top of page

Risultati di ricerca

33 résultats trouvés avec une recherche vide

  • ANIMALI | itinerari valsusa

    ANIMAUX 1.jpg 2 FEDERICO MILESI.jpg 4 VALSUSAOGGI.jpg 5 VALSUSAOGGI.jpg 6 VALSUSAOGGI.jpg 7 LABORATORY VALSUSA.jpg 8.jpg 9 STELLA FAURE.jpg 10 MIRELLA GIACONE.jpg 11 MASSIMILIANO PONS.jpg 12 LABORATORY VALSUSA.jpg 13 STELLA FAURE.jpg 14 LAB VALSUSA.jpg 15 ITINERARIES VALSUSA.jpg 16 BELLING DEER.jpg 17 LAB VALSUSA.jpg 18 JUZA PHOTO DEER.jpg

  • itinerari valsusa | turismo

    itinerari della valle di susa informazioni e guida turistica percorsi in auto e a piedi itinerari valsusa Sezione video Una raccolta di video divisi per categoria Scopri di piu' Sport invernali Siamo nelle valli olimpiche di Torino 2006 Scopri di piu' Eventi Sagre manifestazioni e molto altro Scopri di piu' Gallery photo Raccolta di foto per ammirare tutta la valle Scopri di piu' Storia in visita Le fortezze a difesa della valle, le chiese, le abbazie Scopri di piu' Vie ferrate Vie ferrate Vie ferrate Vie ferrate Rifugi Rifugi Rifugi Rifugi Parchi Parchi Parchi Parchi Scopri di più Scopri di più Scopri di più Scopri di più Abbonati alla nostra newsletter • Non perderti nulla! Email* Iscriviti Voglio iscrivermi alla tua mailing list. ROXYGRAPHIC

  • LEGGENDE | itinerari valsusa

    LEGGENDE Le leggende Alda La via Michelita Gli Angeli Lo scalone dei morti Il monte Musinè Cinque motivi per visitare la Sacra di San Michele La linea di San Michele Come Arrivo alla Sacra di San Michele Audioguida Video La Sacra di San Michele Alda La prima è quella più nota delle leggende è quella legata ad una fanciulla di nome Alda, una ragazza molto carina che sfuggì all’assalto dei soldati di Federico Barbarossa durante un tentativo di rapirla mentre lei saliva al monastero. La ragazza, pia e devota, si divincolò correndo verso la torre del tempio pregando gli Angeli e la Madonna che l’aiutassero. Si buttò nel vuoto, ma il suo appello venne accolto, così lei si salvò atterrando sana e salva. Dopo quell’episodio, sentendosi immortale, e in preda alla superbia, raccontò quanto successo, convinta che potesse rifare quel gesto ogni volta che ne avesse avuta voglia. Nessuno ci credeva, ma lei tornò sulla torre e si gettò nel vuoto. Morì sfracellandosi al suolo. Un detto locale dice che il pezzo più grande che ritrovarono di lei fu l’orecchio! Sacra di San Michele, Torre bell’Alda – Turista a due passi da casa Di quella torre oggi restano solo le rovine che vengono tuttora ricordati come Torre della bell’Alda. La via Michelita Anche le origini del santuario sono avvolte dalla leggenda. Come quella nota della Via Angelica detta anche Via Michelita. Si tratta del percorso medievale fatto dai pellegrini che percorrevano una ipotetica linea tra le Basiliche di Mont Saint Michel in Normandia e quella di Monte Sant’Angelo in Puglia. Tra le due, esattamente alla metà del cammino, si trova la Sacra di San Michele. Dista infatti 1000 Km dall’abbazia francese e altrettanti da quella pugliese. Narra la leggenda che questa via fu tracciata da una spada: quella di San Michele in lotta col demonio. A testimonianza ci sarebbe una fenditura che collega le tre basiliche a lui dedicate. Gli Angeli Sacra di San Michele – Turista a due passi da casa Un’altra storia fantastica legata alla Sacra torinese è quella che vuole la nascita della basilica dopo l’apparizione di alcuni Angeli. San Giovanni Vincenzo nel X secolo voleva costruire un’abbazia sul Monte Caprasio, ma le pietre che lui posava di giorno… sparivano la notte. Preso dal dubbio dei furti, una notte rimase sveglio e, con stupore vide apparire dal buio alcuni angeli, che prelevati i massi, li depositavano sul monte Pirchiriano. San Giovanni decise di abbandonare la costruzione nel luogo prescelto per quello indicato dagli Angeli. Da quel giorno i lavori non si interruppero più. Questa leggenda ricorda una simile che riguarda il Monastero di Hosoviotissa sull’isola di Amorgos, in Grecia. In questo caso, sarebbero spariti gli attrezzi da lavoro al capo del cantiere. Un giorno li trovò sulla roccia. Decise di costruire il Monastero proprio in quel punto. Tornando alla leggenda sulla Sacra di san Michele, si dice anche che lo scrittore Umberto Eco, abbia preso ispirazione da questo monumento per scrivere il suo capolavoro “Il nome della rosa”. Lo scalone dei morti Legato allo “Scalone” oggi conosciuto come Scalone dei Morti e che un tempo pare fosse nominato lo “Scalone dei Sorci” è la storia del vecchio sacrestano. Ogni sera era solito chiudere la porta d’ingresso per nulla intimorito dalla presenza degli scheletri e dai pipistrelli che volteggiavano tra i gradini e le nicchie. In una sera tempestosa, mentre saliva le scale, una folata di vento gli spense la torcia. Impaurito, l’uomo cominciò a cercare i gradini e un appoggio per salire il più in fretta possibile i gradini, ma un’altra folata di vento gli chiuse la porta. Nel buio più totale sentì lo sfregamento di ossa sulla pietra. Terrorizzato cominciò ad urlare, affinché l’Abate, che si era tardato nelle preghiere, andò in suo soccorso. Quando lo trovò, il sacrestano raccontò di uno scheletro che si muoveva sullo scalone. Si fece coraggio e si avvicinò con la torcia a quello che sembrava un morto vivente, in realtà era solo un topo che si era intrufolato nel teschio. Il roditore si era spaventato per i rumori e correndo via, fece rotolare il teschio per lo scalone. Il monte Musinè Infine c’è una leggenda che riguarda il Monte Musinè, una montagna vicina alla Sacra, e alla consacrazione della Chiesa. Tutto riporta al Vescovo Amicone che andò a consacrare il tempio sul monte Pirichiano, di fronte al Musinè. Quella notte gli abitanti della valle assistettero ad uno spettacolo misterioso: videro nel cielo scie di fuoco che illuminarono la chiesa, dando l’idea di un incendio. La chiesa di San Michele è costruita sul Monte Pirichiano, derivazione di Porcarianus o monte dei Porci, mentre Musinè è un termine dialettale piemontese e significa “asinello”. Il bene di fronte al male, il drago di fronte a San Michele. Può essere questa l’interpretazione di questa leggenda. La Sacra di San Michele si trova a Sant’Ambrogio di Torino, all’inizio della Val di Susa. https://touristainitalia.com/2022/09/05/sacra-di-san-michele-misteri-e-leggende/

  • PARCHI | itinerari valsusa

    PARCHI Le parc naturel des lacs d'Avigliana , fondée en 1980, elle est située à l'embouchure de la vallée de Susa, au pied du mont Pirchiriano sur lequel se dresse l'ancienne abbaye de la Sacra di San Michele, dans une zone caractéristique de l'amphithéâtre morainique de Rivoli-Avigliana, juste un peu plus A 20 kilomètres de Turin. Le territoire, malgré son extension limitée, comprend une grande variété de milieux et de situations écologiques, car ils sont présentent trois biotopes différents mais interconnectés, constitués de deux bassins lacustres et dai reliefs vallonnés et par zone humide du Mareschi . Quartier général del Parco est à Avigliana dans la Via Monte Pirchiriano n.54 - Tél.011.9313000 - 9341405 - 011.4326589 https://www.parchialpicozie.it/page/view/parco-naturale-dei-laghi-di-avigliana/ PARC D'ORSIERA. ROCCIAVRE ' Le Parc s'étend dans les Alpes Cottiennes du Nord, sur des territoires pertinents des vallées de Chisone, Suse et Sangone. Les limites de la zone protégée s'étendent en moyenne à une altitude de 1 400 m et les sommets les plus importants inclus en leur sein atteignent près de 3 000 m: Monte Orsiera (2 890 m), Monte Rocciavrè (2 778 m) et Punta Rocca Nera (2 852 m). Le massif d'Orsiera-Rocciavrè est constitué de roches d'origines diverses dont la présence peut être y compris s'il est attribué au processus d'orogenèse alpine. Une grande partie, y compris ses principaux sommets, est constituée provenant de roches, appelées ophiolites ou pierres vertes. D'autres roches, appelées l'aquifère continental, se trouvent plutôt à la périphérie du massif. L'histoire « récente » des montagnes du Parc est caractérisée par le modelage opéré par l'érosion. L'action des glaciations du Quaternaire est évidente en raison de la présence de moraines et de lacs de cirque et barrage glaciaire (lac Chardonnet, lac Laus et lac La Manica, lac Sottano, lac Soprano), rochers montonate et vallées en "U". Il y a aussi des accumulations de débris et des glissements de terrain ; particulièrement impressionnant le paysage parsemé de gros blocs dans le bassin de la Cassafrera, au cœur du Parc. Ils ne sont pas enregistrés dans le parc les conditions de formation des glaciers et même pas des petits névés permanents. https://www.parchialpicozie.it/page/view/parco-naturale-orsiera-rocciavre/ Les bureaux du Parc Naturel Orsiera-Rocciavrè sont à Bussoleno dans la Via Massimo d'Azeglio 16, Tél.0122.47064 et à Fenestrelle, hameau de Mentoulles, Via Nazionale 2, Tél.0121.83757. CARTE PARC ORSIERA PARC GRAN BOSCO SALBERTRAND / ÉCOMUSÉE ROMÉEN COLOMBAIN La zone protégée du parc naturel du Gran Bosco di Salbertrand s'étend sur la droite orographique du Val di Susa (Alpes Cottiennes du Nord), de 1000 mètres d'altitude à 2700 mètres de la ligne de partage des eaux. Il a été créé en 1980 principalement pour protéger la végétation luxuriante et en particulier les précieuses sapins et les vastes mélèzes-cembreti. Il est occupé à 70% par des bois, et pour les 30% restants des pâturages d'altitude et des prairies. Les plus de 600 espèces végétales recensées créent une grande variété de milieux : en fond de vallée, on trouve des feuillus comme le frêne, le bouleau, l'érable, l'aulne, le châtaignier et le hêtre), en montant en altitude, vous entrez au royaume des conifères (pin sylvestre, sapin pectiné, épicéa, mélèze, pin cembro). Parmi les espèces herbacées, il convient de noter la présence de deux raretés : le Corthusa Matthioli et le Menyanthes Trifoliata. Siège du parc et centre d'accueil est à Salbertrand dans la Via Fransuà Fontan, n.1 - Tél.0122/854720 https://www.parchialpicozie.it/page/view/parco-naturale-del-gran-bosco-di-salbertrand/ L'écomusée de Salbertrand est dédié à Colombano romain, mineur et carrier des Ramats, image symbole du travail dur et ingrat en montagne. Pendant huit longues années, à partir de 1526, il a fouillé une œuvre encore incroyable aujourd'hui : il Pertus , une tunnel à 2000 mètres d'altitude de cinq cents mètres de long avec une section d'environ un mètre quatre-vingt sur un mètre, pour amener les eaux du Rio Touilles à animer tout un versant au-dessus de Chiomonte et Cels. https://www.parchialpicozie.it/news/detail/24-06-2020-ecomuseo-colombano-romean-visite-guidate-estate-2020/ CARTE DU PARC GRANBOSCO podcast parco gran bosco Salbertrand

  • VIA FRANCIGENA | itinerari valsusa

    VIA FRANCIGENA Sono 5 itinerari della Via Francigena che puoi percorrere in Val di Susa:- Colle del Moncenisio-Susa;- Colle del Monginevro-Susa*;- Susa-Chiusa San Michele;- Sant’Ambrogio di Torino-Rivoli;- Bussoleno-Alpignano. COLLE DEL MONCENISIO – SUSA 1. COLLE DEL MONCENISIO – MONCENISIO LANSLEBOURG-MONT-CENIS Km 9,4 / Dislivello – 656 Valicato il colle del Moncenisio e lasciati alle spalle il lago i tornanti della gran scala e la Piana di San Nicolao, dopo i resti della galleria della ferrovia Fell, al ricovero 4 si imbocca la secolare Strada Reale, mulattiera che conduce al caratteristico borgo alpino di Moncenisio. Noto in passato come Ferrera, si sviluppò grazie al ruolo strategico di tappa obbligata lungo la via: il percorso ecomuseale e la Parrocchiale di San Giorgio permettono di approfondire la sua storia al servizio del colle. 2. MONCENISIO – NOVALESA PARTENZA: NOVALESA | ARRIVO: VENAUS Km 6,9 / Dislivello – 619 Poco a valle riprende la Strada Reale, che scende sino a Novalesa: qui il paesaggio boschivo della Val Cenischia si apre in alcuni tratti alle splendide gorge e alle cascate del torrente omonimo. Percorrendo la Via Maestra, dalla caratteristica lastricatura, si osservano le testimonianze del suo storico passato di luogo di sosta e transito verso il Colle del Moncenisio: l’architettura interna e gli affreschi degli stemmi araldici delle antiche locande; la Parrocchiale di Santo Stefano, con la sua ricca collezione di tele donate da Napoleone e il capolavoro di oreficeria dell’Urna di Sant’Eldrado; il Museo di Arte Religiosa Alpina e il Museo Etnografico di Vita Montana. Superato l’abitato è d’obbligo la deviazione all’Abbazia di Novalesa, titolata ai SS. Pietro e Andrea, tra le più antiche fondazioni monastiche benedettine dell’arco alpino (726 d.C.): nel suo parco sorgono alcune cappelle campestri di rara bellezza come la Cappella di Sant’Eldrado (XII sec.), mentre parte del complesso abbaziale è sede del Museo Archeologico. 3. NOVALESA – VENAUS – MOMPANTERO PARTENZA: NOVALESA | ARRIVO: VENAUS Km 7,1 / Dislivello – 252 Da Novalesa il cammino prosegue lungo la carrozzabile sino a Venaus, con la sua neogotica Parrocchiale di San Biagio. Il borgo è noto per la tradizionale Danze delle Spade e degli Spadonari, che si svolge a febbraio e affonda le radici in tradizioni pre-cristiane: il copricapo adorno di coloratissimi fiori e la gestualità sono legati ai riti invernali per propiziare la primavera. Una piacevole strada secondaria delimitata da muretti a secco attraversa prati e vigne sino alla frazione San Giuseppe di Mompantero, ai piedi del monte Rocciamelone. L’abitato di Mompantero è dominato dal moderno Santuario della Madonna del Rocciamelone, sorto nei pressi dell’antica mulattiera che conduce alla vetta sacra per eccellenza della Valle di Susa (3538 m): venerata sin dall’epoca celtica, nel 1358 fu raggiunta dall’astigiano Bonifacio Roero che vi collocò il prezioso Trittico del Rocciamelone, mentre nel 1899 venne issata sulla cima una statua bronzea della Vergine. COLLE DEL MONCENISIO – SUSA 4. MOMPANTERO – SUSA Km 1,3 / Dislivello – 65 Da San Giuseppe una strada secondaria carrozzabile conduce in località Passeggeri, poco a monte di Susa, convergendo su quella proveniente dal Monginevro ed entrando nella storica Piazza Savoia. La città, ricca di testimonianze romane e medioevali, sorse alla confluenza dei due assi stradali che conducevano da un lato ai colli più importanti verso la Francia, dall’altro verso Torino: la sua posizione strategica fece sì che sin dall’antichità diventasse un punto di riferimento per l’intera valle. La storia millenaria di Susa si ripercorre attraverso importanti vestigia quali l’Arco di Augusto, l’arena romana, la cinta muraria, la Porta Savoia, gli scavi archeologici e il Castello, residenza della contessa Adelaide di Torino, moglie di Oddone di Savoia-Moriana. La Cattedrale di San Giusto e l’imponente torre campanaria dalla slanciata cuspide ottagonale sono frutto di un complesso architettonico stratificato nel tempo, dal 1029 – anno di fondazione dell’abbazia benedettina – agli interventi gotici e neogotici tra il XIII e il XIX sec.: stratificate campagne decorative si rivelano all’esterno, come L’entrata di Cristo in Gerusalemme (XV sec., attribuita ai Serra di Pinerolo) e i Medaglioni dei Santi e profeti; preziose tele, ricchi altari e il coro ligneo trecentesco arricchiscono gli interni. A poca distanza sorgeva il Priorato di Santa Maria Maggiore, la più antica chiesa battesimale della Valle di Susa, di cui rimane il campanile romanico; altra testimonianza del patrimonio religioso segusino sono inoltre la Chiesa e il Convento di San Francesco, fondato secondo tradizione dallo stesso Francesco d’Assisi in occasione del suo passaggio nel 1214. Sulla sponda sinistra della Dora Riparia, infine, sorge la barocca Chiesa della Madonna della Pace, o Chiesa del Ponte, i cui locali attigui ospitano il Museo Diocesano di Arte Sacra con importanti collezioni: il Tesoro della Cattedrale di San Giusto, il Tesoro della Chiesa del Ponte, le Oreficerie, la Statuaria e i Tessili. COLLE DEL MONGINEVRO – SUSA 1. COLLE DEL MONGINEVRO – CLAVIÈRE Km 2,4 / Dislivello – 90 Il Colle del Monginevro, mons Matronae per gli antichi romani è lo storico valico dalla Francia all’Italia: superato Montgenèvre, dal cippo che indica 2010 km a Santiago de Compostela e 914 km a Roma si entra in Valle di Susa attraversando Clavière, centro turistico e sciistico del comprensorio Vialattea dominato dall’imponente monte Chaberton. 2. CLAVIÈRE – CESANA TORINESE Km 5,1 / Dislivello – 415 Il sentiero tracciato percorre le suggestive Gole di San Gervasio (attraversabili anche sullo scenografico Ponte Tibetano), seguendo il letto del torrente sino alla strada asfaltata poco a monte di Cesana Torinese. Si attraversa il centro del borgo alpino sino alla Parrocchiale di San Giovanni Battista, dominante l’abitato e caratterizzata da un maestoso campanile in stile romanico delfinale e, all’interno, da un soffitto ligneo a cassettoni riccamente decorato risalente al 1678. Il percorso prosegue su una strada sterrata, a monte e parallela alla statale, raggiungendo le caratteristiche frazioni Mollieres e Solomiac. 3. CESANA TORINESE – OULX Km 13,4 / Dislivello – 267 Un breve tratto lungo la statale, dall’incrocio per Fenils, permette di imboccare un’altra sterrata che porta al bivio di Amazas. Da qui, evitando l’incrocio autostradale, si sale verso la località San Marco e, in discesa, si giunge alla Parrocchiale di Santa Maria Assunta che, con la Torre Delfinale (XV sec.), domina l’abitato di Oulx. Un tempo sede della Prevostura di San Lorenzo (XI sec.), questo borgo divenne una delle sedi principali degli Escarton, un’autonoma forma amministrativa del territorio, ricordata ancora oggi con la Fiera Franca, la più antica della Valle di Susa, concessa nel 1494 dal re di Francia come risarcimento dei danni subiti per il passaggio degli eserciti.COLLE DEL MONGINEVRO – SUSA 4. OULX – SALBERTRAND Km 7,2 / Dislivello – 31 L’itinerario continua lungo la strada asfaltata, si supera la frazione Gad, quindi si seguono le indicazioni per il Sentiero dei Franchi (percorso escursionistico montano che porta alla Sacra di San Michele) sino alla deviazione per Salbertrand: il paese è sede del Parco Naturale Gran Bosco, una delle più vaste abetaie bianche d’Europa, e dell’Ecomuseo Colombano Romean, che prevede nei suoi percorsi la visita agli splendidi affreschi cinquecenteschi della Parrocchiale di San Giovanni Battista e della Cappella di San Cristoforo nella frazione Oulme. 5. SALBERTRAND – EXILLES Km 6,2 / Dislivello – 174 Proseguendo lungo il Sentiero dei Franchi si giunge alla frazione Sapè, da cui si devia per scendere a Exilles, borgo caratterizzato dall’intatta architettura alpina in pietra e legno e dominato dall’imponente omonimo Forte (XII sec.). Sulla piazza centrale sorgono la torre campanaria romanica e la Parrocchiale di San Pietro Apostolo, con un ricco altare maggiore del 1681; interessante è anche la piccola Cappella di San Rocco all’uscita del paese, forse frutto di un rimaneggiamento di un edificio preesistente. 6. EXILLES – CHIOMONTE Km 7,5 / Dislivello – 123 Il percorso prosegue costeggiando il Forte, percorrendone in discesa parte della rampa orientale di accesso, e guadagna l’antico tracciato che porta all’attraversamento della Dora Riparia. In lontananza, sulla sinistra, si scorgono il vecchio e il nuovo altissimo ponte che scavalcano le Gorge della Dora: poco dopo il tracciato lo percorre a ritroso, accostandosi alla riva sinistra del fiume. Seguono un tratto pianeggiante e, in discesa, un suggestivo attraversamento dei terrazzamenti dei vigneti di Avanà, vino autoctono recentemente riscoperto e valorizzato: oggi questo tratto si caratterizza per l’ardita coesistenza tra una civiltà quasi scomparsa e gli aerei viadotti della moderna autostrada del Frejus. Si raggiunge quindi Chiomonte, un tempo residenza estiva del Vescovo di Pinerolo: il centro storico è uno straordinario gioiello di cortili, porticati, vicoli e antichi palazzi nobiliari come Casa Ronsil e Palazzo Levis, sede della Pinacoteca Civica; la Cappella di Santa Caterina, un tempo dedicata al Battista, è ciò che resta dell’ospedale gerosolimitano: decorata internamente in epoca barocca, vi sono affreschi frammentari del XIV sec., mentre l’esterno presenta ornature ad archetti pensili e un portale duecentesco polilobato. La Parrocchiale di Santa Maria Assunta, affiancata da un maestoso campanile in stile romanico delfinale, presenta pregiati arredi lignei tipici del barocco alpino come il coro e il seggio pastorale, opere di Jacques Jesse di Embrun, la porta principale di Eymon Lord, il retable a colonne tortili dell’altare del Rosario (1682) di Cheffrey Faure. Lungo la via centrale si trova una splendida fontana in pietra risalente al 1544, dotata di quattro getti di acqua freschissima: il viandante potrà rifornirsene per il cammino successivo, poiché fino a Susa non si incontreranno altre possibilità di dissetarsi.COLLE DEL MONGINEVRO – SUSA 7. CHIOMONTE – SUSA Km 7,2 / Dislivello – 248 La tappa Chiomonte – Susa non è percorribile poichè attraversa terreni di proprietà privata nei quali è vietato l’ingresso. SUSA – CHIUSA SAN MICHELE 1. SUSA – MOMPANTERO Km 1,5 / Dislivello – 7 Lasciate alle spalle le vestigia romane e medioevali di Susa dalla stazione ferroviaria si procede in direzione di Urbiano, frazione di Mompantero: antico insediamento testimoniato dai resti di un acquedotto romano, è noto per il folkloristico rito legato alla festa dell’orso che si tiene tra la fine di gennaio e la prima settimana di febbraio, detto Fora l’ours!, durante il quale si celebra l’imminente uscita dall’inverno con la cattura dell’orso risvegliatosi dal letargo. 2. MOMPANTERO – BUSSOLENO Km 6,9 / Dislivello – 53 Il percorso prosegue verso San Giuliano e Chiodo, frazioni di Susa, attraversando cascine e prati coltivati, sino a raggiungere le prime abitazioni di Foresto (Comune di Bussoleno) e la Cappella della Madonna delle Grazie, il cui ciclo affrescato sulla vita della Vergine è attribuito al tolosano Anthoyne de Lhonye, attivo in Valle di Susa intorno al 1462. Una breve deviazione conduce alla Riserva Naturale dell’Orrido di Foresto, una suggestiva gorgia scavata dal millenario passaggio dell’acqua: nei suoi pressi rimangono i ruderi di un mulino e di un lazzaretto. Superata sulla destra la sede del Parco Orsiera Rocciavrè, l’Antica Strada di Foresto conduce a Bussoleno. Oltrepassata la stazione ferroviaria – vicino alla quale è possibile visitare il FERALP-Museo del Trasporto Ferroviario attraverso le Alpi – si prosegue sino al ponte sulla Dora Riparia che immette nel borgo medioevale, dove sono ben visibili i resti della cinta muraria, la porta d’ingresso e, lungo la via principale, alcune abitazioni che ispirarono il D’Andrade per il Borgo Medioevale di Torino: Palazzo Allais, Casa Amprimo, detta anche Locanda della Croce Bianca, e Casa Aschieri. La Parrocchiale di Santa Maria Assunta (XII sec.), affiancata dal campanile romanico, presenta all’interno arredi lignei barocchi e interessanti dipinti del Morgari e di Gentileschi, testimonianza della riedificazione settecentesca a opera dell’architetto lorense De Willencourt. 3. BUSSOLENO – SAN GIORIO DI SUSA Km 3 / Dislivello – 18 Usciti da Bussoleno e attraversata la SS24, un percorso su strada sterrata fra campi e vigneti conduce a San Giorio di Susa, riconoscibile dal Castello medioevale sulla collina. Sono moltissime le tracce del suo ruolo di via di transito: la Cappella di San Sebastiano, la Garitta, antico edificio con finestra a bifora e arcone, la Parrocchiale di San Giorgio martire con il campanile romanico, la casaforte; tra gli affreschi che decorano la Cappella di San Lorenzo, fondata nel 1328 e detta anche del Conte, spiccano i simboli del pellegrinaggio: la visita dei re Magi e San Cristoforo. Anche in questo borgo è viva la tradizione degli Spadonari e della Danza delle Spade, che si svolge in primavera in occasione della festa patronale di San Giorgio martire.SUSA – CHIUSA SAN MICHELE 4. SAN GIORIO DI SUSA – VILLAR FOCCHIARDO Km 6 / Dislivello – 5 Lasciato alle spalle l’abitato, una strada campestre incrocia la vecchia comunale, delimitata da muretti in parallelo alla SS24. La sterrata alla sua sinistra prosegue fra campi di mais, orti e vigne per giungere alla zona del Malpasso, che la tradizione popolare evoca come luogo abitato da briganti che assalivano i viandanti: il percorso evita la statale sino all’incrocio con la strada della borgata Pianverso. Una breve deviazione conduce a valle alle cascine Roland e Giaconera, storici luoghi di sosta e di cambio cavalli, a monte alle Certose di Banda e di Montebendetto, fra i più antichi insediamenti certosini piemontesi. Proseguendo si attraversa invece il centro abitato di Villar Focchiardo con la Parrocchiale di Santa Maria Assunta, esempio di barocco settecentesco tipico della corte sabauda, che testimonia lo stretto legame con la famiglia committente dei Carroccio. Il paese, fra i più importanti produttori di castagne di qualità nel territorio valsusino e piemontese, è noto per la storica Sagra del Marrone. 5. VILLAR FOCCHIARDO – SANT’ANTONINO DI SUSA Km 3,5 / Dislivello – 39 Raggiunta la frazione Comba si segue l’Antica Strada di Francia fino a Sant’Antonino di Susa. La piazza principale è dominata dall’imponente facciata della Parrocchiale di Sant’Antonino martire, una delle più antiche chiese della valle e sede dei canonici ospitalieri di Sant’Antonino della Valle Nobilense: la struttura architettonica presenta elementi tipici dell’XI sec., come la torre campanaria, ed è arricchita da cicli pittorici trecenteschi. 6. SANT’ANTONINO DI SUSA – VAIE Km 1,7 / Dislivello + 1 Proseguendo lungo la stessa via il cammino conduce a Vaie, noto per la produzione tipica del canestrello, biscotto fragrante cotto su appositi ferri a tenaglia. Un interessante percorso archeologico e naturalistico conduce al Santuario di San Pancrazio (XI sec.) e si conclude al Museo di Archeologia sperimentale.SUSA – CHIUSA SAN MICHELE 7. VAIE – CHIUSA SAN MICHELE Km 3,1 / Dislivello – 4 L’Antica Strada di Francia porta inoltre a Chiusa San Michele: il suo nome è legato ai resti delle Chiuse Longobarde, teatro di scontro fra Carlo Magno e Desiderio, e alla dipendenza dalla Sacra di San Michele, che domina il paese dal monte Pirchiriano. A destra della settecentesca Parrocchiale di San Pietro apostolo, tra campi coltivati e boschi si snoda la storica mulattiera, delimitata a tratti da muretti in pietra a secco, che raggiunge in circa 2 ore l’abbazia clusina. L’imponente Sacra di San Michele (983-987 d.C.), monumento simbolo del Piemonte, è una delle più importanti architetture romaniche europee, centro di cultura monastica e mèta secolare di pellegrinaggio internazionale: la Loggia dei Viretti, lo Scalone dei Morti, il Portale dello Zodiaco, l’affresco dell’Assunzione della Vergine, le cinquecentesche tavole del trittico di Defendente Ferrari, le pale del cremonese Antonio Maria Viani sono tra gli elementi che contraddistinguono l’edificio sacro, frutto di secolari interventi e campagne decorative che culminarono nel 1889 con il grande restauro di Alfredo D’Andrade. 7 B. VALGIOIE – GIAVENO Dalla Sacra di San Michele un’interessante variante al percorso francigeno prevede la discesa in Val Sangone valicando il Colle Braida: superato Valgioie, situato in posizione panoramica e immerso in uno splendido panorama paesaggistico delle montagne del Gruppo dell’Orsiera-Rocciavrè, il percorso giunge a Giaveno. Oggi cittadina residenziale, dipese in passato dalla Sacra di San Michele che qui aveva un castello abbaziale, di cui sopravvive un tratto di mura con le tre torri di difesa: la parte antica della città si raccoglie attorno alla Collegiata di San Lorenzo Martire (1622), alla Chiesa dei Batù (XVI sec.) e alla Torre dell’Orologio. SANT’AMBROGIO DI TORINO – RIVOLI 1. SANT’AMBROGIO DI TORINO – AVIGLIANA Km 4 / Dislivello + 16 Dal complesso monastico una mulattiera attraversa la frazione San Pietro e in discesa, lungo gli ampi tornati tappe della Via Crucis, giunge a Sant’Ambrogio di Torino, il cui borgo medioevale è ben leggibile nell’intatta cinta muraria, nelle torri di avvistamento (XIII sec.) e nel Castello abbaziale (XII sec.), in posizione dominante sul paese. Di notevole pregio artistico e architettonico è la Parrocchiale di San Giovanni Vincenzo, eremita fondatore della Sacra: l’impianto interno, la cupola e la facciata sono settecenteschi su progetto del Vittone, mentre il campanile, costruito forse su precedente edifico a uso militare, presenta lo stile sobrio dell’originale romanico. Il percorso prosegue attraversando la via principale di Sant’Ambrogio sino a raggiungere il Museo del Dinamitificio Nobel: interessante esempio di architettura industriale d’inizio Novecento, ha ospitato dal 1872 al 1965 la fabbrica di esplosivi più importante d’Europa. L’abitato è raggiungibile anche da Chiusa San Michele seguendo l’Antica Via di Francia, che costeggia la base del monte Pirchiriano: da qui la ferrata Carlo Giorda sale verso la Sacra di San Michele. Superato il Dinamitificio la strada porta al centro storico di Avigliana. Il cuore medioevale della città è Piazza Conte Rosso, caratterizzata dall’antico pozzo, dagli edifici in cotto e porticati e dominata dall’alto dal Castello arduinico (X sec.): dote della Comitissa Adelaide di Susa ai Savoia, divenne avamposto delle ambizioni della dinastia sul torinese e infine smantellato dai francesi nel 1690. La Parrocchiale di San Giovanni (XIII sec.) conserva pregevoli opere come il cinquecentesco pulpito ligneo e le tele di Defendente Ferrari; nei pressi della chiesa è inoltre possibile osservare la Torre dell’orologio: nel 1330 vi fu collocato il primo orologio pubblico del Piemonte. Tra gli edifici sacri di Avigliana si segnalano il seicentesco Santuario della Madonna dei Laghi, costruito sul luogo dove sorgeva un pilone votivo mèta di pellegrinaggio già dal XIV sec.; la Chiesa di San Pietro (XII sec.) con l’affascinante stratificazione di affreschi databili tra l’XI e il XV sec.; la Chiesa di Santa Maria Maggiore, di impianto romanico con modifiche in chiave gotica del XIV sec. Il cammino prosegue tra i vicoli medioevali del centro storico nei pressi del Palazzo del Beato Umberto, costruito in seguito a un lascito del 1347 e sede dell’antico Ospedale, in cui venivano ospitati i pellegrini che transitavano sulla Via Francigena.SANT’AMBROGIO DI TORINO – RIVOLI 2. AVIGLIANA – BUTTIGLIERA ALTA Km 2,9 / Dislivello – 32 Raggiunta Piazza del Popolo e attraversato Corso Laghi, l’Antica Via di Francia prosegue pianeggiante tra i campi sino alla frazione Ferriera di Buttigliera Alta: oltrepassato il cavalcavia ferroviario, la strada arriva alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso. Buttigliera, sorto a ridosso della collina morenica, fu borgo dipendente da Avigliana fino al 1619, ma la sua storia è strettamente legata alla presenza della Precettoria: il complesso ospedaliero sorse a partire dal 1188 per volere dell’ordine di Sant’Antonio di Vienne, che si dedicava all’assistenza dei pellegrini sulla Via Francigena e alla cura dei malati di ergotismo (il “fuoco di Sant’Antonio”); sostenuto nei secoli dai Savoia, la sua conduzione passò all’Ordine Mauriziano, cui ancora oggi appartiene. Lo stile gotico, gli elementi in cotto alle finestre e alle chiavi di volta e la celebre facciata a ghimberghe ne fanno uno dei monumenti più suggestivi del Piemonte; all’interno, oltre al polittico di Defendente Ferrari, tra le campagne decorative databili tra l’XII e il XV sec. spicca l’opera pittorica di Giacomo Jaquerio: la Madonna in trono, le Storie di San Biagio, il ciclo della Passione. 3. BUTTIGLIERA ALTA – ROSTA Km 2,6 / Dislivello + 4 Il cammino prosegue in direzione di Rosta, oltrepassando la stazione ferroviaria e costeggiando la stessa sino alla svolta per Rivoli: sorto in epoca romana lungo la Via ad Galliam da Torino al Monginevro, nel Medioevo divenne in parte dipendente da Rivoli e in parte assoggettato alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, fino ad acquisire la propria autonomia nel XVII sec. 4. ROSTA – RIVOLI Km 4,1 / Dislivello + 77 Da qui la strada costeggia una zona ricca di campi coltivati, boschi e zone residenziali alle pendici della morena su cui sorge il nucleo più antico di Rivoli: le sue origini romane sono testimoniate da significativi reperti lungo la Via ad Galliam verso Rosta, mentre l’abitato medioevale sorse sulle pendici della collina dominata dal Castello dell’XI sec., oggi imponente edificio barocco progettato nel Settecento da Filippo Juvarra ma rimasto incompiuto; dopo il restauro dell’architetto Andrea Bruno, terminato nel 1984, questa Residenza Sabauda è divenuta sede del più importante museo italiano dedicato all’arte contemporanea, con una prestigiosa collezione permanente, eventi e mostre di richiamo internazionale. Lungo le storiche vie selciate della città sono ancora molte le testimonianze del ricco passato: la Casa del Conte Verde, dimora di Amedeo VI di Savoia, gioiello trecentesco dalla facciata decorata con motivi antropomorfi e floreali in cotto; la seicentesca Chiesa di Santa Croce, con tracce di un’antica confraternita medioevale attiva come istituzione ospedaliera; Palazzo Piozzo Rosignano, eretto nel 1788 come residenza del Cancelliere del Gran Priorato dell’Ordine di Malta; la Torre della filanda, una delle testimonianze più importanti dell’architettura medioevale rivolese.SANT’AMBROGIO DI TORINO – RIVOLI 4 B. RIVOLI – ALPIGNANO A questo punto la Via Francigena continua in direzione di Collegno, giungendo alle porte di Torino. Una bella variante paesaggistica parte dalla frazione Bertassi fra Sant’Ambrogio di Torino e Avigliana, dove un percorso segnalato attraversa la Palude dei Mareschi, zona umida che prelude al Lago Grande e area protetta del Parco Naturale dei Laghi di Avigliana. Una strada sterrata presso un’area di sosta svolta in direzione della collina, lungo il sentiero del monte Capretto: a un incrocio con un’edicola votiva lo si abbandona, proseguendo alla base del colle su cui sorge il Castello arduinico, e con breve salita si raggiunge Piazza Conte Rosso in Avigliana. Una “bretella” di collegamento tra le Vie Francigene della Valle di Susa parte dalla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, percorre la Strada Antica di Alpignano e oltrepassa la SS25: la sterrata si inoltra in una zona di boschi e coltivi e costeggia nell’ultimo tratto la Dora Riparia, sino al Ponte Vecchio di Alpignano. BUSSOLENO – ALPIGNANO 1. BUSSOLENO – CHIANOCCO Km 1,3 / Dislivello + 7 Il cammino francigeno lungo la sinistra orografica della Dora Riparia parte da Bussoleno e costeggia la linea ferroviaria, sino a raggiungere la frazione Grangia di Chianocco. Il percorso prosegue su strada asfaltata passando davanti all’antica casaforte (XII sec.), interessante esempio di architettura civile romanica. Situato all’imbocco della Riserva dell’Orrido di Chianocco, il paese è composto da numerose frazioni ma il suo cuore più antico in località Campoasciutto è caratterizzato dal maestoso complesso fortificato del Castello (XIII sec.) e dall’antistante Parrocchiale di San Pietro Apostolo, sorta in seguito all’alluvione che distrusse quella romanica, di cui rimane solo la torre campanaria; degna di nota è anche la Cappella cimiteriale di Sant’Ippolito (XI sec.), decorata da pregevoli affreschi databili XV sec. 2. CHIANOCCO – BRUZOLO Km 2,7 / Dislivello – 15 La strada scende verso la frazione Vindrolere e, attraversando una zona ricca di orti, coltivi, boschi e vigneti, tocca le prime abitazioni di Bruzolo: si passa accanto a un’antica fucina azionata da un sistema idraulico, una delle più complesse architetture protoindustriali della Valle di Susa. Tra gli edifici degni di nota la settecentesca Parrocchiale di San Giovanni Evangelista e il Castello (XIII sec.), trasformato nel tempo in residenza signorile delle famiglie fedeli alla corte sabauda e sede della firma dei Trattati di Bruzolo (1610) fra il duca di Savoia e il re di Francia 3. BRUZOLO – SAN DIDERO Km 2,3 / Dislivello – 6 Attraversato l’abitato, la strada continua in discesa imboccando a sinistra la carrozzabile che costeggia le pendici della montagna lungo la quale si sviluppa il comune di San Didero: antico possesso feudale di famiglie legate ai Savoia, il nucleo più antico sorge attorno alle mura merlate del massiccio torrione della casaforte, forse mastio di un castello scomparso; la Parrocchiale di San Desiderio, in posizione panoramica, fu alle dipendenze della Prevostura di Oulx.BUSSOLENO – ALPIGNANO 4. SAN DIDERO – BORGONE SUSA Km 2,8 / Dislivello – 36 Superata la casaforte, il percorso prosegue in direzione di Borgone Susa. Poco prima dell’abitato, un’interessante deviazione porta al Maometto, suggestivo luogo dalle radici antiche: nei pressi di una radura si trova una roccia scolpita raffigurante un personaggio a braccia aperte, che la tradizione popolare ha identificato con il profeta arabo ma più probabilmente si tratta della latina divinità agreste Silvano. Il cammino costeggia la linea ferroviaria e giunge nella piazza principale del paese dove sorge il seicentesco Palazzo Montabone, sede del Municipio; si oltrepassa la Parrocchiale di San Nicola di Bari e, con una deviazione al di sotto del cavalcavia, la strada conduce al Ponte di Sant’Antonino – possibile collegamento dei percorsi francigeni – e alla frazione San Valeriano: qui sorge l’omonima cappella romanica (XII-XII sec.) con la decorazione absidale del Cristo Pantocratore. 5. BORGONE SUSA – CONDOVE Km 6,5 / Dislivello + 2 Un breve tratto di pista ciclabile parallelo alla SS24 porta alla località Molere, dove una sterrata si inoltra fra i prati: la deviazione a sinistra permette di costeggiare la montagna su strada pianeggiante sino alle frazioni Grangetta e Poisatto e all’area pic-nic sul torrente Gravio. Un largo marciapiede lungo la statale conduce alle porte di Condove, uno dei centri più grandi della valle, composto da 74 borgate montane: alcune di queste presentano ricche testimonianze artistiche come la Cappella di San Bernardo al Laietto (1430), la Parrocchiale di San Saturnino a Mocchie e la romanica Cappella di San Rocco, già Santa Maria del Prato; ai piedi della dorsale rocciosa si può invece ammirare il Castello del Conte Verde: citato dal XIII sec. come dipendenza del monastero di San Giusto di Susa, ebbe ruolo difensivo e residenziale. 6. CONDOVE – CAPRIE Km 2,7 / Dislivello – 15 La carrozzabile arriva quindi all’abitato di Caprie, il cui nome trae origine dal sovrastante monte Caprasio, raggiungibile con percorso escursionistico dalla frazione Celle: è un luogo suggestivo per la presenza della grotta eremitica di San Giovanni Vincenzo, fondatore della Sacra di San Michele, e della Chiesa di Santa Maria Assunta, che presenta una cripta con affreschi del X sec. Il cammino principale prosegue sulla pista ciclabile affiancata al lungo rettilineo stradale che conduce alla frazione Novaretto: l’ottocentesca Parrocchiale dei SS. Rocco e Sebastiano offre un’interessante bicromia data dall’alternanza di bande nere e bianche, mentre internamente spicca la ricca struttura a cassettoni della navata centrale.BUSSOLENO – ALPIGNANO 7. CAPRIE – VILLAR DORA Km 6 / Dislivello – 15 Superate le ultime abitazioni di Novaretto, la strada diventa sterrata e costeggia la Collina della Seja. Per evitare la trafficata SS24, un facile sentiero sale alla frazione Torre del Colle di Villar Dora, costruita nel 1289 per iniziativa di Amedeo V di Savoia allo scopo di difendere l’attraversamento della Dora Riparia: su questa dorsale, in una zona boscosa sorge la Cappella di San Pancrazio, affrescata con un ciclo pittorico di fine XV sec. Quindi il percorso scende e incrocia una via secondaria che conduce al centro storico del paese, dominato dal maestoso Castello Provana: frutto dell’unione di tre caseforti più antiche, a partire dal XIII sec. fu interessato da ampliamenti e rivisitazioni in chiave neogotica; poco distante sorge anche la Parrocchiale dei SS. Vincenzo e Anastasio, parzialmente ricostruita nel Seicento, con alcuni importanti arredi e tele da ricondurre alla committenza della famiglia Provana. Da segnalare, infine, il Museo della preistoria della Dora Riparia. 8. VILLAR DORA – ALMESE Km 0,7 / Dislivello + 6 Proseguendo lungo la strada principale si entra in Almese: l’insediamento di epoca romana è testimoniato dal ritrovamento in località Rivera di una Villa, tra le più importanti dell’edilizia residenziale latina in Piemonte. Di grande interesse storico lungo il cammino è il Ricetto di San Mauro, risalente al XIV sec. Nato allo scopo di difendere il preesistente edificio monastico, ne ha inglobato parte delle strutture: il campanile fu infatti trasformato in torre, mentre il corpo principale divenne il mastio del nuovo castello, circondato da due cinte murarie e sfruttato come ricetto. 9. ALMESE – CASELETTE Km 6,3 / Dislivello – 31 Seguendo la pista ciclabile che attraversa la frazione Milanere si prosegue su una carozzabile poco trafficata, costeggiando le pendici del monte Musinè sino all’ingresso di Caselette: a destra, su uno sperone roccioso, svetta il complesso del Castello di Camerletto, dipendente dall’Abbazia di Novalesa e costruito tra l’XI e il XII sec. con la funzione di grangia fortificata. Sulle pendici del Musinè, invece, il Santuario di Sant’Abaco testimonia un culto locale dalle radici antiche, riferibile al martirio e sviluppatosi intorno al V o VI sec. in seguito all’opera di evangelizzazione delle popolazioni della Valle di Susa, sino ad allora legate a riti pagani. La presenza di un asse viario di epoca romana è testimoniata, come ad Almese, da una villa rustica di età imperiale (I-IV sec.), situata in località Pian tra le cascine Malpensata e Forchetto; sul promontorio su cui si è sviluppato Caselette spicca inoltre il Castello Cays, forse trecentesco, più volte interessato da ampliamenti tra il XVII e XIX sec. Tra gli edifici religiosi si segnala la barocca Parrocchiale di San Giorgio martire, che conserva tele del XVII-XVIII sec. e settecentesche statue lignee di pregevole fattura.BUSSOLENO – ALPIGNANO 10. CASELETTE – ALPIGNANO Km 5,4 / Dislivello – 11 Il cammino francigeno prosegue verso Torino. A valle del Castello di Camerletto, presso la SS24, una strada sterrata si inoltra nei pianeggianti campi e coltivi dell’area che fiancheggia la Dora Riparia: segnalata anche come ciclostrada, conduce con piacevole passeggiata al Ponte Vecchio di Alpignano, unendosi al percorso proveniente da Sant’Antonio di Ranverso.

  • ESTATE IN VALLE | itinerari valsusa

    PROGRAMMAZIONE ESTATE IN VALLE 20_24

  • MASCHERA DI FERRO | itinerari valsusa

    MASCHERA DI FERRO La Maschera di Ferro (1638 – Parigi , 19 novembre 1703 ) fu un individuo la cui identità non è mai stata realmente accertata e del quale vi sono notizie storiche che dicono che fosse un prigioniero durante il regno di Luigi XIV di Francia . Nel creare questo personaggio Dumas s'ispirò a ricerche effettuate da Voltaire che, imprigionato nel 1717 per breve tempo alla Bastiglia , venne a sapere da alcune guardie che alcuni anni prima vi era detenuto uno strano personaggio, detto "La Maschera di Ferro" poiché portava sempre sul volto una maschera di velluto nero, assicurata da cinghie metalliche, che ne rendeva invisibili le fattezze. Al personaggio, ormai palesemente anziano, veniva riservato un trattamento di favore: cibo scelto e abbondante, vestiti costosi, possibilità di tenere in cella libri e persino un liuto . Bénigne Dauvergne de Saint-Mars , carceriere della Maschera di Ferro La città di Pinerolo Il Forte di Exilles La prigione dell'Île Sainte-Marguerite Appassionatosi al mistero e uscito di carcere, il filosofo francese compì varie ricerche scoprendo dal giornale del carcere che l'individuo che si celava dietro Maschera di Ferro era deceduto quasi all'improvviso nell'autunno del 1703 ed era stato seppellito nel Cimitero di Saint-Paul-des-Champs a Parigi con il nome (evidentemente fasullo) di Marchiergues o Marchioly. Governatore della Bastiglia era in quel momento, dal 18 settembre 1698, Bénigne Dauvergne de Saint-Mars , che assistette alle esequie. Il medico della Bastiglia affermò che l'uomo aveva circa sessant'anni, mentre sull'atto d'inumazione fu scritto che aveva quarantacinque anni. In effetti sussistevano tracce piuttosto evidenti dell'esistenza dell'uomo: alla Bastiglia il misterioso personaggio era arrivato proprio nel 1698 dall'isola di Santa Margherita (la maggiore delle Isole di Lerino , al largo di Cannes ), dove esiste una imponente fortezza, Fort Royal , accompagnato dal Saint-Mars, dopo una breve sosta al castello d'If. All'isola la Maschera di Ferro era giunta nel 1687, proveniente dal Forte di Exilles , nell'Alta Val di Susa , dove era stato trasferito nel 1681, seguendo con un altro detenuto proprio il Saint-Mars, che aveva fatto anche eseguire costosi lavori di adattamento dell'area dove doveva situarsi l'alloggio del prigioniero. Precedentemente il recluso mascherato fu detenuto per dodici anni nella fortezza di Pinerolo (allora governatore già da cinque anni della fortezza era proprio il Saint-Mars). Le direttive sul trattamento da riservare alla Maschera di Ferro giungevano al Saint-Mars direttamente dal potente ministro francese della guerra, il marchese di Louvois : esiste infatti una lettera del ministro al governatore della fortezza di Pinerolo in cui si impartiscono severe istruzioni sul trattamento da riservare al detenuto mascherato. Al prigioniero veniva, come anche per la detenzione nella Bastiglia, riservato un trattamento speciale. Tuttavia gli era fatto divieto di parlare con chicchessia, escluso il confessore (ma solo in confessione ), con l'ufficiale comandante della guardia quando doveva chiedere qualche cosa che riguardava la sua detenzione (altri argomenti di conversazione erano vietati) e con il medico quando si fosse ammalato. Inoltre poteva togliersi la maschera per mangiare e per dormire, ma in ogni caso la doveva indossare quando si trovava in presenza o in vista di qualunque altra persona. Gli erano consentite anche brevi passeggiate nel cortile della fortezza, sempre mascherato e sotto stretta sorveglianza delle guardie. Questi sono i fatti più o meno ben documentati da lettere, registri e testimonianze raccolte presso gli ufficiali preposti alla sorveglianza e riportate da cronisti dell'epoca. Pare anche che vi fossero varie voci sull'identità del prigioniero, ora un conte o un duca francese, ora un eminente lord inglese o altri parenti di importanti nobili europei, ma mai confermate né plausibili a un esame più accurato: probabilmente le voci erano parte di un'azione di disinformazione . Ci sono dei punti fermi in questa vicenda, che Voltaire riassunse: il prigioniero sapeva qualcosa di estremamente grave, così grave che se si fosse saputo, avrebbe creato problemi in alto loco; la sola vista del volto del prigioniero avrebbe creato negli astanti dubbi e sospetti, quindi era un volto noto; la soluzione di far sparire con discrezione l'incomodo recluso (i veleni non mancavano all'epoca e il loro uso era piuttosto diffuso) non era evidentemente praticabile e l'unica spiegazione plausibile è che ostavano motivi di carattere politico o affettivo. È stata avanzata anche un'altra ipotesi, ossia che il misterioso prigioniero non fosse altri che il padre naturale di Luigi XIV. Per comprendere il motivo da cui trae origine questa teoria occorre ricordare che Luigi XIV nacque nel 1638, mentre il matrimonio fra Luigi XIII e Anna d'Austria risale al 1615: erano quindi trascorsi ventitré anni senza che la coppia avesse avuto figli. Dalle cronache di palazzo si evince come gli augusti coniugi dopo poco più di un lustro dal loro matrimonio non avessero più avuto rapporti intimi: nei palazzi reali gli appartamenti del re e della regina erano normalmente separati e ciascuno di essi era dotato di un corpo di servitori e guardie proprio. L'accesso a ciascun appartamento era rigidamente controllato dal protocollo e alla corte di Francia tutto veniva registrato, anche le visite che il re faceva alla regina nei suoi appartamenti, che in genere erano destinate all'assolvimento dei doveri coniugali. Circolava anche voce che Luigi XIII fosse, o fosse diventato, impotente . Dopo ventidue anni di matrimonio senza figli aleggiava lo spettro dell'estinzione del ramo e della necessità, alla morte di Luigi XIII, di risalire "per li rami" per individuare l'avente diritto al trono. In quella situazione il successore legittimo sarebbe stato il fratello del re, Gastone (duca d'Orléans) che, oltre a essere considerato un inetto e per di più ribelle all'autorità regia, all'età di trent'anni era anche lui ancora privo di discendenti maschi, nonostante fosse già al secondo matrimonio: aveva infatti sposato la prima moglie, Maria di Borbone, duchessa di Montpensier , quando era solo diciottenne, e dalla donna aveva avuto una figlia. Morta la prima moglie nel 1626, aveva sposato sei anni dopo Margherita di Lorena-Vaudémont , dalla quale, al momento del concepimento di Luigi XIV, non aveva ancora avuto figli. Con Gastone d'Orléans vi erano serie probabilità che, oltre ai problemi che la sua inettitudine avrebbe causato, alla sua morte si avrebbe avuto lo stesso problema, con l'inconveniente supplementare che per trovare il legittimo aspirante al trono si sarebbe dovuti risalire oltre Enrico IV , in quanto tutti i discendenti successivi, esclusi Luigi XIII e Gastone d'Orléans, erano donne e la Francia seguiva rigidamente la legge salica . Il pensiero aveva turbato non pochi sonni a Richelieu e al suo collaboratore e successore Mazzarino . L'idea quindi poteva essere stata quella di trovare un rampollo che fosse di discendenza dei Borboni (anche attraverso le numerose unioni illegittime, l'importante era che avesse sangue regale nelle vene), che fosse sano, giovane e robusto e si prestasse alla bisogna sostituendo nel talamo di Anna d'Austria il riluttante marito, dietro un compenso sufficientemente cospicuo da convincerlo a tenere in seguito la bocca cucita.[5] Farlo entrare segretamente nelle camere della regina non era un problema (l'amante di una signora regale a quei tempi non era cosa anomala), così come non sarebbe stato un problema organizzare visite ufficiali del re alla consorte nei suoi appartamenti in modo che all'annuncio della gravidanza si potesse pensare che il re aveva fatto il suo dovere di marito e ne erano scaturiti i frutti, tutto purché naturalmente la regina e il re fossero d'accordo: la cosa non sarebbe stata moralmente molto ortodossa, ma la ragion di Stato era una divinità a cui Richelieu era devoto tanto quanto lo era al Padreterno . Non è escluso che il facente funzione di marito si fosse successivamente montato la testa (forse dopo la morte della regina avvenuta nel 1666) e - vista la somiglianza con il figlio - avesse tentato di battere ancora cassa in cambio del silenzio, il che gli avrebbe procurato il soggiorno obbligato a vita con tanto di maschera.[5] Se le cose fossero andate così, sarebbe stato certamente più semplice eliminare lo scomodo genitore, ma si trattava pur sempre del padre del re e quest'ultimo non avrebbe probabilmente gradito macchiarsi di un parricidio , almeno non prima di averle tentate tutte e comunque solo in caso di conclamato pericolo per la sua regalità. Le date non smentiscono questa versione anche se non ne aiutano l'accettazione: un giovane maschio è sessualmente attivo già a quindici anni, ma anche supposto che all'inizio del 1638, periodo del concepimento di Luigi XIV, il giovane avesse già diciotto anni, nel 1703, anno della sua morte, ne avrebbe avuti circa ottantatré, un'età piuttosto avanzata per quei tempi, ma non impossibile in quanto avrebbe vissuto una vita lontano da stress e pericoli. Un'altra cosa di cui tenere conto, seguendo quest'ipotesi, è che due anni dopo la nascita di Luigi XIV Anna d'Austria partorì nuovamente dando alla luce il secondo maschio, Filippo, duca d'Orléans (1640–1701). Nicolas Fouquet Fu candidato a dare un nome alla Maschera di Ferro Nicolas Fouquet, già ministro delle finanze di Luigi XIV, arrestato (1661) a Nantes e incarcerato alla Bastiglia con l'accusa (confermata poi da condanna al carcere a vita) di essere stato troppo ingordo nell'appropriarsi delle entrate demaniali, di cui lui stesso era il gestore, oltre che per la sfrontatezza, o dabbenaggine, di averne esibito i frutti con la costruzione della splendida residenza di campagna (villa principesca con numerosi giardini) a Vaux-le-Vicomte , alla cui inaugurazione sembra abbia invitato persino il principale derubato, ossia lo stesso Luigi XIV. Nel dicembre 1664 Fouquet, accompagnato da due servitori, fu condotto alla fortezza di Pinerolo sotto la sorveglianza di Saint-Mars, che doveva diventare il nuovo governatore della medesima, e lì risulta deceduto il 23 marzo 1680. Oltre al fatto che un anno dopo la Maschera di Ferro fu condotto al Forte di Exilles, non si spiega il perché della maschera: vada per il divieto di parlare (un ex ministro delle finanze doveva essere a conoscenza di parecchie notizie riservate), ma il volto di Fouquet non era certo fra i più noti nella popolazione francese e comunque egli fu registrato nel carcere di Pinerolo con il suo vero nome. Ercole Antonio Mattioli Un altro personaggio ritenuto per un certo tempo la Maschera di Ferro fu un certo conte italiano Ercole Antonio Mattioli , già ministro del duca di Mantova Carlo III e poi informatore dei Savoia , ma anche del re di Francia (oltre che di quello di Spagna ). Costui avrebbe fatto il doppio (o triplo) gioco al momento della tentata vendita di Casale e della sua fortezza al re di Francia. Nei primi mesi del 1678 il duca di Mantova, vistosi privare dalla Spagna del sussidio di 15.000 ducati annui, in precedenza concordato per il mantenimento di una guarnigione spagnola a Casale, prestò orecchio alle lusinghe di Luigi XIV, che proponeva l'acquisto della piazzaforte di quella città in cambio di 100.000 scudi. Mattioli era incaricato di seguire la pratica dell'acquisto, da fare in assoluta segretezza, ma riferì di nascosto l'accordo sia agli Spagnoli che ai Savoia, entrambi interessati a Casale. Scoperto da parte di Luigi XIV il doppio gioco, venne tratto in arresto dai francesi e incarcerato a Pinerolo nel 1679, dove venne registrato sotto il falso nome di Lestang. Quindi Mattioli fu trasferito direttamente alla fortezza dell'Île de Sainte Marguerite (senza passare dal Forte di Exilles) all'inizio del 1694, quando il governatore della fortezza era già da circa sette anni il Saint-Mars. Poco dopo morì di febbre. Valgono per il Mattioli considerazioni analoghe a quelle fatte per Fouquet. C'è da dire che non vi è assoluta certezza sulla morte nel 1694, molti hanno ipotizzato che sia morto qualche anno più tardi e che Saint-Mars lo abbia scambiato con qualcuno dei suoi prigionieri. Mattioli era un diplomatico che conosceva di certo segreti della corona spagnola e francese, oltre a informazioni confidenziali, quindi poteva risultare utile da vivo, se avesse potuto parlare esclusivamente con il carceriere del re di Francia. Tuttavia era anche stato, nonostante lo status diplomatico, arrestato illegalmente e difatti registrato sotto falso nome, in spregio al rispetto della territorialità dei Savoia. Quindi è possibile che Saint-Mars, con l'appoggio del re Luigi XIV, avesse escogitato il sistema della maschera per evitare contestazioni e incidenti diplomatici tra Francia e Spagna (oltre che con i Savoia e i Gonzaga , che erano imparentati con gli Asburgo d'Austria), soprattutto al responsabile di tutto, il ministro dell'esercito Louvois . Quando al nuovo re Luigi XV venne finalmente svelato il segreto della Maschera di Ferro dal reggente Filippo d'Orleans, si dice abbia esclamato: «Bene, se per caso è ancora vivo, desidero dargli la libertà»; quando invece il duca de Choiseul lo aveva interrogato a proposito del misterioso prigioniero egli si era rifiutato di parlare, salvo dire: «Sappia, duca, che tutte le congetture fatte fino ad ora sono tutte false illazioni». Poi aveva aggiunto un ultimo pensiero: «Se conosceste ogni cosa in merito, vi rendereste conto di quanto poco importante sia questa faccenda», smentendo le ipotesi più fantasiose.I nomi dati al prigioniero erano diversi, tra cui Filbert Gesnon, ma soprattutto, con alcune varianti (Marchiergues, de Marchiel, Marchiolly), "monsieur Marchioly", nome che fu inciso sulla tomba nel cimitero della Bastiglia e scritto nell'atto di morte e di inumazione. Il nome e la sua pronuncia francese del cognome "Mattioli" (Mattiolì), ricordano molto quella di "Marchioly" (Marchiolì). Molti anni dopo la morte del prigioniero Madame de Pompadour , la favorita di Luigi XV, dopo aver letto la storia nel libro di Voltaire domandò al sovrano, in via strettamente personale, chi fosse davvero l'uomo. Il re, che non considerava la faccenda poi così importante, avrebbe affermato che "era un ministro di un principe italiano", confermando, se così avvenne davvero, l'identificazione di Mattioli con la Maschera di Ferro. Anche Luigi XVI , che invece non conosceva l'identità della maschera, data la mancanza di documenti, fece delle ricerche per soddisfare la curiosità di Maria Antonietta e interrogando uno dei suoi ministri più anziani, Maurepas, ebbe la risposta che la Maschera di Ferro era «... un prigioniero molto pericoloso, a causa della sua intelligenza intrigante e che era legato al duca di Mantova». Gioca a sfavore di questa ipotesi, il fatto che già nel 1682 il duca di Mantova era stato informato dell'arresto di Mattioli. Il segreto non aveva ragione di essere mantenuto e il prigioniero è stato anche designato con il suo vero nome nella corrispondenza di Louvois e Saint-Mars. Mattioli, almeno secondo i documenti, non ha seguito Saint-Mars a Exilles nel 1681, ma è rimasto a Pinerolo fino all'aprile del 1694, quando fu trasferito a Sainte-Marguerite dopo la cessione di Pinerolo ai Savoia. Ciò è dimostrato da una lettera di Saint-Mars all'abate d'Estrades del 25 giugno 1681 («Mattioli sta qui con altri due prigionieri») e diverse lettere di Louvois ai successori di Saint-Mars a Pinerolo, sempre che non fossero depistaggi, per far risultare l'uomo in un altro luogo e confonderlo con Dauger, anche grazie all'espediente della maschera. Giovanni Gonzaga Un'altra ipotesi condurrebbe a Giovanni Gonzaga, figlio naturale del duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga . Si sostiene infatti che il prigioniero, coperto da una maschera di velluto nero, incarcerato a Pinerolo nel 1679 e registrato sotto il falso nome non fosse il conte Ercole Antonio Mattioli, bensì il Gonzaga stesso, il quale lo accompagnava con funzioni di segretario e che rimase pure lui rinchiuso.

  • PAESI DELLA VALLE | itinerari valsusa

    PAESI DELLA VALLE Podcast Susa Sacra di San Michele Abbazia di Novalesa Gran pertus Colombano Romean Fortino Serre la garde Exilles Cesana Bardonecchia Sestriere Sauze d'oulx Oulx Exilles SANT'ANTONIO DI RANVERSO L’abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, o meglio Precettoria , è un edificio religioso piemontese fondato dall’Ordine ospedaliero di Sant’Antonio di Vienne e situato a Buttigliera A lta al principio della Valle di Susa . Nel 1188 è documentata la donazione del terreno da parte di Umberto III di Savoia, che diede in uso l’area ai canonici regolari di Sant’Antonio di Vienne , in seguito noti come “Antoniani”, con l’intento di creare una struttura dotata di una foresteria per i pellegrini e anche una sorta di lazzaretto per coloro i quali erano afflitti dal “fuoco di sant’Antonio “. In seguito, con l’avvento dell’epidemia di peste della seconda metà del XIV secolo , l’ospedale di Ranverso svolse un ruolo fondamentale per la cura e l’assistenza agli appestati, poiché venivano attuate apprezzabili pratiche di isolamento e cura delle piaghe infette mediante il grasso dei maiali per evitare l’espandersi dell’infezione CASTELLO DI RIVOLI Il Castello è sicuramente una tra le più gettonate. Oltre che una fortificazione necessaria ad aumentare le difese del territorio, il castello fu una residenza. Il Duca Vittorio Filiberto I commissionò moltissimi lavori di ampliamento, ristrutturazione e miglioramento alla pianta originale per rendere più confortevole e appropriata la sua dimora. La città fu più volte saccheggiata durante le invasioni barbariche e infine cadde sotto il controllo della dinastia dei Carolingi. AVIGLIANA Avigliana è un comune italiano di 12 527 abitanti della città metropolitana di Torino in Piemonte , ed è situato ad una ventina di chilometri a ovest dal capoluogo piemontese . Il comune è posto in un anfiteatro morenico compreso tra il Monte Pirchiriano , sul quale sorge la Sacra di San Michele , e la collina di Rivoli , nella parte terminale della Val di Susa verso la pianura in un molteplice e complesso territorio conosciuto come Anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana . Il borgo di Avigliana è noto anche per i due laghi, fulcro dell’area protetta del Parco dei Laghi di Avigliana , che fa parte dell’Ente di Gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie. CHIUSA SAN MICHELE La Sacra di San Michele, o più propriamente abbazia di San Michele della Chiusa, localmente chiamata anche Sagra di San Michele, è un complesso architettonico arroccato sulla vetta del monte Pirchiriano , all’imbocco della val di Susa , nella Città metropolitana di Torino , in Piemonte , nei territori dei comuni di Sant’Ambrogio di Torino e di Chiusa di San Michele , poco sopra la borgata San Pietro . Sempre sul lato settentrionale, isolata dal resto del complesso, svetta la torre della “Bell’Alda“, oggetto di una suggestiva leggenda: una fanciulla (probabilmente vissuta nel XIII – XIV secolo ), la bell’Alda appunto, volendo sfuggire dalla cattura di alcuni soldati di ventura, si ritrovò sulla sommità della torre. Dopo aver pregato, disperata, preferì saltare nel precipizio sottostante, piuttosto che farsi prendere; le vennero in soccorso gli angeli e, miracolosamente, atterrò illesa. La leggenda vuole che, per dimostrare ai suoi compaesani quanto era successo, tentasse nuovamente il volo dalla torre, ma che per la vanità del gesto ne rimase invece uccisa. ABBAZIA NOVALESA Con la sua tipica architettura alpina, Novalesa è un borgo di strada costruito attorno alla Via Maestra, parte della strada antica di Francia che dal Medioevo (con la fondazione dell’abbazia di Novalesa da parte dei Franchi nel 726) al XIX secolo conduceva al Colle del Moncenisio La storia dell’abbazia di Novalesa ha inizio il 30 gennaio 726, per mezzo dell’atto di fondazione dovuto all’allora signore franco di Susa e Moriana , Abbone , a controllo del valico del Moncenisio . In questo periodo i monasteri avevano infatti una precisa valenza strategica e i Franchi in particolare non solo li considerarono loro sfera di influenza, ma li utilizzarono come basi di partenza per le loro incursioni contro le popolazioni nemiche. Tra Monpantero e Novalesa il monte Rocciamelone. Nel medioevo vi furono diversi tentativi di salita alla vetta, compreso uno da parte dei monaci dell’abbazia di Novalesa che – si legge negli annali dell’Abbazia – vengono respinti da vento e grandine. La prima salita documentata risale al 1º settembre 1358 , probabilmente un primato nell’arco alpino. Il crociato astese Bonifacio Rotario , catturato dai Turchi , si affida alla Madonna , promettendo, qualora fosse tornato in patria, di dedicarle un simulacro sulla vetta della prima montagna che avesse visto tornato sul suolo natio. Assistito da alcuni portatori, raggiunse effettivamente la vetta portando con sé come ex voto un pregevole trittico in bronzo inciso con il bulino , fatto realizzare a Bruges e dedicato appunto alla Madonna. Collocò l’opera in una grotta scavata nella roccia sulla cima della montagna. Questo storico evento alimentò per secoli una importante devozione popolare verso la Madonna, e molti altri pellegrini si aggiunsero a Bonifacio Rotario. Il 5 agosto 1673 però un tale Giacomo Gagnor, soprannominato “il matto di Novaretto”, fece un pellegrinaggio sul Rocciamelone e si portò via il famoso trittico dalla vetta recapitandolo poco tempo dopo al castello di Rivoli , convinto di fare un piacere al Duca di Savoia Carlo Emanuele II affinché potesse ammirarlo con la sua corte senza doversi sobbarcare la faticosa ascesa. Successivamente la preziosa opera fu collocata all’interno della cattedrale di San Giusto a Susa ove si trova tuttora. SUSA Le origini di Susa “Porta d’Italia” si perdono nella storia. Nel 500 a.C., quando città come Aosta e Torino non erano ancora state fondate, in Susa esisteva una realtà celtica perfettamente organizzata dai sacerdoti druidi. Successivamente romanizzata ebbe il suo massimo splendore con il culmine dell’Impero Romano. Difficile stabilire l’epoca in cui la città fu abitata per la prima volta e le popolazioni che l’abitarono. Certamente tra esse ci furono i Liguri e in seguito arrivarono i Celti (500 circa a. C.) che si fusero con le prime popolazioni. Poi giunsero i Romani guidati da Giulio Cesare che combatterono con le popolazioni locali e stabilirono con Donno , il loro re, un patto di alleanza, in modo da garantire un transito sicuro verso la Gallia a truppe e merci dai valichi del vicinissimo Colle Clapier e del più lontano Colle del Monginevro . I buoni rapporti continuarono per un lungo periodo, sanciti dalla costruzione dell’arco di Augusto . La città allora si chiamava Segusium e fu la capitale del Regno dei Cozii , nella provincia detta delle Alpi Cozie . Arena romana. Detto anche anfiteatro romano, risale al II-III sec. dopo Cristo. Sorge dietro all’acropoli di Susa,in una conca naturale ben riparata dai venti. Ha una forma ad ellisse di 45 per 37 metri, è l’anfiteatro più piccolo di età romana presente in Italia. MONCENISIO Le prime testimonianze sono legate alla storia del valico del Moncenisio , che divenne nel XVI secolo una via di primaria importanza per i rapporti commerciali fra Italia e Francia , facente parte della Via Francigena , della quale si conservano lunghi tratti dell’antica mulattiera. Il percorso dei viandanti prevedeva lo smontaggio dalle carrozze a Novalesa , in modo da proseguire il cammino per la ripida mulattiera che, attraverso Ferrera, portava al valico; di qui si poteva poi scendere verso Lanslebourg-Mont-Cenis , al di là delle Alpi . Nel periodo 1803 – 1811 venne costruita, per ordine di Napoleone Bonaparte , la strada napoleonica (l’attuale SS25 ), che tagliò fuori il paese e soprattutto rese praticamente inutile il servizio offerto dalle guide e dai portatori. All’inizio gli abitanti furono impiegati nella costruzione della strada stessa ma, una volta terminata, non rimase che la pastorizia o l’emigrazione verso i paesi della bassa valle. Come per la vicina Novalesa , tuttavia, la creazione del nuovo itinerario e il relativo crollo economico della comunità, con l’assenza di ogni attività di rinnovo, contribuì a preservare il paese nella sua forma più antica. Questo territorio era storicamente savoiardo prima dell’annessione del ducato alla Francia nel 1860. Sul luogo era presente un lago naturale di dimensioni molto minori. Una prima diga di contenimento fu costruita nel 1921 . Quella attuale è del 1968 e non è realizzata in calcestruzzo ma in materiale naturale ed invasa al massimo livello da 320 milioni di metri cubi di acqua. Il lago, al centro di una complessa rete di tunnel per la captazione delle acque delle montagne. https://www.gulliver.it/itinerari/ronce-varisello-forti-da-piano-san-nicolao-giro-dei-forti-del-moncenisio/ EXILLES Exilles sorge a 870 m s.l.m. in Alta Val di Susa all’interno di una stretta gola della Dora Riparia , a circa 67 chilometri ad ovest da Torino . La valle ha qui un suo punto caratteristico chiudendosi, prima del vasto pianoro di Oulx, nella “Comba di Exilles”. La costiera sud (a destra orografica) sale sino alla Testa dell’Assietta , quella nord fino al Monte Niblè , una delle vette del Massiccio dell’Ambin . L’abitato di Exilles ha origine antichissima: grazie alla sua posizione strategica il sito attualmente occupato dal Forte era abitato già in epoca primitiva e poi in epoca celtica: solo dal 1155 , sotto il comando dei conti d’Albon , si può confermare l’esistenza di un vero e proprio complesso fortificato. Da quella data, il forte di Exilles e il paese passarono di mano in mano, tra la dominazione piemontese e quella francese: una storia lunga, che vide contrapposte per lungo tempo le fazioni del Ducato di Savoia e quelle del Delfinato , e che diede anche origine alla famosa vicenda del miracolo eucaristico di Torino . Dopo il Trattato di Utrecht, Exilles venne fortificato nuovamente dai Savoia, che ne fecero una piazzaforte inespugnabile. Nel settembre del 1745, nel corso della guerra di successione austriaca, le truppe francesi tentarono di aprirsi la strada verso la bassa valle di Susa attaccando il forte di Exilles, ma vennero respinte dalle cannonate della guarnigione del forte al comando del capitano Papacino d’Antoni. Passato alla Francia , la leggenda vuole che qui, tra il 1681 e il 1687 , sia stato detenuto il celebre personaggio poi denominato la “Maschera di Ferro “. SALBERTRAND Il territorio comunale di fondovalle si estende in corrispondenza dell’inizio della piana di Oulx , dal restringimento dell’antica frana di Serre la Voute (confine con il comune di Exilles ) fino alla zona denominata Pont Ventoux (confine con il comune di Oulx ); in direzione nord-sud (larghezza) il territorio comunale è invece pressoché compreso tra gli spartiacque dei rilievi che delimitano la vallata. Le caratteristiche paesaggistiche e territoriali variano dall’ampia piana della Dora Riparia , ai rilievi soleggiati e in parte aridi ed aspri del versante nord , a quelli ricchi di flora e fauna del versante opposto dove fin dagli anni ’80 del secolo scorso fu istituito il Parco Naturale Regionale del Gran Bosco . Il parco è situato in Valle di Susa, in provincia di Torino, nella destra orografica del fiume Dora Riparia che solca la valle, creandone il confine a nord. A sud il parco si estende sino al crinale che fa da confine tra le valli di Susa e Chisone, solcato dalla strada denominata “dei Sette Colli” o “dell’Assietta”. Per un lungo tratto tale strada fa da confine al parco con ingressi segnalati ai Colli (da ovest a est) Costapiana, Blegier e Lauson. A ovest il parco confina con il comune di Sauze d’Oulx e a est con il comune di Chiomonte. Le montagne situate a nord (appartenenti al gruppo Ambin) salgono fino agli oltre 3200 m della cima del Vallonetto . Sempre su questo versante di alta montagna vi era anche gran parte del ghiacciaio del Galambra , che fino agli anni ’30 aveva ancora uno spessore di alcune decine di metri e attualmente quasi completamente scomparso. Sempre sul territorio la galleria dei Saraceni, un buco nella montagna molto suggestivo, un solo senso di marcia tutto al buio con l’ acqua che filtra nella roccia. Iforti, tra Salbertrand e Bardonecchia, come si e’ detto questo e’ un territorio dove passava la strada di Francia e a difesa vennero costruite queste fortezze. Forte del Sape’, forte Pramand, Forte Fenil. SESTRIERE I comuni di Bardonecchia, Colomion. I comuni di Claviere, Cesana, Sansicario, Sauze d’oulx e Sestriere, Vialattea nel comprensorio piu’ grande d’ Europa hanno ospitato le olimpiadi di Torino 2006, un grande rilancio per la valle che ha visto coinvolti tutti i paesi in varie discipline. Lo stemma dei Giochi Invernali del 2006 rappresenta l’inconfondibile silhouette della Mole Antonelliana. Si trasforma in montagna, tra cristalli di ghiaccio, dove la neve bianca incontra il cielo azzurro.

  • VIE FERRATE | itinerari valsusa

    VIE FERRATE PONT TIBETAIN https://www.pontetibetano.net/ Le plus long pont tibétain du monde suspendu dans le vide sur 468 mètres. Le pont tibétain de Cesana Claviere est le plus long pont suspendu du monde, 544 mètres, à une hauteur d'environ 30 mètres du sol. Le chemin qui traverse les gorges de San Gervasio consiste en la succession de trois ponts à câbles. Le parcours commence par le premier pont (70 m) qui franchit la Gorgia perpendiculairement à son cours, puis rejoint sur le pont principal, qui à partir de ce point à partir de là, il suit le cours des gorges de San Gervasio dans le sens longitudinal à une hauteur de 30 mètres. Au bout du deuxième pont, un sentier mène au troisième et dernier pont, long de 90 mètres et haut de 90 mètres du sol. Temps de parcours moyen 1h30 Comme alternative au chemin, il est possible d'atteindre le troisième pont le long de la via ferrata. Durée moyenne du trajet 2h30. Pour plus d'informations +39 337 219600 Notes historiques – La pratique d'équiper les sections les plus difficiles et les plus risquées des voies d'ascension de manière temporaire ou permanente en montagne elle est au moins aussi ancienne que l'alpinisme lui-même. Depuis l'Antiquité, l'homme qui vivait et mangeait dans les montagnes a appris poser des escaliers, des bouts de corde, ou créer des marches dans la roche, afin de faciliter l'accès aux lieux d'importance vitale tels que les ruisseaux et les puits i où puiser de l'eau, des terrasses sur lesquelles cultiver, des grottes où il était possible de s'abriter ou d'extraire des matières premières... .._ cc781905-5cde-3194-bb3b-136bad5cf58d_ pour arriver à temps plus récente, où les alpinistes qui guidaient les pèlerins, les marchands, et plus tard aussi les touristes, à travers les cols alpins, sont venus construire des parcours entiers, avec des cordes et des marches pour simplifier leur transit. Avec la Première Guerre mondiale, en effet, la construction de voies ferrées à des fins de tourisme sportif a été interrompue, mais de nombreux chemins et passages difficiles, en particulier dans la région des Dolomites, ils ont été aménagés en chemins sur le front de guerre, pour permettre aux troupes alpines d'effectuer leurs déplacements habituels avec moins de risques et une plus grande rapidité dans le transport d'armements. Quoique dans une bien moindre mesure, une situation similaire il s'est retrouvé sur le front occidental franco-italien pendant la Seconde Guerre mondiale. Après les années 70, le bien-être économique retrouvé et l'essor du tourisme alpin ont conduit au développement d'itinéraires équipés surtout dans les Dolomites, avec des fins non seulement pour grimper aux sommets, mais aussi pour des traversées particulièrement intéressantes pour l'histoire, la nature, les paysages. Un nouveau développement ces dernières années a vu les via ferratas devenir des itinéraires sportifs, sans qu'il soit nécessaire d'être en haute montagne, avec la prépondérance du geste athlétique sur l'ascension. Vie Ferrate dans la Vallée de Suse – Bien que dans les Alpes occidentales italiennes, la diffusion de la Vie Ferrate dans les vallées soit peu répandue, la vallée de Suse il en compte au moins sept, qui ont été construits ou reconstruits et sont toujours entretenus. Cela montre comment certaines municipalités ont reçu le message qui vient d'au-delà des Alpes, où la prolifération de ce type d'itinéraires dépasse toutes les limites imaginables, où chaque pays veut avoir sa via ferrata. Comme les Dolomites, la vallée de Susa possède également un itinéraire créé sur les vestiges d'une piste créée à des fins de guerre, la "Via degliAlpini" sur le mont Charrà, également la vallée de Susa peut se vanter d'un itinéraire qui, en plus d'être sportif, nous fait voyager à travers l'histoire, en escaladant le mont Pirchiriano au sommet duquel nous trouvons L'Abbaye de la Sacra di San Michele datant du Xe siècle, ou, un itinéraire principalement paysager destiné à la découverte d'un lieu sauvage et autrement inaccessible, où l'on peut voir une végétation très particulière "La Gorge della Dora Riparia", ainsi qu'un itinéraire exclusivement sportif avec différentes pistes de différentes longueurs et engagement à satisfaire le néophyte, l'expert, et même les enfants, la "Ferrata del Ruoas", puis encore quelques itinéraires insérés dans autant d'oasis protégées, qui se développent le long des deux ravins principaux de la Valle Foresto et Chianocco, un itinéraire long et difficile adapté aux périodes de chaleur intense, la Via Ferrata de la Rocca Clarì ....... Article Altox mentionné sous le lien : http://www.altox.it/ValsusaFerrate/a-ferratevalsusa.htm CONNEXIONS - LIENS HORRIDE DE CHIANOCCO VIA FERRATA DE CAPRIE MONT CHABERTON MT 3131 VIA FERRATE DELLA RUCEIA VIA FERRATA CARLO GIORDA SAN MICHELE BATTERIE HAUTE CHABERTON VIA FERRATA HORRIDE DE LA FORÊT GORGES SAN GERVASIO CLAVIERE ROCCA CLARI CESANA CLAVIÈRE VIA FERRATA GORGE DELLA DORA RIPARIA GIAGLIONE VIA FERRATA DEL ROUAS BARDONECCHIA Matériel indispensable : Harnais d'escalade Casque d'escalade Absorbeur d'énergie avec 2 longes dynamiques N ° 2 mousquetons standard pour via ferrata et connecteur avec harnais. Les règles de sécurité: 1 - Il est indispensable d'avoir un minimum d'expérience en montagne ou en escalade, avant de s'aventurer sur la via ferrata. 2 - Rester espacé dans les passages raides, ne pas être plus de deux personnes sur le câble entre deux ancres sauf dans la progression nouée dans une corde. 3 - Ne pas abandonner l'itinéraire aidé, suivre les chemins de liaison et de descente en respectant le sens de la marche. 4 - Ne pas parcourir la via ferrata dans des conditions météorologiques défavorables (pluie, neige, verglas, situations orageuses ; etc....). 5 - En aucun point du parcours, les mousquetons reliant l'alpiniste au câble ne doivent être libérés en même temps du câble précité. 6 - Respectez l'environnement, ne sortez pas des chemins et ne faites pas tomber de pierres. 7 - Les mineurs doivent être attachés en cordée et accompagnés d'un adulte responsable. SITE DE RÉFÉRENCE ALTOX ATTENTION ET RESPECT DE LA MONTAGNE. TOUJOURS. CONNEXION

  • COLOMBANO ROMEAN | itinerari valsusa

    Colombano Romean: l’uomo che scavò – da solo – un Traforo Alpino by GIAN MARIO MOLLAR Da queste parti lo chiamano semplicemente “il pertüs”, il buco. A prima vista, sembra soltanto una macchia d’ombra sul fianco della montagna di Chiomonte, una piccola breccia scura tra i colori autunnali che tingono i prati e i larici. Poco sopra, sulla destra, si stagliano contro il cielo i quattro torrioni calcarei della cima dei Quattro Denti, chiamata così, si dice, per commemorare la scarsa dentatura di un prevosto locale del 1400, Giovanni di Bigot. Più oltre, il profilo grigio del monte Rocciamelone, acuminato come una zanna. Il fondovalle è cancellato da una coltre di nebbia. Colombano Romean: l’uomo che scavò – da solo – un Traforo Alpino – Vanilla Magazine In un paesaggio così maestoso, il traforo che Colombano Romean scavò cinquecento anni fa sembra quasi un dettaglio insignificante, eppure quel “buco” a duemila metri di altitudine è una testimonianza storica di grande valore, una storia da raccontare. La targa di bronzo al suo ingresso la riassume brevemente, non senza un tocco di solennità: “Colombano Romean chiomontese, sul principio del secolo XVI ideò e solo compì in VIII anni questo traforo, pel quale conducendo a Chiomonte e ad Exilles le acque di Touilles, queste balze sterili e deserte in contrada fertile trasformava”. La storia del “Pertus” è tutta racchiusa in questa scarna lapide: eADV Un buco nella montagna, fatto da un uomo solo per otto lunghi anni, dal 1526 al 1533 Colombano era nato in Val di Susa, nella frazione Ramats, proprio ai piedi del luogo in cui sorge il traforo, ma trascorse buona parte della sua vita come minatore nelle miniere della vicina Provenza. Tornato nella valle, quando ormai aveva più di cinquant’anni, gli venne offerta la possibilità di compiere un’opera ritenuta all’epoca quasi impossibile: Perforare la montagna, per portare l’acqua del torrente Touilles dal versante opposto della Val Clarea nei pascoli aridi, esposti a meridione, della Val di Susa In precedenza, l’impresa era già stata tentata da altri, ma la difficoltà di perforare la dura roccia calcarea aveva fatto sì che venisse ben presto abbandonata. “Lei deve sapere che farmi avanti quando tutti si fanno indietro a me è sempre piaciuto, e mi piace ancora”. Le parole sono tratte da “La chiave a stella” di Primo Levi, ma si adattano bene al personaggio – o almeno a come ci piace immaginarlo. Di fatto, quello intrapreso e portato a termine da Romean non è il primo traforo alpino mai compiuto. Il primato spetta infatti al cosiddetto “Buco di Viso”, scavato tra il 1479 e il 1480 per mettere in comunicazione la regione francese del Queyras con la confinante Val Po. Le due opere, tuttavia, sono profondamente diverse, sia per la funzione – il buco di Viso serviva a consentire il passaggio di persone e il trasporto di merci, per questo viene anche detto “Galleria del Sale”, mentre quello di Romean è un’opera idraulica – che per la lunghezza: se il primo è lungo “soltanto” 75 metri, quello scavato da Colombano si protrae per quasi mezzo chilometro, 433,20 metri. eADV I dettagli ci vengono raccontati in quattro atti notarili, rinvenuti presso una famiglia del villaggio sottostante e successivamente pubblicati e tradotti, nel 1879, da Felice Chiapusso. Nel più significativo, intitolato “Conventio facture aqueducti de Tulliis inter habitantes de Celsis et Ramatis cum Columbano Romeani”, si incarica il minatore di scegliere tra due possibilità: riprendere l’opera già iniziata oppure di iniziare un nuovo traforo. Colombano sceglierà di continuare il primo traforo. Siccome l’opera viene commissionata tanto dagli abitanti della Ramats che da quelli del paese sul versante opposto, Cels, entrambe le parti si impegnano a fornire tanto il vitto per il lavoratore (vino e segale) quanto gli strumenti per compiere l’opera, ovvero martelli, picconi e scalpelli. Oltre a ciò, i committenti erano tenuti a fornire anche una baracca, una botte e l’olio necessario per l’illuminazione della galleria. Nella baracca, costruita all’imbocco della galleria, c’era una botte per il vino e una madia per contenere il pane. Se Colombano avesse avuto bisogno di un aiutante, le quantità stabilite sarebbero state raddoppiate, ma se avesse deciso di assumerne un terzo, quest’ultimo sarebbe stato a sue spese. In ogni caso, Colombano farà tutto da solo, con il solo aiuto di un mulo, per trasportare le macerie, e di un cane, che – si dice – veniva spedito a valle con una sorta di basto per risparmiare al padrone il tempo di scendere per i rifornimenti. eADV Nell’atto notarile, redatto dal notaio di Chiomonte Jean Rostollan, si fissa anche il compenso: “cinque fiorini di moneta corrente ciascuno dei quali vale dodici soldi, per ogni tesa (circa due metri) di detto acquedotto”. Ma se l’opera non dovesse venire portata a termine, Colombano dovrà pagare un’ammenda superiore, di otto fiorini per ogni tesa già pagata e di ben venti fiorini per ogni tesa ancora da scavare. Data l’altitudine – siamo a 2019 metri sul livello del mare – il minatore è costretto a interrompere ogni anno gli scavi durante i rigori dell’inverno, per riprenderli poi la primavera successiva. È ancora oggetto di dibattito se gli scavi siano iniziati dalla Val Susa o dall’altro versante della montagna. In ogni caso, è difficile immaginare la fatica che ha dovuto affrontare quest’uomo per scavare un cunicolo lungo mezzo chilometro, alto in media due metri e largo ottanta centimetri nel duro calcare. Per comprendere meglio, bisogna camminare in quel cunicolo, in una tenebra profonda, tanto lunga da sembrare quasi infinita, in cui ogni scanalatura nella roccia è il ricordo di un antico colpo di piccone o scalpello: un’impresa davvero titanica, per un uomo solo. eADV Si stima che avanzasse di circa venti centimetri al giorno, utilizzando come segnali per la direzione dei lumini allineati, dei quali, ancora oggi, si scorgono le nicchie lungo la galleria. Si dice che l’urina del mulo gli servisse per stabilire quale fosse la giusta pendenza del cunicolo per far colare l’acqua. A circa un terzo del cunicolo c’è uno sbalzo di più di mezzo metro, segno probabilmente di un errore di calcolo per far combaciare i due rami della galleria. In un cunicolo così stretto e profondo, l’aerazione naturale non è sufficiente: Colombano dovette servirsi di un mantice per immettere aria nel buco, probabilmente azionato con la forza idraulica del corso d’acqua. In otto anni di solitudine e sacrificio, Colombano compì l’opera, con maestria e cura esemplare, tanto da sopravvivere a quasi cinque secoli – fatta eccezione per pochi restauri. “L’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono”: le parole sono di nuovo di Primo Levi, ma Colombano doveva certamente conoscerne il significato più profondo. È proprio a questo punto che la storia sconfina nel mistero: si racconta che, una volta terminato il lavoro, Colombano sia scomparso nel nulla. La leggenda vuole che i valligiani, una volta resisi conto di dover pagare una piccola fortuna al minatore, preferirono assassinarlo. “La canzone di Colombano”, un bel romanzo giallo di Alessandro Perissinotto, sviluppa queste suggestioni dando vita a un intrigo avvincente tra storia e finzione. Secondo altre fonti, invece, Colombano venne infine pagato, e ad ucciderlo sarebbero stati i bagordi e le gran bevute per festeggiare il compimento della sua opera. Non ci è dato sapere con certezza come siano andate davvero le cose, ma ci auguriamo per lui che la seconda versione sia quella veritiera. eADV Per chi volesse vedere il Pertus e fare esperienza di questo angolo poco noto del Piemonte, il consiglio è di andare nel mese di settembre, quando la portata d’acqua è inferiore ed è più facile addentrarsi nella Galleria. Sono necessari, in ogni caso, stivali di gomma, buone torce e abiti impermeabili e spessi. Il punto di partenza per la camminata è la Ramats, frazione di Chiomonte. Di lì, si arriva al Pertus con una camminata di circa due ore e mezza e quasi mille metri di dislivello – durante i quali potrete comprendere perché il torrente Touilles si chiama anche “Tiraculo”. Il cunicolo si percorre agevolmente, anche se in alcuni punti – soprattutto all’inizio – è necessario procedere accovacciati. Quando siete dentro, prendetevi il tempo di analizzare le pareti, perché, oltre ai graffi del piccone di Romean, potrete trovare delle altre sorprese: oltre alle nicchie per ospitare le lucerne, ci sono qua e là dei basso-rilievi che riproducono dei volti e delle croci, ma per rilevarli dovrete fare attenzione. Una volta tornati alla luce del sole, dopo un percorso buio e un po’ claustrofobico che sembra non finire mai, vi aspettano i prati e i cieli da sogno dell’altra vallata, dai quali potrete raggiungere le sagome inconfondibili dei Quattro Denti (che in realtà sono ben di più) e tornare, con un percorso ad anello, all’ingresso della galleria. COLOMBANO ROMEAN

  • RIEVOCAZIONI STORICHE | itinerari valsusa

    RIEVOCAZIONI STORICHE EXILLES CITTA' L’abitato di Exilles sorse attorno al suo famoso Forte, eretto all’inizio del XII secolo con funzioni strategico-difensive. Il borgo è caratterizzato dal suo ricetto di impianto tardo-medievale e dalle tracce del suo secolo più illustre, l’Ottocento, quando contava ben 3000 abitanti, di cui 1000 soldati. Il comune fioriva di commerci e attività artigianali e la sua crescente importanza gli consentì di ottenere il riconoscimento del rango di “Città” attraverso un Regio Decreto. La rievocazione storica “Exilles Città” conduce i visitatori in un’atmosfera di festa e di lavoro, attraverso ambientazioni e costumi ottocenteschi di grande fascino. Il programma prevede attività di animazione in vari punti del borgo con numerosi figuranti in abiti d’epoca, la cerimonia del Regio Decreto, danze e musiche occitane e scene di vita popolare. TUTTI GLI ANNI, LA TERZA DOMENICA DI SETTEMBRE. Il fascino di Exilles, ancora oggi caratterizzato dal suo ricetto medioevale risalente al XIII secolo, si manifesta al curioso turista che attraversando le sue “cour”, nei passaggi tra un vicolo e l’altro, entra così nel cuore di un borgo dal sapore antico. La manifestazione ExillesCittà, riconosciuta tra le rievocazioni storiche della Regione Piemonte, racconta una giornata di festa a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento, che celebra un evento molto particolare. Infatti Exilles, negli ultimi anni del XIX secolo, è il borgo popolato dell’Alta Valle di Susa, con circa 3000 abitanti di cui 1000 militari più che vivono nel Forte, motivo per il quale viene elevato al rango di “Città” attraverso il Regio Decreto di Umberto I. Fiori attività, ricchezza e vivacità grazie al commercio e agli artigiani che lavorano al Forte e ai suoi abitanti di poter avere tutti gli agi ei vezzi di moda. Le attività erano legate alla gestione della guarnigione del Forte: fabbriche di calzoleria, sarti, camiciaie, barbieri, lavandaie, una decina di esercizi pubblici, tra osterie, alberghi e taverne. TORNEO DEI BORGHI - PALIO DI SUSA https://www.associazioneprosusa.it/torneo-storico-dei-borghi/ Cell. +39.339.36.75.981 associazioneprosusa@gmail.com Rievocazione storica che vede nella Contessa Adelaide di Susa il personaggio principale (1020-1091) con il suo ruolo fondamentale nel determinare le sorti di un vasto territorio e il destino di un casato. Figlia di Olderico Manfredi, detentore della Marca di Torino sposa in terze nozze Oddone di Savoia, figlio di Umberto di Biancamano . Riunì i possedimenti e la forza del giovane ed emergente casato d’oltralpe con i domini ed il potere degli arduinici, legati all’imperatore e padroni dei territori che si estendevano dai valichi del Moncenisio e del Monginevro sino alla Liguria. Adelaide seppe difendere e mantenere sottomessi i suoi territori governando da sola dopo la morte del marito, direttamente ed indirettamente attraverso i figli e le loro famiglie acquisite, tenendo in scacco il suo potente genero, l’imperatore Enrico IV. Ogni estate,il penultimo sabato e domenica di luglio ,la Storia diventa torneo con gare per ricordare ed onorare l’importante figura di Adelaide. In questo periodo storico si svolgevano gare e feste in onore di Adelaide e di Oddone. I tornei erano lo “sport” preferito dei Signori del Medioevo, in questo modo si festeggiavano le vittorie, i matrimoni, l’arrivo di principi stranieri e ogni altro evento. Si disputavano in primavera, erano vere piccole battaglie e provocavano morti e feriti. Quando intervenne la Chiesa dichiarando grave peccatore chi partecipava ai Tornei, si modificarono e diventarono gare in cui a vincere non era più il più violento, ma il più abile. La manifestazione vede i 6 borghi in cui è suddivisa la città, sfidarsi in tre prove, due individuali (Tiro con l’arco e giostra del Saraceno) ed una di squadra ( tiro alla fune) Il Sabato sera il programma prevede la partenza dei cortei in fiaccolata per le vie cittadine con destinazione Arena Romana dove vengono raggiunti dal corteo della Contessa Adelaide che parte dal Castello. Dopo la presentazione ed il giuramento dei vari borghi che rappresentano la città viene aperto ufficialmente il Torneo con uno spettacolo medievale in onore della Contessa. La Domenica il Corteo della Marchesa , con i capiborgo ed i dignitari raggiunge la Cattedrale per la S. Messa che prevede la Benedizione del Palio (diverso ogni anno a seconda del tema e dipinto da un artista di fama). Segue la sfilata per le vie cittadine.Nel pomeriggio il corteo partendo dal Castello raggiunge l’Arena Romana dove hanno inizio i giochi :- Giostra del Saracino- Tiro con l’arco- Tiro alla fune che decreteranno il vincitore, premiato dalla Contessa Adelaide con il Palio 2019 2020 BORGO DEI CAPPUCCINI Viene così chiamato a causa di un insediamento conventuale avvenuto nel 1610, ma risulta essere stato abitato già in età medioevale, allorquando viene edificata la chiesa extramuraria di Sant’Evasio, adibita alla cura delle anime della parte nord orientale del distretto di santa Maria Maggiore. BORGO DEI FRANCHI Denominato in epoca medioevale ”Contrada ultra Duriam”, occupa la posizione nord occidentale della città, sulla riva sinistra del fiume. Un ponte romano collegava questa zona con la “civitas”, mentre la “porta dell’Arco” immetteva nel Borgo medesimo. BORGO DEI NOBILI Risale al secolo XII, fu edificato nella zona sud orientale della città al di fuori delle mura e la sua origine viene testimoniata da molte vestigia dell’epoca medioevale, conservatasi sino ai nostri giorni nonostante la furia devastatrice dell’alluvione del 1728. BORGO NUOVO Ubicato nella parte orientale della città ed in continua espansione, simboleggia l’età contemporanea e testimonia l’operosità dei segusini che, forti dell’esperienza di un passato glorioso, guardano con fiducia al futuro. BORGO STORICO Rappresenta il nucleo che fu cinto di mura difensive sul finire del III secolo, comprende le due chiese antiche di Santa Maria Maggiore e di San Giusto e ricorda nel motto “In Flammis probatus amor” le vicende dei suoi abitanti e dei suoi edifici messi a dura prova dalla vendetta di Federico Barbarossa. BORGO DI TRADUERIVI Situato fuori dalle mura urbane , a sud est della città fra i due rivi Scaglione e Corrant ( inter duos rivos). Conserva ancora oggi un aspetto medioevale, testimoniato dalla presenza di due castelli e di un ricetto risalenti al 1300, quando il borgo era feudo delle famiglie Ancisa e De’ Bartolomei. Nella Borgata Colombera si trovano ancora tracce di una torre merlata i tamburini BATTAGLIA DELL'ASSIETTA A cavallo tra la valle di Susa e la valle Chisone , il colle dell’ Assietta. Da qui parti’ inizialmente un attacco al Forte di Exilles. È stata una delle battaglie chiave nella guerra di successione austriaca, un conflitto che squassò l’Europa di metà settecento. La battaglia dell’Assietta, conosciuta anche come “la bataja ‘d l’Assieta” in piemontese, e “bataille du Col de l’Assiette” in francese, fu combattuta il 19 luglio 1747. In Val di Susa sull’omonimo colle. Nel corso della guerra di successione austriaca, l’idea dell’esercito franco-spagnolo era quella di conquistare i valichi alpini difesi dalle forze sabaude; per poi puntare su Torino. Uno dei cardini di questa strategia, fin dall’inizio della guerra, era l’assedio del Forte di Exilles. Per fare questo era però necessario impadronirsi della cresta dell’Assietta e del Colle delle Finestre. L’Assietta è un pianoro brullo posto a oltre 2.500 metri sullo spartiacque fra la Valle di Susa e quella del Chisone: il suo controllo consente di poter intervenire rapidamente in una valle o nell’altra. Prevedendo l’assalto francese, il re Carlo Emanuele III ordinò di trincerarlo e di presidiarlo con 13 battaglioni di fanteria. Il corpo di difesa dell’Assietta era composto da truppe sabaude ed austriache; al comando, il tenente generale Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio. I trinceramenti erano costruiti in modo tale da permettere una difesa a 360°. Il punto chiave dell’intero perimetro difensivo era però dato dalla vetta del Gran Serin. Su questa, si schierarono i tre migliori battaglioni a disposizione del generale piemontese: il 2° btg. ed il 3° btg. Rgt. Svizzero Kalbermatten e il 3° btg. Rgt. Svizzero Roy. I solidi battaglioni imperiali, 4 battaglioni dei Reggimenti Forgach, Traun, Gagenbach e Colloredo, furono schierati a diretta difesa del Colle dell’Assietta. In appoggio all’esercito piemontese intervennero anche gruppi organizzati di combattenti Valdesi, abituati già a compiere con successo atti di guerriglia; in valli che conoscevano molto bene. Il loro compito, come sempre in questi casi, era di tenere impegnato il maggior numero di soldati francesi, sottraendoli così alla disponibilità in battaglia aperta. Per l’assalto i francesi erano forti di 32 battaglioni, contro i 13 austro-sardi, dei quali dieci impegnati effettivamente in combattimento. La tattica impiegata dai francesi si dimostrò fallimentare. I difensori falcidiarono le colonne d’assalto, impossibilitate a sviluppare tutta la loro potenza di fuoco. La ridotta della testa dell’Assietta, una tenaglia collegata con le retrostanti posizioni, era continuamente rifornita alla gola e si dimostrò subito un ostacolo troppo difficile per poter essere superato. A peggiorare la situazione gli ufficiali francesi, posti alla testa della colonna per guidare l’assalto, furono decimati dal fuoco dei difensori. Il comandante delle truppe francesi, generale Bellisle, visto che i suoi soldati non riuscivano ad infrangere la resistenza delle truppe sabaude, strappò la bandiera dalle mani di un proprio alfiere e si lanciò all’ennesimo assalto; sperando con questo esempio di trascinare i suoi. Quest’impresa, però, gli fu fatale. Venne infatti ferito con un colpo di baionetta da un soldato piemontese e subito dopo ucciso da un colpo di moschetto. Il 22 luglio un proclama del re Carlo Emanuele III di Savoia invitò i sudditi a ringraziare Dio, per aver consentito ai soldati piemontesi di respingere l’assalto. Le perdite francesi furono enormi: la sera dello scontro, il Villemur lamentava dai suoi ranghi l’assenza di 4.984 uomini. Tra questi, morti, feriti, prigionieri e dispersi; circa il 25% della forza impegnata. Le perdite austro-sabaude furono di circa 200 uomini. I primi rapporti segnalarono, tra morti e feriti, 219 perdite. La battaglia dell’Assietta, da un punto di vista strategico, segnalò lo stallo delle operazioni belliche in Italia. Nel frattempo, Genova era ormai libera dall’assedio austriaco, mentre di fatto la manovra francese per creare una breccia nel bastione alpino era fallita. Per entrambi i contendenti, in particolare per l’esercito francese e per quello sabaudo, la campagna del 1747 prosciugò definitivamente le riserve materiali e umane, costringendo Luigi XV e Carlo Emanuele III a riconsiderare le trattative di pace; conclusasi poi l’anno seguente con la pace di Aquisgrana.

  • IN AUTO | itinerari valsusa

    IN AUTO SUR LA ROUTE NAPOLÉONIENNE DE MONCENISIO Le Colle del Moncenisio (en français Col du Mont Cenis) est un col des Alpes Cottiennes qui relie Suse et Turin au département français d'Alta Moriana (Haute Maurienne) en Savoie. Pendant l'hiver, la neige n'est pas déneigée du col qui est un parc naturel. Vers la fin mai la neige fond et le col devient praticable. Dans les temps anciens, au centre du col se trouvait un lac naturel beaucoup plus petit que l'actuel. Un premier barrage a été construit en 1921 et en 1968 le grand bassin que l'on peut voir maintenant a été construit. Le bâtiment où résidaient les initiés, dans le quartier de la Gran Croix, a été transformé en hôtel restaurant sous le nom d'Hôtel Malamot. Le lac alimente la centrale hydroélectrique Enel à Venaus dans le Val di Susa et celle française d'Edf (Électricité de France) à Villarodin. Signe du Colle del Moncenisio Ce territoire savoyard était disputé entre l'abbaye de Novalesa et le diocèse de Turin et Suse. D'un point de vue géographique, il est situé sur le territoire italien. En effet, les eaux du lac artificiel de Moncenisio se jettent dans la rivière Cenischia qui descend dans le Val di Susa et est un affluent gauche de la Doria Riparia qui se jette dans le Pô Rhône. Mais en 1947, en raison des dommages de guerre causés par l'Italie qu'elle avait perdue, la France obtint dans le traité de Paris que l'ensemble du plateau où se situe aujourd'hui le lac soit annexé à la région Auvergne-Rhône-Alpes. Sur la colline, vous pouvez voir les vestiges de l'ancienne frontière et de l'actuel bureau de douane. Douanes françaises La douane est fermée depuis longtemps. Jusqu'à récemment, les gens allaient et venaient de France sans être arrêtés. Il est désormais occupé par la gendarmerie française qui arrête les migrants alors qu'ils tentent d'entrer en France depuis le point de passage. Abbaye bénédictine des Saints Pierre et André de Novalesa Le Colle a également été revendiqué par le village de Ferrera Cenisio pour le contrôle du col et l'exploitation des bois et des pâturages. Au pied de la colline, en territoire italien, se dresse l'abbaye de Novalesa, fondée au VIIIe siècle. Il est situé dans la municipalité de Novalesa sur l'ancienne via regia qui était utilisée par les pèlerins pour franchir le col. À certains endroits, elle coïncide avec la Via Francigena, c'est-à-dire la "route des Francs", les pèlerins qui du nord de l'Europe se rendaient en pèlerinage à Rome. Certains continuèrent jusqu'à Brindisi, où ils s'embarquèrent pour la Terre Sainte. Venaus Lanslebourg Forts de l'Esselion NOVALESA - Un itinéraire incontournable. Aujourd'hui encore, la ville est construite en face de laAbbaye de Novalesa , qui dans son splendide isolement au milieu des prairies du côté ouest du Val Cenischia , pendant treize siècles, il a été la pierre angulaire de la vie de la ville. Un village de rue Avec son architecture typiquement alpine, Novalesa est un village de rue construit autour de la Via Maestra, partie de l'ancienne route de France qui depuis le Moyen Âge (avec la fondation deAbbaye de Novalesa par i Francs en 726) au 19ème siècle a conduit au Col du Moncenisio Le passage de la route internationale a fait de la ville de Novalesa et de ses auberges une étape incontournable au pied du col, décrétant sa fortune économique et laissant sur place de précieuses œuvres d'art alpines. Pied de la montagne Entre les XIIe et XIIIe siècles, sur la très fréquentée Via Francigena, au pied du col alpin du Moncenisio un bâtiment ecclésiastique qui existait avant l'église paroissiale et maintenant désacralisé était déjà appelé S. Maria ad Pedem Montis Cenisii, ou S. Maria de Pedemontio. Il y a plusieurs endroits intéressants dans cette ville de la vallée de Cenischia. Abbaye de Novalesa Parmi les prés devant la ville se dresse leAbbaye de Novalesa , datant de 726 après JC et entouré d'anciennes chapelles placées parmi les prairies. Fondée par les Francs au pied de Col du Moncenisio desservant la Via Francigena, a été récemment restaurée et abrite, en plus de la précieuse chapelle ornée de fresques de S. Eldrado (XIe siècle, avec un double cycle sur Eldrado et su_cc781905-5cde-3194-bb3b - 136bad5cf58d_Saint Nicolas de Bari , l'un des premiers exemples d'Europe occidentale), de renommée internationale, un musée archéologique et un musée de restauration de livres. La sépulture d'un homme accompagné d'un coquillage a été retrouvée à l'Abbaye, probablement un pèlerin de retour da Saint Jacques de Compostelle [6] . Antoine de Lonhy (atelier), polyptyque de la Nativité, vers 1500 (Novalesa, église de S. Stefano) Église paroissiale de Santo Stefano L'église paroissiale de Santo Stefano dans le centre-ville avec le musée diocésain d'art sacré accueille des œuvres du VIIIe au XVIIIe siècle, provenant en partie de la suppression de l'abbaye de Novalesa. Musée Ethnographique Le petit musée ethnographique local est situé le long de la Via Maestra autrefois parcourue par les pèlerins de la Via Francigena et par les marchands. A l'intérieur, il conserve des objets et des environnements typiques de la civilisation rurale qui a caractérisé le village jusqu'à l'ensemble du XXe siècle. Novalesa, gravure rupestre Gravures rupestres Témoignage de la fréquentation ancienne du lieu et de ses alpages, de nombreuses gravures rupestres sont présentes sur place. Auberge médiévale Maison des fresques La Maison des fresques récemment récupérée par la commune qui l'a acquise au titre du patrimoine communal, est une ancienne auberge médiévale au double environnement intérieur bien conservé. Un seul autre cas est connu dans les Alpes d'un environnement préservé de ce type, in Val Pusteria , en plus d'un citoyen a Moncalieri [ Probablement à identifier avec la Locanda della Croce Bianca mentionnée dans des documents à partir du XIVe siècle, elle présente des fresques sur la façade avec les armoiries des régions européennes d'origine et de destination des mécènes de l'auberge[8] , point d'étape du Via Francigena , variante de Moncenisio e qui exploitait la localisation du pays à la base du Col du Moncenisio . À l'intérieur, la maison présente des décorations de fresques géométriques avec des écritures laissées par les mécènes au fil du temps. Lors de la restauration, l'écriture d'un pèlerin d'origine polonaise a été retrouvée. Lanslebourg LANSLEBOURG - FRANCE FORT DANS L'ESSELION Une fois arrivé, vous pouvez descendre la vallée par la gauche et arriver aux Forts de l'Esselion. La Barrière de l'Esseillon ou Forts de l'Esseillon est une série de cinq remparts construit au 19ème siècle sur un éperon rocheux qui barre la haute vallée duArc , sur la commune de Aussois (Vallée de la Maurienne , à six kilomètres en amont de Modane ), pour protéger le Piémont d'une éventuelle invasion française. Il comprend quatre forts et un fort, qui portent les noms des membres de la famille de Savoie. Forte Maria Cristina : c'était l'un des deux points aux extrémités nord du camp retranché. Elle tenait sous le feu le plateau d'Aussois et la vallée de la Maurienne jusqu'à Modane. Aujourd'hui, il a été entièrement restauré et abrite une auberge et un hôtel Forte Carlo Alberto : c'était l'autre bastion du camp retranché au nord, tenant le plateau d'Aussois est également sous le feu. Sa construction n'a jamais été achevée. Forte Carlo Felice : situé dans la protection rapprochée du Fort Vittorio Emanuele et de la colline de l'Esseillon ce fut le seul fort partiellement démantelé par les Français suite aux clauses du traité de Turin. Il est aujourd'hui en ruine. Forte Vittorio Emanuele : c'était l'ouvrage le plus important de tout le complexe, il pouvait accueillir une garnison de 1500 hommes et était le siège du commandement de la place, de l'hôpital et de l'église. étendu sur plusieurs niveaux, avec une différence de hauteur de plus de 150 mètres, il tenait sous le feu la route du Mont Cenis ainsi que la basse vallée. Ils sont en cours travaux de restauration et est ouvert au public. Maria-Teresa réduite : le seul ouvrage placé sur la rive gauche de l'Arc avait pour mission de défense rapprochée du pont sur le ruisseau du Nant. Aujourd'hui, il a été entièrement rénové et abrite un bar et un musée. La technique de construction est la même que celle des forts piémontais d'Exilles, Bard, Vinadio. Un pont-levis permet le passage au-dessus des douves de trente mètres de large à cet endroit. Toutes les canonnières sont équipées de voûtes croisées soutenues par de puissantes colonnes. La dimension du travail autorisé la présence d'un grand nombre de soldats, il y avait aussi deux fours, d'une capacité de 250 rations de pain chacun ; le palais du gouverneur, qui est la caserne la plus longue ; caserne pour soldats e une prison; en 1859 le fort comptait 88 canonnières dont 35 en casemates; maintenant il y en a 41, évidemment de nouvelles canonnières ont été ouvertes après le rattachement à la France. Le fort se visite, certaines parties ont été restaurées, d'autres sont fermées et peu sûres. Site de référence : https://www.savoie-mont-blanc.com/offre/fiche/les-forts-de-l-esseillon/336706 VAL D'ISERE Arrivé au Fort pour rentrer en Italie, vous pouvez continuer vers Modane et faire le Tunnel du Fréjus, ou reprendre l'itinéraire jusqu'à Lanslebourg pour continuer vers le Mont Cenis puis Suse. Cet itinéraire peut se faire en une journée et convient également aux voitures. En prenant plus de temps depuis Lanslebourg vous pourrez vous rendre à Val d' Isère, gare bien connue ski d'hiver, il faut descendre vers Modane d'ici, Saint Jean de Maurienne prendre l'autoroute jusqu'à Albertville, d'ici c'est 90 km pour arriver, puis direction Bourg saint Maurice et Val d'Isère, comptez sur une carte ou un navigateur pour l'itinéraire mais, ça vaut le coup. Si vous partez tôt le matin il est possible de le faire dans la journée mais sans trop de pauses et, pour l'écourter la route de Bardonecchia vous entrez dans le tunnel du Fréjus. Cela fera beaucoup d'autoroute. J'ai voulu inclure cet itinéraire sur le territoire français car je pense qu'il est très beau et varié. Val d'Isère en France, est une commune appartenant à la région Rhône-Alpes et au département de la Savoie, destination bien connue des skieurs passionnés et siège de compétitions de ski. Elle compte plus de mille six cents habitants et couvre une superficie d'environ quatre-vingt-quatorze kilomètres carrés. Les pistes de ski de Val-d'Isère sont exaltantes et le charme du pays est si fort qu'il ne peut manquer de susciter l'émerveillement. La région suscite l'intérêt pour son élégance, pour sa richesse, pour la garantie de tranquillité et de bien-être ; le matin, vous atteignez les remontées mécaniques pour skier et le soir, vous revenez à la chaleur de votre maison ou de votre logement, ravissant le palais avec des saveurs locales. Le centre est visité surtout en hiver mais en été les possibilités de ski ne manquent pas pour atteindre le Grand Pissaillas à près de trois mille mètres d'altitude. Val-d'Isère s'anime donc tout au long de l'année et garantit des vacances inoubliables non seulement à ceux qui pratiquent les sports d'hiver mais aussi à ceux qui veulent passer des moments de détente à respirer l'air de la montagne. L'histoire de Val-d'Isère est liée aux événements qui ont marqué la Savoie, vivant avec elle des événements parfois complexes et singuliers ; les origines du territoire sont cependant à rechercher dans un passé lointain, celui où le territoire abritait un petit peuple celtique. Val-d'Isère doit une grande partie de son succès aux compétitions de ski qui se déroulent chaque année sur ses sommets. La présence d'installations modernes et performantes accroît sa notoriété faisant de ce domaine l'un des lieux les plus prisés des Alpes françaises. NOVALESA Suse - Lac Moncenisio - Lanslebourg - Val d'Isère. _cc781905-5cde-3194-bb589094-136bad5cde-3194-bb589094-136bad5ccc3 -bb3b-136bad5cf58d_Starting from Susa go up vers le Mont Cenis, dont le sommet abrite le célèbre lac Vecchio tunnel ferroviario del Frejus Tra l'alta Valle di Susa e la Moriana, tra Italia e Francia, corrono le Alpi Cozie che hanno i loro più famosi picchi nell'inconfondibile Monviso, con i suoi 3.841 metri, e nell'Aiguille de Chambeyron, a 3.409 metri. Ma non tutti i massicci delle Alpi Cozie sono così conosciuti e battuti, anzi, alcuni attirano un numero decisamente minore di alpinisti e di escursionisti. Tra questi c'è per esempio il Frejus, 2.936 metri d'altezza, la cui cima è raggiungibile dal versante italiano percorrendo dapprima una mulattiera e poi un versante detritico. All'inizio di questa mulattiera, a circa 1.750 metri, sorgono delle particolari costruzioni grigie, in cemento armato riportanti la scritta: sono i “Camini del Frejus”, ossia gli sfiati del tratto italiano del traforo stradale del Frejus che attraversa il massiccio da parte a parte, collegando la città di Modane, in Francia, con Bardonecchia, in Italia. Come è noto, però, la lunga galleria stradale non è l'unica opera di ingegneria costruita al di sotto di questo massiccio: più di un secolo prima, infatti, era stato scavato il traforo ferroviario del Frejus, all'epoca il più lungo tunnel del mondo. Il traforo ferroviario del Frejus: la storia Il primo traforo del Frejus, quello ferroviario, fu ideato da un imprenditore di Bardonecchia, Giuseppe Francesco Medail che presentò un progetto al re Carlo Alberto già nel 1840. Quel suo disegno venne trascurato, essendo forse fin troppo ambizioso per i tempi. L'idea venne però passata all'ingegnere belga Henri Maus. Anche lui, come del resto Medai, morì prima di vedere realizzato il progetto che passò nelle mani dell'ingegnere, nonché Ministro delle Finanze, Quintino Sella il quale dovette trovare una soluzione per l'areazione del tunnel. La lunghezza del Traforo del Frejus è pari a 13,636 chilometri e mai nessuno prima di allora aveva pensato di costruire una galleria talmente estesa. Il progetto definitivo fu quindi rifinito da Geramain Sommeiler, da Sebastiano Grandis e da Severino Grattoni. La prima pietra fu posata nel 1857 da re Vittorio Emanuele II, dopo che lo stesso Cavour perorò la causa del traforo del Frejus. Il finanziamento iniziale concesso dalla casa regnante fu di 42 milioni. A mettere a rischio l'opera fu, però, il corso della storia: nel 1860 il Regno di Sardegna, per compensare la Francia dell'aiuto dato durante la riunificazione, decise di concedere la Savoia agli alleati. Il tunnel, dunque, non era più da ambo le parti su territorio italiano, e fu necessario definire un accordo nuovo con i francesi. Questi misero sul piatto 19 milioni che sarebbero stati corrisposti solo ad opera completata entro un arco temporale di 25 anni. I francesi promisero anche un premio che sarebbe aumentato di pari passo al diminuire dei tempi di costruzione del tunnel.Motivati dalla prospettiva del premio, gli italiani decisero di fare del loro meglio per accelerare i tempi, tanto che, quando il tunnel venne inaugurato nel 1871, i francesi dovettero pagare 26 milioni, coprendo il definitivo costo del traforo del Frejus che fu pari a 70 milioni. La costruzione del tunnel non procedette senza problemi: i lavori furono accelerati senza ombra di dubbio dalla perforatrice automatica pneumatica messa a punto dai tre ingegneri che firmarono il progetto finale, ma non mancarono i contrattempi e, ovviamente, gli incidenti. Dei 4.000 operai impiegati 48 morirono durante i lavori (anche se va detto che 18 caduti sono da ricollegare all’epidemia di colera del 1964). Lo scavo del traforo fu seguito passo dopo passo e con vivo interesse dalla stampa mondiale. Con quel tunnel ferroviario si sanciva un nuovo passaggio per il treno Londra-Brindisi che in quegli stessi anni transitava faticosamente sulla Ferrovia del Moncenisio, realizzata poco prima proprio dagli inglesi e caduta poco dopo in disuso. Il tunnel del Frejus restò il più lungo al mondo fino al 1882, anno in cui venne sorpassato dalla Galleria ferroviaria del San Gottardo (15 chilometri) la cui costruzione partì nel 1972. Quello ferroviario fu però solo il primo dei tunnel del Frejus: qualche decennio fa questa opera è stata affiancata da una seconda galleria. Il traforo stradale del Frejus Dal 1980, a fianco del Traforo ferroviario del Frejus, scorre anche un traforo stradale. Anch'esso collega Bardonecchia a Modane: a partire dalla sua inaugurazione, ha portato alla chiusura del servizio di trasporto automobili nella galleria ferroviaria ottocentesca. I lavori per la sua costruzione sono iniziati nel 1974, e quindi poco più di un secolo dopo rispetto all'apertura del parallelo tunnel ferroviario. La lunghezza del traforo stradale del Frejus è 12,895 chilometri. Il traforo stradale è gestito da due società distinte: da parte francese la gestione è in mano alla SFTRF, mentre in Italia il traforo del Frejus è di competenza della SITAF. Tra i principali collegamenti tra Italia e Francia, durante i suoi primi vent'anni di vita il tunnel del Frejus ha visto il passaggio di oltre 20 milioni di veicoli. TUNNEL AUTOSTRADALE FREJUS Il traforo stradale del Frejus è una galleria a pedaggio che collega la Francia con l'Italia . Posto sotto il monte Fréjus fra le località di Modane in Francia e Bardonecchia in Italia, corre parallelo al traforo ferroviario del Frejus e costituisce uno dei principali collegamenti transalpini fra Francia e Italia con la parte italiana, nella rete autostradale italiana , classificata come "traforo T4". L' alternativa al colle del Moncenisio che ricordo sale da Susa per raggiungere Modane e da qui proseguire o verso la val d'Isere oppure continuare sull' autostrada che porta a Chambery etc. T4 Traforo del Frejus – Sitaf S.p.A.

bottom of page