BUSSOLENO – SAN GIORIO DI SUSA Km 3 / Dislivello – 18 Usciti da Bussoleno e attraversata la SS24, un percorso su strada sterrata fra campi e vigneti conduce a San Giorio di Susa, riconoscibile dal Castello medioevale sulla collina. Sono moltissime le tracce del suo ruolo di via di transito: la Cappella di San Sebastiano, la Garitta, antico edificio con finestra a bifora e arcone, la Parrocchiale di San Giorgio martire con il campanile romanico, la casaforte; tra gli affreschi che decorano la Cappella di San Lorenzo, fondata nel 1328 e detta anche del Conte, spiccano i simboli del pellegrinaggio: la visita dei re Magi e San Cristoforo. Anche in questo borgo è viva la tradizione degli Spadonari e della Danza delle Spade, che si svolge in primavera in occasione della festa patronale di San Giorgio martire.SUSA – CHIUSA SAN MICHELE 4. SAN GIORIO DI SUSA – VILLAR FOCCHIARDO Km 6 / Dislivello – 5 Lasciato alle spalle l’abitato, una strada campestre incrocia la vecchia comunale, delimitata da muretti in parallelo alla SS24. La sterrata alla sua sinistra prosegue fra campi di mais, orti e vigne per giungere alla zona del Malpasso, che la tradizione popolare evoca come luogo abitato da briganti che assalivano i viandanti: il percorso evita la statale sino all’incrocio con la strada della borgata Pianverso. Una breve deviazione conduce a valle alle cascine Roland e Giaconera, storici luoghi di sosta e di cambio cavalli, a monte alle Certose di Banda e di Montebendetto, fra i più antichi insediamenti certosini piemontesi. Proseguendo si attraversa invece il centro abitato di Villar Focchiardo con la Parrocchiale di Santa Maria Assunta, esempio di barocco settecentesco tipico della corte sabauda, che testimonia lo stretto legame con la famiglia committente dei Carroccio. Il paese, fra i più importanti produttori di castagne di qualità nel territorio valsusino e piemontese, è noto per la storica Sagra del Marrone. 5. VILLAR FOCCHIARDO – SANT’ANTONINO DI SUSA Km 3,5 / Dislivello – 39 Raggiunta la frazione Comba si segue l’Antica Strada di Francia fino a Sant’Antonino di Susa. La piazza principale è dominata dall’imponente facciata della Parrocchiale di Sant’Antonino martire, una delle più antiche chiese della valle e sede dei canonici ospitalieri di Sant’Antonino della Valle Nobilense: la struttura architettonica presenta elementi tipici dell’XI sec., come la torre campanaria, ed è arricchita da cicli pittorici trecenteschi. 6. SANT’ANTONINO DI SUSA – VAIE Km 1,7 / Dislivello + 1 Proseguendo lungo la stessa via il cammino conduce a Vaie, noto per la produzione tipica del canestrello, biscotto fragrante cotto su appositi ferri a tenaglia. Un interessante percorso archeologico e naturalistico conduce al Santuario di San Pancrazio (XI sec.) e si conclude al Museo di Archeologia sperimentale.SUSA – CHIUSA SAN MICHELE 7. VAIE – CHIUSA SAN MICHELE Km 3,1 / Dislivello – 4 L’Antica Strada di Francia porta inoltre a Chiusa San Michele: il suo nome è legato ai resti delle Chiuse Longobarde, teatro di scontro fra Carlo Magno e Desiderio, e alla dipendenza dalla Sacra di San Michele, che domina il paese dal monte Pirchiriano. A destra della settecentesca Parrocchiale di San Pietro apostolo, tra campi coltivati e boschi si snoda la storica mulattiera, delimitata a tratti da muretti in pietra a secco, che raggiunge in circa 2 ore l’abbazia clusina. L’imponente Sacra di San Michele (983-987 d.C.), monumento simbolo del Piemonte, è una delle più importanti architetture romaniche europee, centro di cultura monastica e mèta secolare di pellegrinaggio internazionale: la Loggia dei Viretti, lo Scalone dei Morti, il Portale dello Zodiaco, l’affresco dell’Assunzione della Vergine, le cinquecentesche tavole del trittico di Defendente Ferrari, le pale del cremonese Antonio Maria Viani sono tra gli elementi che contraddistinguono l’edificio sacro, frutto di secolari interventi e campagne decorative che culminarono nel 1889 con il grande restauro di Alfredo D’Andrade. 7 B. VALGIOIE – GIAVENO Dalla Sacra di San Michele un’interessante variante al percorso francigeno prevede la discesa in Val Sangone valicando il Colle Braida: superato Valgioie, situato in posizione panoramica e immerso in uno splendido panorama paesaggistico delle montagne del Gruppo dell’Orsiera-Rocciavrè, il percorso giunge a Giaveno. Oggi cittadina residenziale, dipese in passato dalla Sacra di San Michele che qui aveva un castello abbaziale, di cui sopravvive un tratto di mura con le tre torri di difesa: la parte antica della città si raccoglie attorno alla Collegiata di San Lorenzo Martire (1622), alla Chiesa dei Batù (XVI sec.) e alla Torre dell’Orologio. SANT’AMBROGIO DI TORINO – RIVOLI 1. SANT’AMBROGIO DI TORINO – AVIGLIANA Km 4 / Dislivello + 16 Dal complesso monastico una mulattiera attraversa la frazione San Pietro e in discesa, lungo gli ampi tornati tappe della Via Crucis, giunge a Sant’Ambrogio di Torino, il cui borgo medioevale è ben leggibile nell’intatta cinta muraria, nelle torri di avvistamento (XIII sec.) e nel Castello abbaziale (XII sec.), in posizione dominante sul paese. Di notevole pregio artistico e architettonico è la Parrocchiale di San Giovanni Vincenzo, eremita fondatore della Sacra: l’impianto interno, la cupola e la facciata sono settecenteschi su progetto del Vittone, mentre il campanile, costruito forse su precedente edifico a uso militare, presenta lo stile sobrio dell’originale romanico. Il percorso prosegue attraversando la via principale di Sant’Ambrogio sino a raggiungere il Museo del Dinamitificio Nobel: interessante esempio di architettura industriale d’inizio Novecento, ha ospitato dal 1872 al 1965 la fabbrica di esplosivi più importante d’Europa. L’abitato è raggiungibile anche da Chiusa San Michele seguendo l’Antica Via di Francia, che costeggia la base del monte Pirchiriano: da qui la ferrata Carlo Giorda sale verso la Sacra di San Michele. Superato il Dinamitificio la strada porta al centro storico di Avigliana. Il cuore medioevale della città è Piazza Conte Rosso, caratterizzata dall’antico pozzo, dagli edifici in cotto e porticati e dominata dall’alto dal Castello arduinico (X sec.): dote della Comitissa Adelaide di Susa ai Savoia, divenne avamposto delle ambizioni della dinastia sul torinese e infine smantellato dai francesi nel 1690. La Parrocchiale di San Giovanni (XIII sec.) conserva pregevoli opere come il cinquecentesco pulpito ligneo e le tele di Defendente Ferrari; nei pressi della chiesa è inoltre possibile osservare la Torre dell’orologio: nel 1330 vi fu collocato il primo orologio pubblico del Piemonte. Tra gli edifici sacri di Avigliana si segnalano il seicentesco Santuario della Madonna dei Laghi, costruito sul luogo dove sorgeva un pilone votivo mèta di pellegrinaggio già dal XIV sec.; la Chiesa di San Pietro (XII sec.) con l’affascinante stratificazione di affreschi databili tra l’XI e il XV sec.; la Chiesa di Santa Maria Maggiore, di impianto romanico con modifiche in chiave gotica del XIV sec. Il cammino prosegue tra i vicoli medioevali del centro storico nei pressi del Palazzo del Beato Umberto, costruito in seguito a un lascito del 1347 e sede dell’antico Ospedale, in cui venivano ospitati i pellegrini che transitavano sulla Via Francigena.SANT’AMBROGIO DI TORINO – RIVOLI 2. AVIGLIANA – BUTTIGLIERA ALTA Km 2,9 / Dislivello – 32 Raggiunta Piazza del Popolo e attraversato Corso Laghi, l’Antica Via di Francia prosegue pianeggiante tra i campi sino alla frazione Ferriera di Buttigliera Alta: oltrepassato il cavalcavia ferroviario, la strada arriva alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso. Buttigliera, sorto a ridosso della collina morenica, fu borgo dipendente da Avigliana fino al 1619, ma la sua storia è strettamente legata alla presenza della Precettoria: il complesso ospedaliero sorse a partire dal 1188 per volere dell’ordine di Sant’Antonio di Vienne, che si dedicava all’assistenza dei pellegrini sulla Via Francigena e alla cura dei malati di ergotismo (il “fuoco di Sant’Antonio”); sostenuto nei secoli dai Savoia, la sua conduzione passò all’Ordine Mauriziano, cui ancora oggi appartiene. Lo stile gotico, gli elementi in cotto alle finestre e alle chiavi di volta e la celebre facciata a ghimberghe ne fanno uno dei monumenti più suggestivi del Piemonte; all’interno, oltre al polittico di Defendente Ferrari, tra le campagne decorative databili tra l’XII e il XV sec. spicca l’opera pittorica di Giacomo Jaquerio: la Madonna in trono, le Storie di San Biagio, il ciclo della Passione. 3. BUTTIGLIERA ALTA – ROSTA Km 2,6 / Dislivello + 4 Il cammino prosegue in direzione di Rosta, oltrepassando la stazione ferroviaria e costeggiando la stessa sino alla svolta per Rivoli: sorto in epoca romana lungo la Via ad Galliam da Torino al Monginevro, nel Medioevo divenne in parte dipendente da Rivoli e in parte assoggettato alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, fino ad acquisire la propria autonomia nel XVII sec. 4. ROSTA – RIVOLI Km 4,1 / Dislivello + 77 Da qui la strada costeggia una zona ricca di campi coltivati, boschi e zone residenziali alle pendici della morena su cui sorge il nucleo più antico di Rivoli: le sue origini romane sono testimoniate da significativi reperti lungo la Via ad Galliam verso Rosta, mentre l’abitato medioevale sorse sulle pendici della collina dominata dal Castello dell’XI sec., oggi imponente edificio barocco progettato nel Settecento da Filippo Juvarra ma rimasto incompiuto; dopo il restauro dell’architetto Andrea Bruno, terminato nel 1984, questa Residenza Sabauda è divenuta sede del più importante museo italiano dedicato all’arte contemporanea, con una prestigiosa collezione permanente, eventi e mostre di richiamo internazionale. Lungo le storiche vie selciate della città sono ancora molte le testimonianze del ricco passato: la Casa del Conte Verde, dimora di Amedeo VI di Savoia, gioiello trecentesco dalla facciata decorata con motivi antropomorfi e floreali in cotto; la seicentesca Chiesa di Santa Croce, con tracce di un’antica confraternita medioevale attiva come istituzione ospedaliera; Palazzo Piozzo Rosignano, eretto nel 1788 come residenza del Cancelliere del Gran Priorato dell’Ordine di Malta; la Torre della filanda, una delle testimonianze più importanti dell’architettura medioevale rivolese.SANT’AMBROGIO DI TORINO – RIVOLI 4 B. RIVOLI – ALPIGNANO A questo punto la Via Francigena continua in direzione di Collegno, giungendo alle porte di Torino. Una bella variante paesaggistica parte dalla frazione Bertassi fra Sant’Ambrogio di Torino e Avigliana, dove un percorso segnalato attraversa la Palude dei Mareschi, zona umida che prelude al Lago Grande e area protetta del Parco Naturale dei Laghi di Avigliana. Una strada sterrata presso un’area di sosta svolta in direzione della collina, lungo il sentiero del monte Capretto: a un incrocio con un’edicola votiva lo si abbandona, proseguendo alla base del colle su cui sorge il Castello arduinico, e con breve salita si raggiunge Piazza Conte Rosso in Avigliana. Una “bretella” di collegamento tra le Vie Francigene della Valle di Susa parte dalla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, percorre la Strada Antica di Alpignano e oltrepassa la SS25: la sterrata si inoltra in una zona di boschi e coltivi e costeggia nell’ultimo tratto la Dora Riparia, sino al Ponte Vecchio di Alpignano. BUSSOLENO – ALPIGNANO 1. BUSSOLENO – CHIANOCCO Km 1,3 / Dislivello + 7 Il cammino francigeno lungo la sinistra orografica della Dora Riparia parte da Bussoleno e costeggia la linea ferroviaria, sino a raggiungere la frazione Grangia di Chianocco. Il percorso prosegue su strada asfaltata passando davanti all’antica casaforte (XII sec.), interessante esempio di architettura civile romanica. Situato all’imbocco della Riserva dell’Orrido di Chianocco, il paese è composto da numerose frazioni ma il suo cuore più antico in località Campoasciutto è caratterizzato dal maestoso complesso fortificato del Castello (XIII sec.) e dall’antistante Parrocchiale di San Pietro Apostolo, sorta in seguito all’alluvione che distrusse quella romanica, di cui rimane solo la torre campanaria; degna di nota è anche la Cappella cimiteriale di Sant’Ippolito (XI sec.), decorata da pregevoli affreschi databili XV sec. 2. CHIANOCCO – BRUZOLO Km 2,7 / Dislivello – 15 La strada scende verso la frazione Vindrolere e, attraversando una zona ricca di orti, coltivi, boschi e vigneti, tocca le prime abitazioni di Bruzolo: si passa accanto a un’antica fucina azionata da un sistema idraulico, una delle più complesse architetture protoindustriali della Valle di Susa. Tra gli edifici degni di nota la settecentesca Parrocchiale di San Giovanni Evangelista e il Castello (XIII sec.), trasformato nel tempo in residenza signorile delle famiglie fedeli alla corte sabauda e sede della firma dei Trattati di Bruzolo (1610) fra il duca di Savoia e il re di Francia 3. BRUZOLO – SAN DIDERO Km 2,3 / Dislivello – 6 Attraversato l’abitato, la strada continua in discesa imboccando a sinistra la carrozzabile che costeggia le pendici della montagna lungo la quale si sviluppa il comune di San Didero: antico possesso feudale di famiglie legate ai Savoia, il nucleo più antico sorge attorno alle mura merlate del massiccio torrione della casaforte, forse mastio di un castello scomparso; la Parrocchiale di San Desiderio, in posizione panoramica, fu alle dipendenze della Prevostura di Oulx.BUSSOLENO – ALPIGNANO 4. SAN DIDERO – BORGONE SUSA Km 2,8 / Dislivello – 36 Superata la casaforte, il percorso prosegue in direzione di Borgone Susa. Poco prima dell’abitato, un’interessante deviazione porta al Maometto, suggestivo luogo dalle radici antiche: nei pressi di una radura si trova una roccia scolpita raffigurante un personaggio a braccia aperte, che la tradizione popolare ha identificato con il profeta arabo ma più probabilmente si tratta della latina divinità agreste Silvano. Il cammino costeggia la linea ferroviaria e giunge nella piazza principale del paese dove sorge il seicentesco Palazzo Montabone, sede del Municipio; si oltrepassa la Parrocchiale di San Nicola di Bari e, con una deviazione al di sotto del cavalcavia, la strada conduce al Ponte di Sant’Antonino – possibile collegamento dei percorsi francigeni – e alla frazione San Valeriano: qui sorge l’omonima cappella romanica (XII-XII sec.) con la decorazione absidale del Cristo Pantocratore. 5. BORGONE SUSA – CONDOVE Km 6,5 / Dislivello + 2 Un breve tratto di pista ciclabile parallelo alla SS24 porta alla località Molere, dove una sterrata si inoltra fra i prati: la deviazione a sinistra permette di costeggiare la montagna su strada pianeggiante sino alle frazioni Grangetta e Poisatto e all’area pic-nic sul torrente Gravio. Un largo marciapiede lungo la statale conduce alle porte di Condove, uno dei centri più grandi della valle, composto da 74 borgate montane: alcune di queste presentano ricche testimonianze artistiche come la Cappella di San Bernardo al Laietto (1430), la Parrocchiale di San Saturnino a Mocchie e la romanica Cappella di San Rocco, già Santa Maria del Prato; ai piedi della dorsale rocciosa si può invece ammirare il Castello del Conte Verde: citato dal XIII sec. come dipendenza del monastero di San Giusto di Susa, ebbe ruolo difensivo e residenziale. 6. CONDOVE – CAPRIE Km 2,7 / Dislivello – 15 La carrozzabile arriva quindi all’abitato di Caprie, il cui nome trae origine dal sovrastante monte Caprasio, raggiungibile con percorso escursionistico dalla frazione Celle: è un luogo suggestivo per la presenza della grotta eremitica di San Giovanni Vincenzo, fondatore della Sacra di San Michele, e della Chiesa di Santa Maria Assunta, che presenta una cripta con affreschi del X sec. Il cammino principale prosegue sulla pista ciclabile affiancata al lungo rettilineo stradale che conduce alla frazione Novaretto: l’ottocentesca Parrocchiale dei SS. Rocco e Sebastiano offre un’interessante bicromia data dall’alternanza di bande nere e bianche, mentre internamente spicca la ricca struttura a cassettoni della navata centrale.BUSSOLENO – ALPIGNANO 7. CAPRIE – VILLAR DORA Km 6 / Dislivello – 15 Superate le ultime abitazioni di Novaretto, la strada diventa sterrata e costeggia la Collina della Seja. Per evitare la trafficata SS24, un facile sentiero sale alla frazione Torre del Colle di Villar Dora, costruita nel 1289 per iniziativa di Amedeo V di Savoia allo scopo di difendere l’attraversamento della Dora Riparia: su questa dorsale, in una zona boscosa sorge la Cappella di San Pancrazio, affrescata con un ciclo pittorico di fine XV sec. Quindi il percorso scende e incrocia una via secondaria che conduce al centro storico del paese, dominato dal maestoso Castello Provana: frutto dell’unione di tre caseforti più antiche, a partire dal XIII sec. fu interessato da ampliamenti e rivisitazioni in chiave neogotica; poco distante sorge anche la Parrocchiale dei SS. Vincenzo e Anastasio, parzialmente ricostruita nel Seicento, con alcuni importanti arredi e tele da ricondurre alla committenza della famiglia Provana. Da segnalare, infine, il Museo della preistoria della Dora Riparia. 8. VILLAR DORA – ALMESE Km 0,7 / Dislivello + 6 Proseguendo lungo la strada principale si entra in Almese: l’insediamento di epoca romana è testimoniato dal ritrovamento in località Rivera di una Villa, tra le più importanti dell’edilizia residenziale latina in Piemonte. Di grande interesse storico lungo il cammino è il Ricetto di San Mauro, risalente al XIV sec. Nato allo scopo di difendere il preesistente edificio monastico, ne ha inglobato parte delle strutture: il campanile fu infatti trasformato in torre, mentre il corpo principale divenne il mastio del nuovo castello, circondato da due cinte murarie e sfruttato come ricetto. 9. ALMESE – CASELETTE Km 6,3 / Dislivello – 31 Seguendo la pista ciclabile che attraversa la frazione Milanere si prosegue su una carozzabile poco trafficata, costeggiando le pendici del monte Musinè sino all’ingresso di Caselette: a destra, su uno sperone roccioso, svetta il complesso del Castello di Camerletto, dipendente dall’Abbazia di Novalesa e costruito tra l’XI e il XII sec. con la funzione di grangia fortificata. Sulle pendici del Musinè, invece, il Santuario di Sant’Abaco testimonia un culto locale dalle radici antiche, riferibile al martirio e sviluppatosi intorno al V o VI sec. in seguito all’opera di evangelizzazione delle popolazioni della Valle di Susa, sino ad allora legate a riti pagani. La presenza di un asse viario di epoca romana è testimoniata, come ad Almese, da una villa rustica di età imperiale (I-IV sec.), situata in località Pian tra le cascine Malpensata e Forchetto; sul promontorio su cui si è sviluppato Caselette spicca inoltre il Castello Cays, forse trecentesco, più volte interessato da ampliamenti tra il XVII e XIX sec. Tra gli edifici religiosi si segnala la barocca Parrocchiale di San Giorgio martire, che conserva tele del XVII-XVIII sec. e settecentesche statue lignee di pregevole fattura.BUSSOLENO – ALPIGNANO 10. CASELETTE – ALPIGNANO Km 5,4 / Dislivello – 11 Il cammino francigeno prosegue verso Torino. A valle del Castello di Camerletto, presso la SS24, una strada sterrata si inoltra nei pianeggianti campi e coltivi dell’area che fiancheggia la Dora Riparia: segnalata anche come ciclostrada, conduce con piacevole passeggiata al Ponte Vecchio di Alpignano, unendosi al percorso proveniente da Sant’Antonio di Ranverso.
- IN BICI | itinerari valsusa
IN BICI Colle delle Finestre Bike routes Some proposed itineraries refer you to the dedicated pages. Very popular with mountain bike lovers, the route develops along the ridge that borders the border between Val Chisone and Val di Susa. It is a military road, a real one engineering jewel that starting from Colle delle Finestre reached Colle dell'Assietta passing through Mount Pintas and Gran Serin, as well as Ciantiplagna (2849 m) that we set ourselves as a destination for this itinerary. Pedaling on the ridge you will have the possibility of admiring two different panoramas running at the same time parallels along the slopes of the same mountain. LAKE OF MONCENISIO Valdisusa tourism A must to enjoy one of the most beautiful views in the Valley has to offer, in the heart of the Mont Cenis, suitable for a family MTB day. Once you have left the car at the Moncenisio dam, you descend along the north side of the hill to the shores of the lake. Here the circular route leaves you the opportunity to cycle around the perimeter in a clockwise or counterclockwise direction; both in cases bring with you a camera or an action camera because the landscape it will leave you speechless. Once the ring is closed, get ready for the return ascent towards the Italian-French border, from where the sunset will seem even more beautiful. MOUNT CHABERTON Let's go to the discovery of the highest military road in Europe by MTB in company by Diego Drago, cyclist, cycle-mountaineer, tour guide of the Piedmont Region and MTB guide. The itinerary is taken from his book "Susa Valley by Mountain Bike ". Reading the title, who I have already done, certainly does not ask why, to whom you never did, you have to give explanations. The Chaberton, a must, a shaped mountain of pyramid, which dominates the town of Cesana Torinese to be precise, it is often seen on other excursions in the Valley, from other angles. A must, because the Chaberton, at least once is to be done, you cannot leave it there and you absolutely have to climb it from the Italian side, both for a bit of patriotism and because actually it is unthinkable to climb it from the French side. Anyone who is fond of military fortifications knows what it says when we are talking about Chaberton, vice versa, it is highly recommended to inquire about it, first to get on it, why knowledge becomes motivation, it becomes a must. difficult path, inquire. Mount Chaberton ROAD OF THE AXIETTA The Strada dell'Assietta is a panoramic route starting from Sestriere (2,044 m) which continues along an ex-military dirt road in the natural park of the Gran Bosco di Salbertrand. A route suitable for lovers of mountain biking and gravel, entirely above 2,000 meters. Bike Italy
- PARCHI | itinerari valsusa
PARCHI The Avigliana Lakes Natural Park , established in 1980, it is located at the mouth of the Susa Valley, at the foot of Mount Pirchiriano on which the ancient abbey stands of the Sacra di San Michele, in a characteristic area of the morainic amphitheater of Rivoli-Avigliana, just a little more 20 kilometers from Turin. The territory, despite its limited extension, includes a considerable variety of environments and ecological situations, as they are present three different but interconnected biotopes, consisting of two lake basins and dai hilly reliefs and by wetland of the Mareschi . Headquarters del Parco is in Avigliana in Via Monte Pirchiriano n.54 - Tel. 011.9313000 - 9341405 - 011.4326589 https://www.parchialpicozie.it/page/view/parco-naturale-dei-laghi-di-avigliana/ ORSIERA PARK. ROCCIAVRE ' The Park extends into the Northern Cottian Alps, on pertinent territories of the Chisone, Susa and Sangone Valleys. The boundaries of the protected area run on average at an altitude of 1,400 m and the most important peaks included within them reach almost 3,000 m: Monte Orsiera (2,890 m), Monte Rocciavrè (2,778 m) and Punta Rocca Nera (2,852 m). The Orsiera-Rocciavrè massif is made up of rocks of different origins, the presence of which may be including if it is traced back to the process of Alpine orogenesis. Much of it, including its main peaks, is made up from rocks, called ophiolites or green stones. Other rocks, called the continental aquifer, are found instead on the outskirts of the massif. The “recent” history of the Park's mountains is characterized by the modeling carried out by erosion. The action of the Quaternary period glaciations is evident due to the presence of moraines and circus lakes and glacial barrage (Chardonnet Lake, Laus Lake and La Manica Lake, Sottano Lake, Soprano Lake), rocks montonate and valleys to "U". There are also accumulations of debris and landslides; particularly impressive the landscape strewn with large blocks in the Cassafrera basin, in the heart of the Park. They are not registered in the park the conditions for the formation of glaciers and not even of small permanent snowfields. https://www.parchialpicozie.it/page/view/parco-naturale-orsiera-rocciavre/ The offices of the Orsiera-Rocciavrè Natural Park are in Bussoleno in Via Massimo d'Azeglio 16, Tel. 0122.47064 and in Fenestrelle, Mentoulles hamlet in Via Nazionale 2, Tel. 0121.83757. ORSIERA PARK MAP GRAN BOSCO SALBERTRAND PARK / COLOMBAN ROMEAN ECOMUSEUM The Protected Area of the Gran Bosco di Salbertrand Natural Park extends on the orographic right of the Val di Susa (Northern Cottian Alps), from 1000 meters above sea level to 2700 meters of the watershed. It was established in 1980 mainly to protect the luxuriant vegetation and in particular the precious ones fir trees and the extensive larch-cembreti. It is occupied for 70% by woods, and for the remaining 30% from high altitude pastures and prairies. The over 600 plant species surveyed create a great variety of environments: in the valley floor, we find broad-leaved trees such as ash, birch, maple, alder, chestnut and beech), rising in altitude, you enter the kingdom of conifers (Scots pine, silver fir, spruce, larch, stone pine). Among the herbaceous species it is worth noting the presence of two rarities: the Corthusa Matthioli and the Menyanthes Trifoliata. Park Headquarters and Visitor Center is in Salbertrand in Via Fransuà Fontan, n.1 - Tel. 0122/854720 https://www.parchialpicozie.it/page/view/parco-naturale-del-gran-bosco-di-salbertrand/ The Salbertrand Ecomuseum is dedicated to Colombano Romean, miner and quarryman of the Ramats, image symbol of hard and thankless work in the mountains. For eight long years, starting from 1526, he excavated a work that is still incredible today: il Pertus , one tunnel at 2000 meters of altitude five hundred meters long with a section of about one meter and eighty by one meter, to bring the waters of the Rio Touilles to enliven an entire slope above Chiomonte and Cels. https://www.parchialpicozie.it/news/detail/24-06-2020-ecomuseo-colombano-romean-visite-guidate-estate-2020/ GRANBOSCO PARK MAP podcast parco gran bosco Salbertrand
- STORIA IN VISITA | itinerari valsusa
STORIA IN VISITA FORTE DI EXILLES The Forte of Exilles. Susa motorway exit, state highway 10 km Exilles. Opening in the summer months. Cell 327 6262304 - mail assfortexilles@gmail.com Located in the municipality of the same name, it is one of the most important defensive systems in Piedmont The first documents in which the Fort of Exilles is mentioned, still very rudimentary and under definition, date back to VII century , when a reporter della Novalesa cita on the rock of Exilles a primitive fortification destroyed by Franks . Dal 1155 about the masters of the fortress are the Bermonds of Besançon , counts of Albon, who needed to protect militarily the road that, owned by them, led to the Montgenèvre . The first description of the castle dates back to 1339 : the plant shows up quadrangular and with more towers, stables and external warehouses, very different from the stronghold solid and compact today. Many legends were born around the Fort over the centuries, but perhaps the most famous of all, between historical truth and legend, is that relating to a mysterious character imprisoned there (the building also served as a prison) between 1681 and 1687. According to tradition, he could identify himself with the Iron Mask, a character whose identity is still unknown . Nel 1708 , during the War of the Spanish Succession , back to the Savoy with Vittorio Amedeo II of Savoy , thanks to the bypassing of the front by the Savoy troops through the Moriana ed the packages that connect this with Bardonecchia , so that the strong it will be attacked from the part of the upper valley. Il Treaty of Utrecht will finally terminate the definitive membership of the whole Susa Valley (and, therefore, also of the fort of Exilles) to the newborn Kingdom of Sicily (which soon became Kingdom of Sardinia ). Nel 1720 is appointed architect Ignazio Bertola , adopted child of Antonio , to strengthen the Fort of Exilles. Jobs last over six years (ending in 1726 ) and in the end the fort is a jewel of military art. In September of 1745 , in the course of the war of the Austrian succession , the French troops try to open the way to lower valley of Susa attacking the fort, but are repelled by the guns of the garrison under the command of Captain Papacino d'Antoni.[1] Source WIKIPEDIA http://www.ilfortediexilles.it FORT OF BRAMAFAM IL Forte di Bramafam - Email:info@fortebramafam.it Telephone: +39 339 2227228 Mobile: +39 333 6020192 Fort of Bramafam Museum. Bardonecchia motorway exit, go back on the state road towards Oulx. Opening in the summer months. The fortification was built between 1874 eil 1889 ed is one of the largest fortified works of the end of nineteenth century delle Cottian Alps . It was built to defend la Turin-Modane railway line e il Frejus railway tunnel , inaugurated in those years. The fort, which at the height of its functionality numbered more than 200 units, controlled the town of Bardonecchia and le valleys of the Rho e of Frèjus e held the Italian entrance to the railway tunnel is under fire from probable French attacks. Partially decommissioned during the WWI , the fort was used as a prison camp for working Austrians in the area for the maintenance of military roads and the Fréjus tunnel. In the Thirties the work was integrated with the construction of two modern ones cave resistance centers del Vallo Alpino ed armed, as well as by the 2 towers 120/21 , also from a section of guns da 149/35 . Despite being outdated for technical concepts, it was constantly garrisoned and armed. On June 21, 1940, during the offensive Italian against la France , the fort was targeted by enemy artillery shots and bombs dropped by seven French aircraft: the damage however, they were limited only to some external structures. In September 1943 it was occupied by a small German garrison which, for fear of coups of the partisans, carefully mined the entire surrounding area. It was abandoned by the last retreating Germans only on the morning of April 27, 1945. Once hostilities ceased, in compliance with the clauses of the peace treaty, the work was abandoned by the Army and abandoned to its fate (art.47 del peace treaty ). Source WIKIPEDIA http: //fortebramafam.it/ SACRED OF SAN MICHELE tel. +39.011.93.91.30 fax. +39.011.93.97.06 email: info@sacradisanmichele.com The Sacra di San Michele (the Archangel), or more properly the Abbey of San Michele della Chiusa, also called Festival of San Michele[2] in local popular parlance, is a complex architectural perched on the summit del mount Pirchiriano , at the entrance to the Val di Susa , in Metropolitan city of Turin , in Piedmont , in the territories of the municipalities of Sant'Ambrogio of Turin e di Chiusa di San Michele , just above the hamlet of San Pietro . Placed on an imposing base of 26 meters at 960 meters of altitude above sea level [3] , looking out from the top of the mount Pirchiriano on the border between le Cottian Alps e la Po Valley , is the symbolic monument of Piedmont [4] [5] e one of the most eminent religious architectures of this alpine territory , belonging to diocese of Susa , first step in Italian territory along the via Francigena [6] [7] . Dal XII al 15th century lived the period of its historical maximum splendor, becoming one of the main centers of spirituality Benedictine in Italy. Nel nineteenth century vi the congregation of was establishedRosminian fathers [8] . In 2015, the site was one of the winners of the world photo contest Wiki Loves Monuments [9] . In 2016 the museum of the abbey monumental complex it was visited by over 100,000 people[10] . The monastic scenario has largely inspired the historical novel di Umberto Eco The Name of The rose .[13] [14] Still on the northern side, isolated from the rest of the complex, stands the tower of the "Bell'Alda", the subject of a suggestive legend: a girl (probably lived in XIII –_Cc781905-5cde-3194-bb3b-136bad5cf58d_14th century ), the bell'Alda in fact, wanting to escape from capture of some soldiers of fortune, he found himself on the top of the tower. After praying, desperate, she preferred to jump in the precipice below, rather than getting caught; the angels came to her aid and, miraculously, landed unscathed. Legend has it that, to show his fellow villagers what had happened, he tried again the flight from the tower, but that for the vanity of the gesture was instead killed. Source WIKIPEDIA. ABBEY OF NOVALESA https://www.abbazianovalesa.org/wp/ The abbey of Saints Peter and Andrew, also known as the abbey of (or della) Novalesa, is an ancient one abbey Benedictine founded inVIII century e located in the municipality of Novalesa , in valley of Susa , Metropolitan City of Turin . One of the chapels of the complex hosts two important cycles of frescoes by11th century , one dedicated to the holder Sant'Eldrado and the other, among the first known in the West, a St. Nicholas of Bari . The history of the Novalesa abbey begins on January 30, 726, by means of the deed of foundation due to the then lord frank di Susa e Moriana , Subscribe , to control of Mont Cenis pass . In this period the monasteries had in fact a precise strategic value and the Franks in particular not only considered them their sphere of influence, but used them as bases for their raids against enemy populations. Source WIKIPEDIA. Tel 0122 653210 - reservations. FORTE DELLO CHABERTON THE CHABERTON GUNNER ROBERTO GUASCO http://chaberton.altervista.org http://www.montechaberton.it/ The design of the fortification dates back to the end of the 19th century, when, in the context of the Triple Alliance, Italy pursued a plan to improve the fortification system on the border with France. The summit of Chaberton was chosen for its strategic position, for its inaccessibility and for the impossibility of hitting it with the curved shooting weapons of the time [2]. This explains the realization of overhead batteries with cannons placed in rotating turrets and without adequate protection against cannon or mortar shots that were not feasible in the early 1900s (but not by modern World War II mortars). The project was that of an autonomous work with distant action, or with the aim of bombing military positions even at a considerable distance in foreign territory. [3] [4] The works began in 1898, with the tracing of the road that connected the hamlet of Fenils to the top of the mountain. [3] The works, under the guidance of the major of the genius Luigi Pollari Maglietta, finished in 1910, [4] but already in 1906 the battery it was armed with 8 149/35 A guns in an AM type armored turret [2] [3] After Italy declared war on France on 10 June 1940 the fort became active for the first time: it was used for bombing French military objectives, without however causing significant military damage[2] . In the nearby French fort of the Janus an armored watchtower is visible above a concrete work, in which the steel of the turret was partially distorted, but not pierced, by one of the 149 battery grenades launched on June 20, 1940. The French army reacted the next day. Morning June 21 1940 , the French began bombing with quattro howitzers siege Schneider 280 mm Mle 1914 ;[5] the bombing was temporarily suspended for the fog, but in the afternoon it resumed, and once the firing was fixed, the French mortars soon put out of use six of the fort's eight turrets, causing nine deaths and fifty injuries, disabling la cableway of service of the fort, and causing considerable damage to the structures.[3] The following day the duel continued with less intensity.[5] With the armistice of 25 June, the fort ceased its activity. Source Wiipedia. Cell: +39 338 614 1121 Mail: info@montechaberton.it The Chaberton gunner - Media Museum Forte del Varisello - Moncenisio Il forte venne costruito tra il 1877 ed il 1883 sulla cima del monte Varisello a pianta pentagonale con fossato di protezione e con le stesse dotazioni tecniche dei vicini forte Roncia e forte Cassa , ossia a due piani con ordini di fuoco sovrapposti. Il piano superiore era completamente casamattato e dotato di 2 cannoniere rivolte a nord, est e sud; non tutte queste casematte erano armate, in quanto i 7 cannoni 12 ARC Ret potevano essere spostati nella direzione di fuoco più necessaria al momento dell'utilizzo. I cannoni 12 ARC Ret erano rivolti verso settentrione e battevano tutta l'area del pianoro del Moncenisio compresa tra il colle stesso e l'ospizio (assieme agli armamenti dei forti Roncia e Cassa), mentre i cannoni 15 ARC Ret , rivolti verso occidente, coprivano la zona compresa tra l'Ospizio e l'imbocco della strada che conduceva al colle del Piccolo Moncenisio . Il piano inferiore vi erano 4 postazioni per gli mortai 15 Ret e file di feritoie per i fucilieri, posizionate in modo da coprire l'intero fossato. Erano poi presenti anche 3 casematte sul fronte di gola per coprire la zona attorno alla Gran Croce e due pilastrini su cui erano installate delle mitragliatrici per coprire lo spiazzo attorno al ponte levatoio d'ingresso. Vista la funzione di centro di comando della piazza, il forte era anche dotato di un grande deposito di munizioni per i 420 uomini di presidio dello stesso e per le fanterie mobili operanti nella zona; inoltre erano presenti anche l'infermeria, magazzini per i viveri e forni per la cottura del pane. Era altresì presente una stazione eliografica-ottica che metteva in comunicazione il forte con le altre opere della zona ed il Forte Pampalù di Susa ; vi erano anche dei proiettori elettrici che erano utilizzati per l'illuminazione notturna della zona del pianoro del Moncenisio , e tra il 12 ed il 17 luglio 1883 questi proiettori furono utilizzati per i primi esperimenti di illuminazione notturna di un campo operativo militare in Italia. Al forte si accedeva tramite un ponte levatoio posto sul fossato davanti al portale d'ingresso; l'avancorpo quadrato del blocco d'ingresso era affiancato da cannoniere in conci di pietra. Il muro di controscarpa segue il perimetro dell'intera opera, interrotto solo sul lato occidentale in seguito ai danni provocati dai cannoneggiamenti del 1909 - 1910 . Il cortile interno è occupato, al centro, dall'edificio rettangolare che ospitava gli alloggiamenti delle truppe ed i locali logistici: per accedervi si scendeva ad un piano inferiore del cortile tramite una rampa carrettabile. La caserma, su due piani ha il lato rivolto verso le casematte suddiviso in un piano terra con un ampio porticato ed il primo piano con un loggiato ad archi; la scala per salire al piano superiore è a metà dell'edificio, che all'interno è suddiviso in stanze e camerate. Le casematte del piano superiore del forte sono intercomunicanti tra loro tramite passaggi laterali ed hanno tutte delle pietre angolari a protezione dell'apertura delle cannoniere con, sul pavimento, l'alloggiamento del rocchio in ghisa del cannone. Le postazioni dell'ordine inferiore, invece, sono dotate di feritoie in fila per il posizionamento dei fucili. Le caponiere del fossato sono raggiungibili dalle casematte inferiori e, tramite quella posta nell'angolo sud-ovest, si può raggiungere la polveriera del forte, capace di 100 tonnellate di polvere da sparo , scavata in galleria sotto il piazzale antistante l'ingresso dell'opera. Verso la metà degli anni ottanta del XIX secolo venne realizzata la batteria esterna del Varisello, un'opera di appoggio al forte posizionata lungo la strada di accesso al medesimo: la Batteria era suddivisa in una sezione a valle composta da 2 postazioni a valle e 4 a monte, e tutte e 6 erano dotate di cannoni 15 GRC Ret in barbetta con i magazzini ed i locali di caricamento posizionati in galleria lungo la strada militare del Pattacroce . Vita del forte L'operatività del forte fu alquanto ridotta nel tempo: già nel primo decennio del Novecento venne parzialmente disarmato in quanto le sue strutture in muratura non erano adatte a resistere ai colpi delle granate torpedini ; venne utilizzato, tra il 1909 ed il 1910, come bersaglio per le prove di tiro di artiglieria dei nuovi cannoni 149 A e per valutare gli effetti dei nuovi proietti sulle murature in pietra. A seguito del bombardamento, il lato occidentale del forte subì gravi danni ed il crollo pressoché completo delle casematte: data la scarsa resistenza della tecnica costruttiva delle fortificazioni in pietrame ai nuovi tipi di armi da artiglieria, il 10 gennaio 1910 i forti Varisello, Roncia e Cassa del Moncenisio vennero radiati dal novero delle fortificazioni attive e furono utilizzati soltanto più come magazzini ed alloggi per le truppe di stanza in zona. Forte del Sape' IL FORTE NASCOSTO In base al progetto originario del 1874 il Forte Sapé avrebbe dovuto essere sito con fronte verso nord-ovest e, agli spigoli ovest-nord-ovest ed est-sud-est, due caponiere e un largo fossato che lo avrebbe separato dal muro di controscarpa che sosteneva le pareti della buca nella quale avrebbe dovuto essere collocato. Al piano terra avrebbero dovuti esser sistemati gli alloggi della truppa e i servizi mentre, allo spigolo ovest-sud-ovest, ci avrebbe dovuto essere il magazzino della polvere; al piano superiore vi avrebbero dovute essere le quattro casematte con le cannoniere rigate per le artiglierie e gli alloggi per gli ufficiali. Una scaletta avrebbe condotto al tetto piano, costituito da una battuta di cemento spessa un metro, rivestita da due metri di terra e poggiante sulle volte a botte a tutto sesto delle casematte. Sull'orlo sud-est del terrazzo sommitale si sarebbe dovuto elevare un parapetto con feritoie per proteggere i fucilieri per la difesa vicina. L'accesso avrebbe dovuto essere con ponte levatoio sul fossato allo spigolo est-sud-est ed avrebbe condotto direttamente al piano delle casematte. L'opera che venne poi realizzata, il Forte Sapé, progettata dall'ing. Darbesio del Genio Militare, venne costruita riunendo in un'unica costruzione le due opere preventivamente progettate (Clot Riond e Sapé) a causa di tagli alle spese militari. Ricalcava nelle linee generali l'opera casamattata e sorse dove l'altra era stata prevista: era una fortezza a fossa ma con le artiglierie in barbetta anziché in casamatta. Disponeva di otto cannoni da 12 GRC/Ret dei quali i primi quattro, riuniti a due a due e rivolti a ovest, dovevano battere la piana di Salbertrand (al posto dei cannoni da 15 GRC/Ret originariamente previsti al Forte Clot Riond), mentre gli altri quattro, sempre riuniti a due a due, erano schierati con fronte a nord-ovest a quota più bassa per battere il versante opposto della Val di Susa (compito assegnato alla progettata ma non realizzata batteria da 9 ARC Ret casamattata). Il gruppo di questi ultimi quattro pezzi, che battevano il versante sinistro della Valle, veniva detto Batteria Bassa, per distinguerla dall'altra, schierata verso la piana di Salbertrand, sita a quota superiore e, per questo, detta Batteria Alta. L'opera si elevava di un solo piano e aveva al piano terra gli alloggi della truppa con, all'estremità occidentale, il magazzino della polvere che, grazie a un pozzo dotato di una scala a chiocciola, comunicava direttamente con la Batteria Alta che era protetta, sul fianco destro, da un alto parapetto. All'estremità meridionale, dove vi era l'ingresso che avveniva tramite un ponte parte dormiente e parte levatoio appoggiato su pilastro battiponte, la costruzione si elevava di due piani con, al piano secondo, l'atrio di accesso e il corpo di guardia. Dall'atrio si scendeva tramite una scala al piano inferiore ove vi erano gli alloggi truppa e i magazzini (tali ambienti si aprivano sul fosso occidentale con un'infilata di feritoie, mentre su quello orientale vi erano finestrature che davano luce agli alloggiamentio) o si accedeva direttamente alla linea dei pezzi della Batteria Bassa, le cui due sezioni erano separate da traverse nelle quali vi erano le riservette. A ovest della linea della Batteria Bassa, in prossimità della postazione per i fucilieri, si dipartiva una strada (che in alcuni tratti era dotata di gradini) che, con alcuni stretti tornanti, saliva alla linea dei pezzi della Batteria Alta. Il fossato meridionale era interrotto da una traversa nella quale erano sistemati la cucina della truppa e i servizi, mentre il fossato orientale era interrotto da una caponiera attraverso la quale si aveva accesso da un lato a una munita galleria di controscarpa che si spingeva lungo i fossi orientale e settentrionale, e dal lato opposto alla polveriera del forte che si sviluppava al di sotto del terrapieno a monte. All'estremo meridionale del lungo corridoio, che si sviluppava lungo tutta la manica, vi era il pozzo dotato di montacarichi e una scala a chiocciola che risaliva sino alla riservetta posta fra le due sezioni della Batteria Alta. Il munizionamento previsto per le artiglierie delle fortezze della Piazza di Exilles era di 600 colpi per pezzo, dei quali 200 granate , 390 shrapnel e 10 scatole per colpi a mitraglia. Come buona parte delle fortificazioni del Fronte Occidentale, tutte opere della Piazza di Exilles, quindi anche il Forte Sapé, vennero disarmate durante la prima guerra mondiale e le artiglierie vennero inviate sul Fronte orientale . Al termine della Grande Guerra vennero abbandonate, con l'eccezione del Forte Fenil (che venne adibito a deposito proiettili per le batterie occasionali previste nella zona in caso di mobilitazione). Venne definitivamente dismesso nel 1928 . Anello dei forti sulla strada militare piu' alta d'Europa E’ la più famosa strada militare delle Alpi Occidentali ed è il percorso militare più alto d’Europa, toccando quota 2.550 presso la Testa dell’Assietta. Presenta lungo il suo tracciato numerose fortezze che risalgono a differenti epoche storiche, e può costituire pertanto un vero e proprio museo a cielo aperto della storia delle fortificazioni di montagna. La strada dell’assietta è un bellissimo percorso da seguire anche in mtb, moto da enduro o 4×4, ma questa è un’altra storia! Questa è una di quelle escursioni davvero panoramiche come quelle al Rocca Sella o al Col Bione . Arrivati al Colle delle Finestre, si può ammirare il bellissimo panorama su tutto il fondo valle, con la strada che si snoda fino a finire nel bosco. Sulla destra una strada militare, parzialmente scavata nella roccia, porta in 10 minuti al Forte del Colle delle Finestre costruito nel 1891, mentre si va su si può dare un attento sguardo alle pietre alla nostra sinistra: sono colme di scritte inerenti alla Prima e Seconda Guerra Mondiale: vi sono scritte con “W il 1919”, “il 1915” ecc; oppure semplici firme dei soldati dei reggimenti ai tempi della guerra. Da qui, proprio dal primo forte parte l’anello dei Forti, un’idea per un escursione sulle vecchie strade militari. Anello dei forti, sulla strada Militare più alta d’Europa • Visit Val di Susa DESCRIZIONE ITINERARIO: Si può proseguire lungo la facile strada sterrata che porta al Colle della Vecchia con percorso dolce lungo le pendici dei monti Pintas e Fattiere, un bellissimo itinerario panoramico con tratti a picco su Pian dell’Alpe. Attraversati alcuni canaloni, dei tornanti ravvicinati conducono al Colle della Vecchia, dove si trova il curioso Dente della Vecchia una grande roccia posta in verticale “piovuta”, non si capisce bene da dove, proprio a metà del colle; è lì a tessere leggende, ad alimentare storie, dando il nome suggestivo al Colle della Vecchia posto tra il Colle delle Finestre e il Colle dell’Assietta. Da qui in avanti si apre il Vallone Barbier, ampio e dolce, invece di seguire interamente la strada si possono tagliare gli ampi tornanti puntando direttamente alla Punta del Mezzodì, nei pressi della quale è visibile una il Forte di Mezzodì. Per una gita in giornata si può tornare indietro scendendo per lo stesso percorso dell’andata oppure si può decidere di proseguire passando diverse fortificazioni militari come le Caserme e il Forte del Gran Serin fino ad arrivare al Rifugio Casa Assietta, allungando decisamente il tragitto (circa 5 ore per 17 km di percorso in andata). Per un trekking lungo ma più soft si può pensare di dividere l’itinerario passando la notte al Rifugio Casa Assietta. La strada di ritorno percorre la famosa strada dell’Assietta fino a rientrare al Colle delle Finestre con il doppio del tempo.
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SPORT INVERNALI SESTRIERE - VIALATTEA Sestriere https://www.vialattea.it/ Italian skiing was born in the Turin mountains in November del 1896 . The promoter of alpine skiing italian fu Adolfo Kind , Swiss chemical engineer and mountaineer, resident a Turin . Nel 1896 Adolfo Kind sent to be sent two pairs of Norwegian skis and after the exercises at Valentino and Monte dei Cappuccini, Kind climbed a Giaveno e reached the higher hamlets, passing through Prà Fieul to the top of the Monte Cugno of the Alpet . Nel 1899 was the vault of 3,000 meters: Mount Tomba, above the Moncenisio Lake. In January of 1906 the first Italian alpine station was inaugurated a Sauze d'Oulx , in the Alta Val di Susa. Since the beginning of the last century Bardonecchia turned out to be ideal terrain for the new sport. Nel 1909 the first championships were organized Italians of alpine skiing and a ski jump was built. Nel 1935 the town's first ski lift was built. Nel 1934 the municipality of was established from scratchSestriere (born with the name Sestrierès) and after forty years from the discovery of the new sport the first ski lifts of the municipality were built. Sestriere as well as being the seat of Turin 2006 , is a regular appointment of Alpine Ski World Cup , also hosting i world cup in 1997 . Val di Susa hosted i XX Winter Olympic Games which took place from 10 to 26 February 2006 . The Olympic Villages of have been builtSestriere e Bardonecchia, and the Bobsleigh, Luge and Skeleton track of Cesana. In Val di Susa the Snowboard competitions were held in Bardonecchia, Luge, Bob and Skeleton on the Cesana-Pariol slope, Biathlon in Cesana-Sansicario, Alpine skiing (women) in Sansicario-Fraiteve, Freestyle in Sauze d'Oulx and Alpine skiing (men) a Sestriere . A Sestriere the Alpine Skiing of the took placeIX Paralympic Winter Games which took place from 10 to 19 March 2006. Turin hosted nel 2007 the second Universiade after the summer premiere of 1959 . Alpine Skiing and Snowboarding took place in Bardonecchia and Biathlon in Cesana-Sansicario. Sauze d'Oulx The most important ski area in the Valley is la Milky Way with 400 kilometers of slopes and is located in the municipalities: Sestriere , Sauze d'Oulx , Claviere , Cesana -Sansicarius, Pragelato (municipality located in the Val Chisone) e Montgenèvre (municipality located in French territory). Another ski resort is Bardonecchia, with 100 kilometers of pistes, is divided in two districts: Melezet, Les Arnaud and Colomion (1,300 meters - 2,400 meters) and Jafferau (reaches an altitude of 2,800 meters). In Val di Susa there are also ski resorts minor: il Pian del Frais located at 1,500 meters in the municipality of Chiomonte has 22 kilometers of slopes. Val di Susa also offers cross-country skiing trails. Near the Sestriere there are the slopes di Pragelato (located in the valley floor of the Val Chisone ) used for the XX Olympic Winter Games for competitions cross-country and Nordic combined. The competitions of were also held in Pragelatoski jumping . In Bardonecchia there is the Assomont cross-country track located in the Narrow Valley , in Cesana Torinese the track is located in Val del Thuras. The runway Cesana Pariol , where the Bob, Skeleton and Luge competitions took place in the XX Winter Olympic Games , also hosted the Italian Championship tobogganing nel 2006 e nel 2007 . The facility will host the European Championship of sledding on January 12 and January 13 2008 , the Bobsleigh and Skeleton World Cup from 18 to 20 January and the Luge World Cup nel 2011 .Colle delle Finestre with Rocciamelone in the background. Nel 2018 , the rock medal was taken from the Valsusa mountains, an honor designed to reward the eleven Italian athletes who reached fourth place in their respective disciplines on the occasion of the Pyeongchang Winter Games .[17] Top slopes Runway 21 - Sansicario The track is almost 4 km long, starts as black and is exposed to the sun for the first stretch, the view of Mount Chaberton is breathtaking. It starts at an altitude of 2619 meters as soon as you get off the Rio Nero chairlift and immediately faces a technical wall that will make the most experienced skiers happy. The descent continues, widens and becomes first red and then blue. The landscape changes, you cross the forest and the area is more in the shade. The path is now blue and the changes in slope and width allow you to maintain high the fun. The arrival is at the beginning of the Baby chairlift in the village of Sansicario Fraiteve Olympique 18 - Sansicario We are talking about the track used for the Super Giant and women's downhill competitions of the Winter Olympics 2006. Almost 4 km of descents that have all the charm of the Olympic slopes. Following the high 79, which is a red one, you reach the official start of the Fraiteve Olympique 18 slope. It is a not too technical black, which alternates sections that are not too steep with walls a little more challenging like the Colombiere: departure of the Super G. Fun is guaranteed by the numerous changes in slope and direction. The track is wide and ends with a more shaded section in the woods until it reaches the village of Sansicario. Kandahar - Slalom slope Gianni Alberto Agnelli - Sestriere The name will immediately bring to the minds of fans the 97 World Ski Championships, with the great champions such as Compagnoni and Tomba. The track is that of the Men's and Women's Special Slalom of the World Cup. Adrenaline lovers you can't let it get away! The start is not very demanding until you reach the start of the races, from there the slope makes itself felt and accompanies us throughout the descent until the arrival, where the path is again gentler and reaches us the Cit Roc chairlift. Kandahar Banchetta Nasi - Sestriere slope It is considered the most beautiful track in the Milky Way area, where downhill races were held Torino 2006 men's olympic. We are on Monte Motta at 2800 meters and 914 meters of altitude are waiting for you that will hit you right in the heart. It's off to a great start down a steep wall that comes to a 63% gradient. The height gives us an unrivaled view of the Alps. The track continues past the arrival of the other chairlifts that stop further down, but it does not stop to surprise, the alternation of walls, jumps, curves, changes of slope and stretches in the woods they keep the fun high until the arrival which is located in Borgata 1886 meters. For the real experts, to go all in one breath! Gran piste Sauze Oulx - The longest track in the Milky Way Characteristic of this track is its length which allows us to cover a stretch of well 9 kilometers. It starts from Monte Fraiteve a 2700 meters and you go to cover 1300 meters in altitude. The track is red with some technical passages. Its length i changes in slope and passages in the woods will make you love it immediately. The finish is in Jouvenceaux a 1383 m. COLOMION - BARDONECCHIA Summer in Bardonecchia - Your holiday in the mountains (bardonecchiaski.com) Vallon Cros black slope, Bardonecchia It starts at 2395 m, after getting off the Vallon ski lift. Before starting the descent we advise you to stop a moment and enjoy the view which is something spectacular. The track is a very fun black one that starts right away with a nice wall quite challenging and ends with a slight slope that leads to the start of the ski lift. This part of the area is not very busy and gets the sun late, we recommend it if your legs aren't too tired, to enjoy the last runs of the day. catrina-vl.pdf cartinapiste-bardo.pdf
- ANIMALI | itinerari valsusa
ANIMALS 1.jpg 2 FEDERICO MILESI.jpg 4 VALSUSAOGGI.jpg 5 VALSUSAOGGI.jpg 6 VALSUSAOGGI.jpg 7 LABORATORY VALSUSA.jpg 8.jpg 9 STELLA FAURE.jpg 10 MIRELLA GIACONE.jpg 11 MASSIMILIANO PONS.jpg 12 LABORATORY VALSUSA.jpg 13 STELLA FAURE.jpg 14 LAB VALSUSA.jpg 15 ITINERARIES VALSUSA.jpg 16 BELLING DEER.jpg 17 LAB VALSUSA.jpg 18 JUZA PHOTO DEER.jpg
